ALGHERO - Elias Vacca, deputato algherese del Pdci si esprime con una nota stampa sulla questione della modifica della legge elettorale. Secondo Vacca, le modifiche dovranno consentire la rappresentatività anche all’area della sinistra radicale, per dare voce a tutti gli elettori della sinistra che non si identifica nel progetto del Partito Democratico.
«L’attuale legge elettorale è pessima e, soprattutto, contribuisce non poco alla scarsa propensione al rinnovamento dei gruppi dirigenti dei partiti politici. Se è vero allora che la legge elettorale è pessima è evidente che essa vada cambiata. In quale senso è tutto da discutere».
«È anzitutto vero che il luogo nel quale le leggi, compresa quella elettorale, si discutono e si approvano è il Parlamento. È pur vero che nell’attuale Parlamento siedono, compreso chi scrive, deputati e senatori nominati più che eletti. In questa situazione si hanno controindicazioni ad una seria modifica della legge, giacchè coloro che dovrebbero approvarla si troverebbero in una situazione quasi di “conflitto d’interesse”. Se restituire potere di delega agli elettori significa anzitutto reintrodurre il voto di preferenza sono dunque senz’altro d’accordo. Anche sul divieto e sulla limitazione delle cosiddette “candidature multiple” sono d’accordo. Sul resto, come su altre considerazioni svolte dai sostenitori del referendum mi permetto di dissentire e propongo una lettura alternativa della attuale situazione politico-istituzionale».
«Un ritorno al sistema maggioritario (o misto con prevalenza di maggioritario) non è auspicabile né è conforme agli attuali equilibri costituzionali, né a mio giudizio vale a restituire voglia di partecipazione e possibilità di concorrere alle scelte da parte della base elettorale. Se non vogliamo prenderci in giro converremo che le candidature nel maggioritario venivano comunque decise a tavolino e secondo un sistema di ripartizione territoriale fondato sui rapporti di forza, che spesso prescindevano dal radicamento dei candidati sul territorio. Una chiara spinta bipolare è comunque necessaria e su questo punto dissento dalla opinione di chi sostiene che i piccoli partiti non avrebbero l’influenza che hanno con una legge elettorale maggioritaria o con sbarramento al 5%. Basterebbe (o sarebbe bastato) che un elettore ogni 200 dei soli piccoli partiti non si fosse recato a votare per perdere le elezioni, e tutti comprendiamo quale sarebbe stato ed ancora oggi sarebbe il peso di una sconfitta di tal genere».
«Pertanto credo che i cultori del grande contenitore che dovrebbe mettere insieme la tradizione social-comunista (ammesso che i DS attuali abbiano con essa ancora qualcosa a che vedere) e quella democristiana dovrebbero motivarsi ad una più seria riflessione: il soffocamento attraverso la legge elettorale di quelli che con chiara accentuazione negativa vengono definiti “partitini” gioverebbe, oggi, alla complessiva causa della coalizione di centro sinistra? Pensano forse i sostenitori dello sbarramento al 5% che il partito democratico possa interpretare oggi o tra quattro anni tutto ciò che il popolo del centro sinistra e della sinistra chiede?».
«A me pare, al contrario, una pia illusione e con le pie illusioni non si vincono le elezioni. Sull’ultimo nodo della legge elettorale, cioè sulla soglia di sbarramento, occorre pertanto un supplemento di riflessione. Non vorrei che nell’ansia di tacitare chi ricorda ad ogni piè sospinto che l’indulto non è stata una gran prova di larghe intese e che spostare l’attenzione dai lavoratori ai consumatori non è una gran rivoluzione, né tantomeno una condivisibile linea riformista, si finisca per scoprire che, dopo soli 8 mesi, il diavolo non era poi così brutto come lo si dipingeva ed il vero problema democratico del Paese non è la strategia eversiva di Berlusconi ma i Comunisti ed i Verdi».
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