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Red 23 novembre 2016
Capo Frasca, oggi la grande mobilitazione
Il movimento sardo contro la guerra e l´occupazione militare in Sardegna ha raccolto adesioni da tutta l´isola per il suo appello a partecipare alla nuova, grande manifestazione presso il poligono di Capo Frasca


ORISTANO - "A Foras", il movimento sardo contro la guerra e l'occupazione militare in Sardegna ha raccolto adesioni da tutta l'isola per il suo appello a partecipare alla nuova, grande manifestazione presso il poligono di Capo Frasca, a due anni di distanza da quella del settembre 2014 che aveva visto la partecipazione di decine di migliaia di persone. Per la manifestazione di oggi, mercoledì 23 novembre, sono partiti pullman da Cagliari, Sulcis, Sassari, Oristano, Olbia, Siniscola, Nuoro, Marghine e Abbasanta.

Gli studenti medi e universitari hanno proclamato per la giornata uno sciopero in tutta l'isola per poter essere presenti alla manifestazione. La data del 23 novembre è stata decisa dall'Assemblea del movimento per protestare contro le esercitazioni in corso nella base militare dell'Aeronautica, dove il 6° stormo si addestra anche con le bombe Mk, prodotte a Domusnovas nella fabbrica tedesca RWM, vendute all’Arabia Saudita e sganciate sulle teste di milioni di civili inermi nello Yemen.

La Sardegna si trova ad essere complice di una macchina bellica che sta funzionando a pieno regime e i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti ogni giorno. Per questo "A Foras" si batte per la chiusura delle basi militari, per le bonifiche e per la restituzione delle terre alle comunità locali.
Commenti
5/5/2026
Fa sorridere – amaramente – leggere certi attacchi contro A-Mare a Calabona, soprattutto quando arrivano da chi oggi si scopre improvvisamente ambientalista. Ma dov’erano? Parliamoci chiaro: quella zona, per anni, è stata abbandonata a sé stessa. Non un paradiso incontaminato, ma un accumulo di degrado
4/5/2026
La vicenda A-Mare / Bagni del Corallo viene oggi raccontata quasi esclusivamente come una perdita economica e occupazionale: una società che non apre, una stagione compromessa, circa venti posti di lavoro a rischio. È una narrazione che colpisce sul piano emotivo e porta inevitabilmente la città a schierarsi con l’impresa, come se si trattasse dell’ennesimo caso di burocrazia che ostacola chi vuole lavorare



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