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Porto Torres 24notiziesassariPoliticaSocietà › «Un’Europa dei popoli, aiutateci a costruirla»
Red 22 luglio 2019
Questo l’appello del catalano Josep Vall durante la conferenza internazionale organizzata a Sassari dall’Istituto Bellieni con la Coppieters foundation di Bruxelles, che ha dato seguito ad una serie di interventi di accademici ed esperti di varie nazionalità sul tema dei diritti e la sovranità nell’Unione europea
«Un’Europa dei popoli, aiutateci a costruirla»


SASSARI. «I catalani, i sardi e tutte le altre nazioni senza Stato devono sostenerci, perché le nostre richieste nazionali vanno al di là dei nostri confini, per condividere con tutti il sogno di un'Europa unita in un mondo in pace». Con queste parole, che suonano come un appello, il catalano Josep Vall, vicepresidente della Coppieters Foundation di Bruxelles e direttore esecutivo della Fundació Josep Irla di Barcellona, ha dato il via sabato alla conferenza internazionale “Diritti e sovranità nell’Europa contemporanea” che, al Villino Ricci di Sassari, ha coinvolto numerosi esperti per confrontarsi sul tema. «I catalani combattono per i loro diritti nazionali – ha affermato Irla – ma anche per un'Europa dei popoli liberi dove scozzesi, corsi, baschi, gallesi, catalani o sardi siano in grado di far sentire la propria voce. Ed è per questo che vogliamo un'altra Europa, un’altra Unione Europea, in cui il Parlamento sia in realtà la sede della sovranità popolare della cittadinanza europea. Coesistendo, ma superando anche le sovranità nazionali». La Coppieters foundation, che con l’Istituto Camillo Bellieni di Sassari ha collaborato all’organizzazione dell’evento, è una fondazione politica legata all'Alleanza libera europea, l'organizzazione internazionale che riunisce partiti di nazioni senza Stato, regioni e minoranze nazionali e linguistiche nel Vecchio continente.

Nel corso dell’incontro, introdotto dalla presidente IsBe Maria Doloretta Lai e moderato da Gianni Garrucciu, un altro importante intervento è stato quello dello svizzero Nicolas Levrat. Il docente dell’Università di Ginevra ha illustrato un paradosso tutto europeo, per il quale popoli come gli sloveni, i croati o i cechi, che in precedenza sottostavano ad una forma di regime, siano stati poi accettati come Stati europei e membri dell’Unione, mentre a catalani, scozzesi e sardi non è riconosciuto questo diritto. «L’articolo 1 del Trattato sull’Ue – ha spiegato l’accademico – parla di “un’unione sempre più stretta tra i popoli”, concetto riconfermato dalla Corte di giustizia europea proprio in occasione della Brexit nel 2018. Stando ai trattati, popoli come i catalani e gli scozzesi dovrebbero uscire dagli Stati per poter partecipare alla codeterminazione che sta alla base dell’Unione». Sorprendentemente, precursori nell’individuare alcune criticità dell’attuale conformazione Ue furono proprio due grandi sardisti come Bellieni e Simon Mossa. Nell’intervento del ricercatore Antonello Nasone, il sardismo fin dalle origini presenta alcune indicazioni di carattere teorico e pratico per un futuro assetto dell’Unione, declinato non come insieme di Stati, bensì come una sorta di aggregazione tra comunità etniche. Ed in questo senso, andrebbe tracciata la strada, anche linguistica, da seguire. Come ha sottolineato il direttore scientifico IsBe Michele Pinna, «è la direzione certo non facile di un’Europa dei popoli, di un nuovo dialogo nell’orizzonte dei diritti, delle tutele e delle pari opportunità di riconoscimento. La strada verso l’apertura a una nuova stagione di rinegoziazione dove tutte le lingue, le culture, le diversità possano avere  la stessa dignità proprio come indica la Carta europea delle lingue e delle culture minoritarie e regionali del '92».

Sul piano linguistico, il docente di Storia contemporanea Didier Rey, dell’Università della Corsica, ha portato l’esperienza delle tre lingue parlate nella sua isola dal 1850 in poi: l’italiano, il francese ed il corso. La prima è sparita per volontà politica francese ed ora si assiste alla lotta di resistenza del corso, che da un lato è presente nei media come radio e tv, dall’altro è sempre meno utilizzata nel parlato quotidiano. Ma non c’è politica che possa esimersi dalla preoccupazione della giustizia penale, aspetto trattato ampiamente in conclusione dall’avvocato Attilio Pinna: «Una società seria che voglia affrontare il problema del crimine – ha spiegato il legale – deve fare un serio investimento sociale, pensando a quanto siano incisivi e decisivi il welfare, l’istruzione, l’alimentazione e l’occupazione, gli strumenti dell’educazione e della prevenzione rispetto alla repressione e dell’inasprimento di pene». La conferenza ha goduto del sostegno della Fondazione di Sardegna e della Regione autonoma della Sardegna ed è stata finanziata dal Parlamento europeo, che ha concesso autonomia riguardo al contenuto ed alle opinioni dei relatori.

Nella foto: un momento della conferenza
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