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Cor 4 dicembre 2006
Dalle "Leggi vergogna" alla "Commissione Mitrokyn"


Mi sia consentita una replica al consigliere Ballarini il quale, nell’affastellare critiche al centro-sinistra ed elogi al centro destra, si è lanciato in una perorazione, a mio parere, un po’ troppo azzardata delle “riforme strutturali vere” che, suo dire, avrebbe realizzato il Governo Berlusconi nella passata legislatura senza però citarne nemmeno una. Forse per mancanza di spazio o, forse, perché “politicamente” è meglio così, dire e non dire, confidando nella scarsa memoria o attenzione di chi legge. Allora proveremo a ricordarle noi che di memoria ne abbiamo il tanto che basta: per “riforme strutturali vere” si riferiva, forse, alle famose “leggi vergogna”: depenalizzazione del falso in bilancio (mentre in America, per lo stesso reato, si prevedevano pene fino a trentanni di carcere); ex Cirielli, sulla riduzione dei termini di prescrizione, guarda caso proprio per quei reati che interessano i colletti bianchi; Legge Cirami, sul legittimo sospetto; Riforma Castelli della Magistratura, per imbavagliare i giudici scomodi e soprattutto per salvare il proprio leader dai processi; Riforma Gasparri per il riordino del sistema radiotelevisivo che legalizzava di fatto il monopolio di Berlusconi e un mercato pubblicitario e delle frequenze bloccato, al 90%, su Rai e Mediaste a danno di altri possibili concorrenti; o forse intendeva parlare della legge Bossi-Fini sui flussi migratori, talmente ideologica e razzista da costringere gli imprenditori che hanno bisogno di manodopera extracomunitaria a rischiare il reato di favoreggiamento alla clandestinità pur di avere il personale necessario a mandare avanti le proprie attività; oppure si riferiva alla legge Moratti, talmente insulsa e avversata da tutto il mondo scolastico che a difenderla oggi non è rimasto nemmeno chi l’ha varata. Forse, il Consigliere Ballerini, si riferiva alle grandi misure prese per il rilancio economico del Paese. Quali? Nessuna purtroppo: niente liberalizzazioni (e come avrebbe potuto se proprio Berlusconi è un monopolista titolare di concessioni pubbliche?), niente sostegno al sistema delle imprese, nessuna parvenza di una politica industriale degna di questo nome. Solo condoni, sanatorie, inviti ad evadere le tasse e il Ponte di Messina. Ma allora il “core business” del Polo è stato forse il rigore nella finanza pubblica? Su questo punto, da più parti, sono stati avanzati seri “dubbi” perché nei cinque anni di governo Berlusconi è aumentato tutto ciò che riguardava la contabilità nazionale, tranne il PIL, cioè la crescita economica: dal debito pubblico, al deficit corrente, dalla bilancia commerciale sino all’inflazione reale che ha falcidiato, come una mannaia, il reddito di milioni di famiglie dopo l’ingresso nell’euro, nei confronti del quale, in omaggio alla filosofia liberista del Governo “degli affari propri”, si è ben guardato di predisporre controlli accurati per prevenire e reprimere abusi nella distribuzione delle merci e nella vendita al dettaglio. Con buona pace, ovviamente, dei “tagli” veri alla spesa pubblica che Berlusconi aveva in un primo momento annunciato ma che, successivamente, deve aver considerato troppo impopolari per lui e, quindi, abbandonato. Forse, allora, è stata la politica fiscale, che avrebbe dovuto abbassare l’odiata tassazione (che alla destra piace tanto chiamare ”le mani in tasca agli italiani”) a livelli americani, ad impreziosire il quinquennio della Casa delle Libertà? Niente di tutto questo: la pressione fiscale è aumentata, sebbene di poco, mentre il secondo modulo della riforma Tremonti si apprestava, se non avesse vinto l’Unione, a fare un regalo di 6 miliardi di euro ai possessori di redditi superiori ai 100 mila euro annui. Tutto questo in un contesto nel quale una precarietà dilagante, favorita dalla Legge 30, gettava nell’insicurezza del lavoro un giovane su due e la Riforma Maroni, il cosiddetto scalone, innalzava di punto in bianco e in modo brutale, di tre anni, l’età pensionabile, a partire dal 1 gennaio 2008. Per finire si potrebbe parlare della cosiddetta devolution, ovvero di quella secessione mascherata che, fortunatamente, gli italiani veri hanno pensato bene di rispedire, con il Referendum, al mittente padano. Sorvoliamo solo il capitolo Commissioni Parlamentari, dalla Telekom Serbia alla Commissione Mitrokyn, costituite con il solo scopo di delegittimare i propri avversari politici; quello di una indecente legge elettorale e quello della missione in Iraq, inconcludente quanto sanguinosa, che rimarrà nella storia come un monumento alla stoltezza in politica estera. Ora che abbiamo rinfrescato la memoria delle cose fatte da Berlusconi, avremo voluto ricordare anche alcune “riforme strutturali vere” fatte dal centro-destra regionale nella passata legislatura, quella delle tre punte Floris-Pili-Masala. Il punto è che non ce ne viene proprio nemmeno una. Niente. Del resto hanno già pensato i sardi a chiudere, nel 2004, una esperienza politica che possiamo definire insignificante solo per rispetto istituzionale. Scelta che i sardi, sicuramente, ripeteranno, anche nel 2009 al termine di una legislatura, quella attuale, che per numero di riforme e per la loro qualità si annuncia fra le più importanti della nostra storia autonomistica.

Ennio Asuni
Segretario Democratici di Sinistra di Alghero
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