Senza cambiamenti nella politica economica del Governo, nel 2005 il deficit italiano rischia di sfondare la fatidica soglia del 3% imposta dal Patto di stabilità
Secondo il Commissario europeo agli Affari economici e monetari, Pedro Solbes il deficit italiano quest´anno arriverà al 2,6 per cento. Un dato meno ottimista di quello presentato nella Finanziaria (2,5%). L´anno prossimo arriverà al 2,8% (contro il 2,2% governativo) e nel 2005 addirittura al 3,5 per cento e nonostante l´invito del premier Silvio Berlusconi di allentare il Patto di stabilità, Solbes ha affermato che la Commissione non prevede di modificare il Patto di stabilità che va applicato così com´è. Questi i principali e preoccupanti allarmi che sono stati lanciati dal Commissario Europeo:la possibile esplosione della «bolla» provocata dall´aumento delle quotazioni immobiliari, la perdita nel 2003 di 200 mila posti di lavoro, il debito pubblico, che resta il più alto dell’Ue (106,4% del pil).
Altri problemi di ordine più generale come la guerra in Iraq, il declino delle Borse e le preoccupazioni dei consumatori per l´incertezza dei salari e delle pensioni avrebbero contribuito all´andamento «deludente».
Solbes ha indicato Irlanda, Grecia e Spagna come particolarmente a rischio. L´Italia è nella «seconda fascia» con Francia e Belgio. La difficile congiuntura e la disoccupazione generano incertezza anche sul pagamento di molti mutui (soprattutto in caso di aumento dei tassi).
A parte la dura situazione economica il «sistema Italia» perde colpi e risulta sempre meno competitivo. Per il terzo anno consecutivo il Paese scende nella classifica del «Global Competitiveness Report» elaborata dal World Economic Forum. Nel 2003 si piazza al quarantunesimo posto su 102 economie, cedendo otto posti rispetto alla rilevazione dell’anno precedente. Il rapporto viene pubblicato dal 1979 con cadenza annuale dal World Economic Forum (organizzazione internazionale indipendente e no profit con sede a Ginevra), che per l’ultima edizione presentata oggi a Washington si avvale della collaborazione di 104 centri di ricerca internazionale (i dati per l’Italia sono stati raccolti dalla Sda Bocconi e coordinati da Claudio Demattè)A superarci non sono stati solo Paesi europei come Lussemburgo, Malta, Repubblica Ceca, Lituania e Lettonia. Ma addirittura Paesi africani come il Botswana, e asiatici come Giordania e Thailandia. A penalizzare la capacità di competere italiana sono fattori già noti. Nell’ordine, quelli più citati dagli imprenditori sono stati l’inefficienza della burocrazia, l’inadeguatezza delle infrastrutture, la restrittiva legislazione del lavoro. E poi tasse elevate e la difficoltà di accedere ai finanziamenti.
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