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Giovanni Spano 2 marzo 2020
L'opinione di Giovanni Spano
Per l´agro serviva più coraggio e lungimiranza


Si apprende con modesto entusiasmo dell’approvazione definitiva del Piano di Valorizzazione della Bonifica Storica di Alghero e atteso qualche giorno, nonché le reazioni di taluni, appare doveroso esprimere delle considerazioni. Il completamento di questo iter fornisce uno strumento urbanistico propedeutico per l’edificabilità nell’agro. Tuttavia questa conclusione non rappresenta una rivoluzione epocale nei territori della c.d. bonifica storica, che dal 2006 attendevano ben di più. Il piano di valorizzazione, purtroppo, presenta ancora talune devianze ed errori che in questi mesi della consiliatura Conoci, sarebbe stato auspicabile venissero superati. La mera precisazione sulla natura artificiale del Canale Orune è infatti ben poca cosa, rispetto le auspicate attenzioni per tale territorio, inserite nel programma elettorale di coalizione. Se erano necessari diversi mesi per scrivere nero su bianco che un canale risulta un canale e non un fiume, non vogliamo pensare cosa possa avvenire con interventi ben più complicati. Nella nota pubblicata dal Comitato Zonale della Nurra si legge come l’approvazione, con le inserite modifiche, non rappresenti una vittoria ma una pezza al tremendo modo di concepire la pianificazione urbanistica nell’agro.

La bonifica storica meritava solo una pezza? Al di là degli errori presenti, non molti per onestà intellettuale, ma lesivi per i soggetti che ne saranno vittima nella loro proprietà, cosa rappresenta l’attuale Piano di Valorizzazione? Per prima cosa un’idea sbagliata della pianificazione del territorio e una disparità manifesta rispetto all’agro non incluso nella zona della riforma agraria, tra l’altro avversata aspramente dalle componenti dell’attuale maggioranza consiliare in fare preelettorale. I vincoli presenti, evincibili con semplice comparazione, organica allo stesso piano, con il PRG, sono molto più ferrei rispetto a quelli gravanti sul restante territorio rurale. Il lotto minimo considerato nel piano è sempre quello di 4 Ha, ma il coefficiente di edificabilità nel territorio della riforma sarà di 0,001 contro lo 0,003 dell’agro non riformato, salvo parificare tale indice attraverso strumenti premiali, come ad esempio l’iscrizione al marchio del Parco di Porto Conte e tal proposito si invitano tutti a verificare il disciplinare di quest’ultimo, senza commentare oltre. Andando avanti, si aggiunge la situazione di inedificabilità dei lotti c.d. interclusi, non comunicanti con le vie pubbliche e la possibile instaurazione di un mercato schizofrenico dei terreni con la fluttuazione dei prezzi a seconda della posizione dei lotti e per la necessità che questi possano diventare completamento di altri al fine di raggiungere i 4 Ha previsti. L’applicazione di tali vincoli, che non si comprende come debbano essere più severi nell’agro riformato, risulta illogica. Il territorio algherese meritava di vedere una ridiscussione del dogma del lotto minimo di 4 Ha, esprimendo la peculiarità di una zona ove la media superfice degli appezzamenti risulta compresa tra i 2,5 e 3 Ha, in cui però viene esercitata un’agricoltura intensiva e di alta produttività.

Le superfici aziendali sono composte principalmente di terreni retti tramite contratti di affitto di fondi rustici e in minima parte di proprietà. Favorendo un mercato dei terreni, finalizzato unicamente alla composizione di lotti edificabili, si potrebbe determinare una minore disponibilità di fondi a disposizione di tali contratti. Considerando anche una lungimirante volontà che compare nel piano in questione, volta alla non frammentazione e ricomposizione di lotti di maggiore estensione, nonché di ripristino dei fabbricati esistenti, questa ipotesi lascia intravedere tuttavia il verificarsi di possibili fattori speculativi sui costi dei terreni il cui acquisto sarebbe unicamente effettuato per edificare e non per fare agricoltura, che mai potrebbe vedere ammortizzabile l’acquisizione di fondi con valori elevati. Per quanto esposto, emerge come i motivi di giubilo siano ben pochi, poiché si è persa un’ulteriore occasione per concepire il territorio in funzione delle sue peculiarità e vocazioni economiche. Se la valorizzazione dell’agro riformato passa attraverso la perequazione di qualche mc di cemento, ebbene non può dirsi valorizzazione. Concludendo, l’operato dell’attuale Amministrazione su questo punto risulta molto modesto in rapporto al programma elettorale. I territori ancora una volta hanno dovuto accontentarsi del poco, per evitare di avere il niente. Ci voleva più coraggio e lungimiranza, anche se avesse voluto dire impiegare più tempo e scontrarsi con la Regione.

*candidato nelle liste del PSd’AZ nelle amministrative 2019 e incaricato per la formazione del programma di coalizione
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