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Cor 15 febbraio 2020
Parità di genere: 40 deputate scrivono a Conte
Sono quaranta le deputate che hanno rivolto un appello al presidente del Consiglio Italiano Giuseppe Conte: «Il Governo non dimentichi le donne»


ALGHERO - Laura Boldrini, Doriana Sarli, Rossella Muroni, Stefania Ascari, Silvia Benedetti, Susanna Cenni, Elisa Siragusa, Angela Schirò, Marianna Madia, Lia Quartapelle, Tiziana Ciprini, Paola Deiana, Flora Frate, Chiara Gribaudo, Elisabetta Maria Barbuto, Rosa Maria Di Giorgi, Stefania Pezzopane, Lucia Ciampi, Virginia Villani, Vittoria Casa, Vita Martinciglio, Azzurra Cancelleri, Maria Teresa Baldini, Elisa Tripodi, Marina Berlinghieri, Emanuela Rossini, Veronica Giannone, Enza Bruno Bossio, Yana Ehm, Gilda Sportiello, Paola Carinelli, Fucsia Nissoli, Nadia Aprile, Lisa Noja, Elena Carnevali, Alessia Rotta, Lucia Annibali, Debora Serracchiani, Conny Giordano, Antonella Papiro.

Sono quaranta le deputate che hanno rivolto un appello al presidente del Consiglio Italiano Giuseppe Conte: «Il Governo non dimentichi le donne». Gentile signor presidente Conte - scrivono - siamo quaranta deputate di diversi gruppi parlamentari e facciamo parte dell'Intergruppo per le Donne, i Diritti e le Pari opportunità, nato per porre le questioni di genere al centro del dibattito politico-legislativo e per lavorare insieme su provvedimenti ed emendamenti a sostegno delle donne italiane. «Desideriamo condividere con lei la preoccupazione che desta tuttora la condizione femminile nel nostro Paese, lontani come siamo dal raggiungimento del quinto dei diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Onu che l'Italia deve centrare entro il 2030: quello della parità di genere e l'empowerment di donne e ragazze».

«Partiamo innanzitutto dalla violenza, che continua a rimanere una piaga insieme al suo frequente compimento: i femminicidi, resi ancora più terribili da epiloghi come la recente cancellazione in appello del risarcimento concesso in primo grado ai figli di una donna uccisa dal marito. Non è ammissibile che lo Stato chieda oggi a quei tre ragazzi la restituzione di 250 mila euro. C'è poi il tema della salute sessuale e riproduttiva: i servizi per assicurare l'interruzione volontaria di gravidanza, prevista dalla legge 194/78, sono carenti per via dell'obiezione di coscienza del personale medico e paramedico, che raggiunge una media nazionale del 70 per cento e addirittura il 90 al Sud. Altro tasto dolente: la questione del lavoro. In Italia lavora solo il 50 per cento delle donne contro una media europea del 62 per cento, con punte del 29 per cento nel Sud del Paese».

«Inoltre, a parità di mansioni, le donne guadagnano molto meno degli uomini, così che sulla loro pelle si consuma quello che l'Onu ha definito "il più grande furto della storia". E non possiamo dimenticare il grave fenomeno della discrezione multipla nei confronti delle donne con disabilità. Da ultimo, c'è il problema della sottorappresentazione delle donne: nonostante siano il 51 per cento della popolazione, hanno scarso accesso alle "stanze dei bottoni". Se la presenza femminile nei board è garantita dalla legge Golfo-Mosca, non si può dire altrettanto per le posizioni apicali, che continuano a essere appannaggio quasi esclusivo degli uomini e che dunque non sono rappresentative dell'intera platea professionale di cui le donne fanno parte a pieno titolo».

«Siamo peraltro alla vigilia delle nomine nelle Authority, nelle agenzie fiscali e nelle aziende partecipate, che nei prossimi giorni vedranno rinnovare i propri vertici, i consigli d'amministrazione e i collegi sindacali. Decine e decine di nomine di Stato, per le quali vanno individuati profili idonei a dare una spinta innovativa ad aziende e strutture che hanno una funzione strategica nell'economia italiana. Ci auguriamo, signor presidente, che il governo in questo frangente voglia porre massima attenzione alla parità di genere - criterio troppo spesso trascurato - nell'individuazione dei nuovi incarichi. Quello che riguarda le donne riguarda lo sviluppo del Paese, l'economia, la demografia, la politica e in generale la vita sociale delle nostre comunità. Per questo siamo a chiedere a lei, signor presidente, un incontro per confrontarci su un'azione integrata del governo che - partendo dal lavoro della ministra Bonetti - dia nuovo slancio alla lotta contro ogni forma di discriminazione di genere».
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