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Mariangela Pala 23 dicembre 2016
Campo rom Ponti Pizzinnu: demolita una quarta baracca
Sono arrivati poco dopo le 9 di questa mattina gli agenti della Polizia locale incaricati a coordinare l’opera di demolizione della quarta baracca del campo rom di Ponti Pizzinnu. Le ruspe hanno buttato giù l’ultima casetta ormai disabitata e fatiscente, dando esecuzione all’ordinanza di demolizione emessa nel 2013


PORTO TORRES - Sono arrivati poco dopo le 9 di questa mattina gli agenti della Polizia locale incaricati a coordinare l’opera di demolizione della quarta baracca del campo rom di Ponti Pizzinnu. Le ruspe hanno buttato giù l’ultima casetta ormai disabitata e fatiscente, dando esecuzione all’ordinanza di demolizione emessa nel 2013. In realtà l’abbattimento era stato rimandato in seguito all’occupazione della baracca da parte della famiglia che vi risiedeva, rientrata nella notte da Sorso dove nel frattempo si era trasferita occupando abusivamente una casa cantoniera. Erano ritornati per paura di perdere la residenza.

«La loro pretesa era quella di tenerla in piedi comunque per paura di restare senza un tetto una volta mandati via dalla casa cantoniera», racconta l’assessore alle Politiche sociali, Rosella Nuvoli. «Grazie alla collaborazione tra il nostro ufficio anagrafe e quello del comune di Sorso abbiamo individuato una soluzione per Lubisa Milanovic e la sua famiglia - spiega l’assessore - siamo riusciti, infatti, a fargli ottenere la residenza nella casa comunale di Sorso».

Un obiettivo che è stato raggiunto «a costo zero – aggiunge Nuvoli - grazie anche alla collaborazione della comunità rom che ha provveduto alla bonifica, ripulendo tutta l’area dopo la demolizione». Si completa così la prima fase di smantellamento delle baracche a cui seguirà un’opera di smaltimento dei materiali e di bonifica su tutta l’area dove l’amministrazione aveva provveduto nelle scorse settimane alla pulizia del campo. La speranza è di rendere vivibile lo spazio per coloro che ancora sono costretti a rimanere, in attesa che si prospetti una sistemazione decorosa e civile lontano dal campo-ghetto dove la situazione igienico-sanitaria per le 10 famiglie rimaste – circa 40 persone - resta precaria.
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