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Red 26 febbraio 2020
Storia evolutiva dei sardi: il dna antico
Ricercatori dell’Cnr-Irgb e di UniSassari hanno pubblicato su “Nature communications” i risultati delle analisi effettuate a livello dell’intero genoma sul dna estratto da resti ossei preistorici di settanta individui, provenienti da più di venti siti archeologici sardi su un periodo che parte dal Neolitico Medio ed arriva fino al Medioevo


SASSARI - Un team di ricercatori guidati da Francesco Cucca (professore di Genetica medica dell’Università degli studi di Sassari ed affiliato all’Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche), Johannes Krause (del Max Planck Institute di Jena) e John Novembre della (Chicago University) ha pubblicato sulla rivista “Nature communications” uno studio intitolato “Genetic history from the Middle Neolithic to present on the Mediterranean island of Sardinia”. Lo studio riporta i risultati delle analisi effettuate a livello dell’intero genoma sul dna estratto da resti ossei preistorici di settanta individui provenienti da oltre venti siti archeologici sardi, che coprono il periodo dal Neolitico Medio fino al Medioevo.

«I primi individui neolitici sardi mostrano una forte affinità genetica con le popolazioni coeve del Mediterraneo occidentale. Inoltre, nell’Isola si registra una sostanziale continuità genetica fino al periodo nuragico (II millennio a.C.) - osserva Cucca - Comparando i risultati ottenuti dal dna antico con quelli di migliaia di sardi contemporanei si osservano, a partire da individui dei siti fenicio-punici (I millennio a.C.), segnali di flusso genetico da altre popolazioni, provenienti principalmente dal Mediterraneo orientale e settentrionale». La maggiore continuità genetica della popolazione sarda rispetto ad altre contemporanee è nota. «Per questo, i sardi odierni evidenziano un più elevato grado di somiglianza genetica con i campioni di dna estratto da resti preistorici provenienti dallo stesso territorio, ma anche da siti neolitici (tra 10mila e 7mila anni fa) e pre-neolitici (oltre 10mila anni fa) dell’Europa continentale. Lo studio conferma che queste somiglianze sono più marcate nelle aree storicamente più isolate quali l’Ogliastra e la Barbagia - prosegue il ricercatore - I sardi contemporanei rappresentano quindi una riserva di antiche varianti della sequenza del dna risalenti a linee di ascendenza proto-europea, attualmente molto rare nell’Europa continentale. Lo studio di queste varianti aumenta considerevolmente la comprensione della funzione dei geni e quindi anche dei malfunzionamenti alla base di malattie genetiche».

Lo studio del dna antico isolato da campioni acquisiti da siti archeologici, generalmente ossei, è imprescindibile per ricostruire gli eventi demografici del passato ed in particolare della preistoria. Infatti, il dna varia da individuo ad individuo dopo una sorta di errori che avvengono durante la sua replicazione, noti come “mutazioni”, che si accumulano di generazione in generazione. Il confronto tra i punti del genoma in cui le sequenze di dna differiscono tra individui (varianti genetiche), fornisce informazioni preziose su somiglianze, differenze, origine e relazioni passate. «A causa della degradazione post-mortem, il dna antico è più degradato rispetto a quello contemporaneo e ciò ha precluso per lungo tempo questo tipo di studi, se non in campioni eccezionalmente preservati come quelli rinvenuti nei ghiacciai o nel permafrost - conclude Cucca - Negli ultimissimi anni. lo studio del dna antico è però stato rivoluzionato da progressi tecnologici che consentono di sequenziare e analizzare frammenti di dna antico corti e degradati, soprattutto i campioni provenienti dalla rocca petrosa nell’osso temporale che sono meglio preservati, anche in regioni a clima subtropicale-temperato come la Sardegna». La ricerca pubblicata ha quale primo autore Joseph Marcus, ma hanno contribuito, tra gli altri, i ricercatori Cosimo Posth, Luca Lai, Anna Olivieri, Carlo Sidore, Jessica Beckett, Robin Skeates, Maria Giuseppina Gradoli, Patrizia Marongiu, Salvatore Rubino, Vittorio Mazzarello, Daniela Rovina, Alessandra La Fragola, Rita Maria Serra, Pasquale Bandiera, Raffaella Bianucci, Elisa Pompianu, Clizia Murgia, Michele Guirguis e Rosana Pla Orquin.
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4/4/2020
Si è svolta ieri mattina la prima prova a distanza, secondo le modalità stabilite dai manuali operativi: la studentessa di Orune Martina Piccu ha sostenuto con profitto l’esame di reti di calcolatori, interrogata dal docente della materia e delegato del rettore per l’Ict Gianni Fenu. Tutto si è svolto regolarmente: prova superata brillantemente


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