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Red 31 agosto 2019
Crescono le imprese che operano nel digitale e vendono prodotti e servizi on line: nell´Isola sono 2.822. Aumenta anche il numero dei sardi che acquistano attraverso siti e piattaforme. «L´innovazione danneggia chi non la fa. Necessario farla con l’anima, la passione e la creatività dell’uomo», dichiara il presidente di Confartigianato imprese Sardegna Antonio Matzutzi
Cresce il commercio on-line in Sardegna


CAGLIARI - Le aziende sarde sono sempre più digitali. Gli imprenditori isolani che si sono lanciati nella web economy sono 2.822, di cui 442 artigiani. Il settore, che nell’Isola nell’ultimo triennio è aumentato del 3,5percento, soddisfa la domanda di servizi internet, portali web, software e commercio elettronico. Quindi, anche nel'Isola, un mercato in continua espansione e dalle grandi potenzialità per i piccoli imprenditori. Sono questi i numeri che emergono all’analisi dell’Ufficio studi di Confartigianato Sardegna che, attraverso i dati di UnionCamere-Infocamere tra il 2015 ed il 2108, ha analizzato il “Trend 2018 delle imprese digitali totali e artigiane”. «La rivoluzione digitale – afferma il presidente di Confartigianato imprese Sardegna Antonio Matzutzi – interessa orizzontalmente tutte le imprese. Nessun settore, nessuna attività dell’artigianato e della piccola impresa ne è escluso. Abbiamo la straordinaria opportunità di coniugare con le tecnologie digitali, la tradizione, il saper fare, la creatività, il gusto, il fatto su misura, vale a dire le caratteristiche che da sempre fanno grandi nel mondo i prodotti delle imprese italiane a valore artigiano. Il mix che ne esce rappresenta il modello italiano di impresa 4.0, unico nel mondo. E non dimentichiamo mai che i mercati cercano la distintività, l’unicità, non l’omologazione».

Interessante anche la crescita a livello provinciale tra il 2015 ed il 2018; la prima è Oristano, con un +8,4percento, seguita da Cagliari (+3,5percento), Sassari (+3,4) e Nuoro (+1,2). In ogni caso, la Sardegna, con il suo +3,5percento, è molto al di sotto della crescita nazionale, che sul 2015 ha registrato un +9,1percento, la cui classifica regionale è capeggiata dalla Campania (con un +15,3percento), da Puglia e Molise (entrambe al +11,8percento). In coda, la Valle d’Aosta con un -6percento. La crescita delle imprese digitali, purtroppo, si scontra con la bassa digitalizzazione del resto del tessuto produttivo. Più di due terzi delle aziende sarde ha un livello insufficiente di conoscenza informatica. Al contrario, solo l’8percento applica una buona o ottima digitalizzazione dei processi produttivi e ricorre a tecnologie 4.0 nella gestione delle proprie attività. Secondo una recente analisi, il 64percento delle imprese sarde ha un mediocre livello di informatizzazione (dichiarandosi, per questo, “esordiente digitale” o “apprendista”), il 28percento ha intrapreso un primo cammino tecnologico (qualificandosi “specialista digitale”), mentre solo 8percento ha già attuato un importante processo verso la piena digitalizzazione.

Nel contesto di crescita delle imprese legate al web, aumenta sia il numero delle imprese regionali che offrono servizi e beni sul web, sia degli utenti sardi che si sono affidati ad internet per effettuare acquisti on-line come abbigliamento, articoli per la casa, viaggi e trasporti, prodotti informatici e tecnologici, libri, giornali, film e musica, alimentari e servizi di telecomunicazione. Nel 2018, le prime hanno toccato il 9percento (in aumento di 2punti rispetto all’anno precedente). I secondi, sono arrivati al 69percento (in crescita di 15,3punti percentuale rispetto al 2017). A livello nazionale, sempre nell’anno appena passato, sono stati 19milioni 257mila gli italiani che si sono affidati ad internet per effettuare acquisti on-line, con un aumento del 10,9percento rispetto all’anno precedente. Sempre a livello nazionale, il valore delle vendite tramite e-commerce è salito del 12,1percento, a fronte di una stazionarietà (+0,2percento) del totale delle vendite al dettaglio. Il 72,6percento delle piccole imprese sarde attive sull’e-commerce vende direttamente dal proprio sito web ed il 67,5percento vende attraverso “marketplace” (app e siti web di intermediari), quota superiore al 45,4percento delle imprese tra cinquanta e novantanove addetti, al 52,1percento delle imprese tra 100 e 249 addetti ed al 40percento delle imprese con oltre 250 addetti. Infine, va sottolineato che la quota di vendite tramite marketplace di terzi sale di 10,7punti nell’ultimo anno.

A livello nazionale, Confartigianato, ad alcune migliaia di imprese piccole imprese ad alta vocazione artigianale, ha somministrato un questionario per capire la loro attività sul web. I risultati parlano di tre diversi profili: il 12percento delle imprese è attivo su siti web e/o social network e sul canale e-commerce, a fronte di un 72percento attivo su siti web e/o social network, senza esercitare vendite on-line; il restante 16percento non pratica alcuna attività sulla rete. Dall’analisi, è emerso come, in relazione alla dinamica del fatturato, il 55,3percento delle imprese che vendono anche via web, mostrano un aumento del fatturato, quota di 6,1punti superiore alla media. Le imprese attive sul canale e-commerce presentano una più elevata intensità di relazione con altre imprese, pari al 66,7percento dei casi e superiore di 12,1punti rispetto alla media. È esposto sui mercati esteri il 46,8% delle imprese attive nella vendita on-line, quota che supera la media per 20,3punti. L’attività innovativa, di prodotto e/o di processo e/o di marketing, viene svolta dall’83percento delle imprese che sfruttano su tutti i fronti (sito, social e vendite on-line) le opportunità della rete, quota più alta di 8punti rispetto la media. L’80,9percento delle imprese che vendono sul web hanno programmato nel biennio 2018-2019 di effettuare almeno un investimento digitale, quota di 25,4punti più alta della media. Una impresa su due (48,9percento) attive sull’e-commerce ha introdotto in azienda una o più tecnologie digitali (si tratta di manifattura 3d, internet delle cose, social manufacturing e/o cloud computing, realtà aumentata, realtà virtuale, robotica e nanotecnologie) quota di 7,7punti superiore alla media. Il segmento delle imprese potenzialmente adatte all’e-commerce è pari al 21,3percento delle imprese con sito web e/o social network, a cui si somma il 9,1percento di imprese oggi non attive sulla rete, che presentano caratteristiche evolutive adatte alla vendita on-line. Si può concludere che ogni dieci imprese attive nelle vendite via web, ce ne sono tredici con sito web e/o sui social network che presentano caratteristiche evolutive che potenzialmente le abilitano all’apertura del canale dell’e-commerce.

Tutto questo, conferma la Sardegna terra fertile per lo sviluppo delle attività connesse al web ed allo sviluppo della manifattura digitale, anche se il settore si scontra con i problemi infrastrutturali comuni a tutto il Paese. Secondo Confartigianato, le imprese italiane connesse alla banda ultra larga sfiorano il 27percento, mentre nell’Unione europea supera il 40percento. Un gap che si riflette sull’attività commerciale delle aziende. Per correre nell’economia digitale, servono competenze specifiche. Secondo recenti dati, questa sfida è stata raccolta dal 14percento delle piccole imprese regionali, che nel 2018 hanno realizzato corsi di formazione Ict per i propri collaboratori. Ma quasi un terzo dei piccoli imprenditori continua a denunciare difficoltà di reperimento di manodopera specializzata in tecnologie 4.0 e con capacità matematiche ed informatiche. Secondo l’associazione artigiana, a livello nazionale, le piccole imprese italiane hanno varcato le frontiere dell’innovazione anche per quanto riguarda la robotica. Sono circa 9.500 i piccoli imprenditori che utilizzano i robot nelle fasi di produzione. «Quello della digitalizzazione delle imprese è un percorso ancora lento soprattutto per le realtà che negli anni hanno costruito solide reti commerciali “tradizionali” – rimarca Matzutzi – la trasformazione va gestita soprattutto durante il passaggio generazionale. Rimandare questo “salto” può significare restare fuori da opportunità di crescita. L'innovazione danneggia chi non la fa, ma è necessario farla con l’anima, la passione e la creatività dell’uomo, perché non c’è intelligenza artificiale o algoritmo che possa copiare il sapere artigiano oppure imitare o sostituire le cose belle e ben fatte che nascono nelle nostre imprese».
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