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Sergio Ortu 16 novembre 2003
Contro i cinghiali anche fili elettrici e spinati
La disperazione degli abitanti dell’agro suggerisce ogni mezzo possibile per difendere orti, vigne e il seminato in genere


Fili spinati e corrente elettrica lungo la recinzione, zuppe a base di superalcolici per tramortire gli intrusi e successivamente abbatterli, sono solo alcune delle strategie messe a punto da diversi agricoltori della Nurra i cui poderi ricadono ai confini o all’interno dell’area protetta di Porto Conte. Gli intrusi naturalmente non sono umani, ma dei semplici cinghiali. Misure di difesa forse un po’ troppo barbare assunte ad ogni modo da persone che, ormai giunte all’esasperazione, cercano di salvare in qualche modo, il raccolto dei propri campi dagli invasori “autorizzati”. A mali estremi, estremi rimedi-recita il detto popolare- e per le famiglie appoderate della Nurra abbandonate dalle istituzioni in questa lotta, l’arte di arrangiarsi appare l’unica strada percorribile per difendere orti, vigne e il seminato in genere. Ma il paradosso più grande è che tali persone rischiano grosso utilizzando queste tecniche di difesa non legali. "E’ l’unica strada percorribile- afferma visibilmente rammaricato un imprenditore agricolo- altrimenti per noi arrivare al raccolto è praticamente impossibile. Abbiamo già speso migliaia di euro per creare robuste recinzioni metalliche, ma questi dannati cinghiali riescono a scavare e introdursi all’interno." E l’ente parco di Porto Conte, comune , regione cosa fanno? "Si parla di problemi burocratici e groviglio di competenze.-prosegue un’allevatore- il presidente del Parco ha detto che occorrono studi preliminari di censimento della popolazione di cinghiali prima di autorizzare spostamenti o abbattimenti che devono comunque essere autorizzati dalla Regione. Ma occorre tempo che i nostri bilanci familiari non sono in grado di sostenere e quindi bisogna arrangiarsi per difendere i propri campi". Sembrerebbe infatti che non esistano sussidi finanziari per fronteggiare il problema e se qualcosa c’è arriva dopo anni e per le famiglie sopravvivere è un problema. Il disagio che ormai ha raggiunto le caratteristiche di vera e propria piaga sociale si sta estendendo comunque anche alle borgate, e non è raro imbattersi di notte in un cinghiale intento a rovistare in un giardino di Fertilia o addirittura appeso su un cassonetto come i gatti. Un segnale che significa che ormai all’interno dei confini del parco non c’è più cibo e neanche acqua dopo la siccità di questa estate. Non sono dunque più prorogabili degli interventi da parte delle istituzioni locali e regionali per far fronte ad un problema divenuto sociale e ancor prima soprattutto economico.
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