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Red 21 aprile 2020
Confartigianato scrive al presidente Solinas
«Pronti a ripartire, ma parliamo di programmazione, sicurezza e tempistiche», dichiarano Antonio Matzutzi e Daniele Serra, rispettivamente presidente e segretario di Confartigianato imprese, che ritengono «necessaria una nuova fase che coniughi salute e ripresa delle attività produttive»


CAGLIARI - Le 34.388 imprese artigiane della Sardegna, insieme a più di 80mila dipendenti, sono pronte a riprendere l’attività, ma hanno necessità di conoscere le linee guida sulla sicurezza e partecipare alla programmazione della prossima ripartenza. E’ anche per queste ragioni che Confartigianato imprese Sardegna, a nome delle attività produttive artigiane sarde, ha scritto al presidente della Regione autonoma della Sardegna Christian Solinas, ribadendo la propria posizione: la salute è una priorità assoluta, inderogabile e non negoziabile. «Sappiamo bene che senza la salute e la sicurezza di dipendenti e clienti non ci può essere ripartenza – commentano Antonio Matzutzi e Daniele Serra, rispettivamente presidente e segretario di Confartigianato imprese Sardegna – e sappiamo bene che le imprese dovranno affrontare un periodo difficile per la loro sopravvivenza, anche in considerazione delle norme che dovranno studiare e applicare. Vi è la necessità di sapere, per tempo, quali potranno essere le prescrizioni e le dotazioni di sicurezza necessarie per una corretta ripresa delle attività. Tutti abbiamo il dovere di trovare le formule che consentano di arginare nelle quantità e nel tempo le perdite, già ingentissime e drammatiche, di economia e benessere sociale».

«Chi può rispettare le misure di sicurezza, più che il diritto, ha il dovere di riprendere a lavorare - sottolineano Matzutzi e Serra – per salvare l’Isola, e l’intero Paese, da una crisi economica senza precedenti, dalla fine della Seconda guerra. Noi artigiani abbiamo il dovere di rendere possibile e supportare questa ripartenza in sicurezza». Nella missiva inoltrata a Solinas, l’associazione
artigiana chiede di promuovere una nuova fase nella quale coniugare la salvaguardia della salute con la ripresa delle attività produttive. «Il mondo artigiano sardo – scrive Confartigianato Sardegna nella missiva – sin dal primo momento è stato in prima linea nella lotta contro il CoronaVirus, in termini di impatto, di restrizioni, di sacrifici e di pazienza. Tutti questi fattori, però, non hanno ancora avuto adeguati bilanciamenti in termini di reali, concreti e veloci interventi di sostegno pubblico. Pur nella comprensione dell’estrema difficoltà generalizzata che ha ovvi risvolti nelle scelte politiche e decisionali, non possiamo tacere talvolta la inadeguatezza di alcuni provvedimenti di carattere nazionale che difficilmente si tradurranno in vero sostegno, soprattutto nel ritardo e nello sfasamento temporale tra la necessità di fare presto, più volte manifestata, e l’effettiva attivazione di misure concrete di aiuto, alcune delle quali, anche a livello regionale, tardano troppo a vedere la luce. Tale inadeguatezza e tali ritardi rischiano di minare definitivamente la possibilità di sopravvivenza delle imprese in questa fase acuta di emergenza sanitaria, e se non prontamente riallineate, saranno fatali anche per qualsivoglia ripartenza».

«E a proposito di ripartenza, di quella “Fase 2” di cui tanto si parla, c’è la percezione della mancanza di adeguata programmazione e di iniziative concrete e tangibili. Il mondo artigiano è da sempre stato attendo al benessere e alla sicurezza nei luoghi di lavoro a vantaggio degli operatori e dei clienti, e ancora una volta è pronto a fare la sua parte in tal senso». Per Confartigianato, quindi, «c’è l’assoluta necessità di ragionare rapidamente sulle tempistiche certe e ragionevoli, cosi come delle prescrizioni e delle dotazioni di sicurezza necessarie. Sempre nel rispetto primario della salute, ci pare non più rinviabile parlare di riapertura e di riavvio delle attività, pena il definitivo e irrecuperabile tracollo di numerosi settori economici con evidenti e prevedibili risvolti sulla tenuta dell’equilibrio sociale». Infine la proposta: «Siamo disponibili anche stavolta a fornire il nostro contributo con delle idee concrete e operative – conclude l’organizzazione artigiana – per questo proponiamo di attivare subito un piano di riavvio, anche graduale, delle attività che già ora con alcuni accorgimenti possono ben conciliare questioni sanitarie e produttive, e che fungano da traino per le altre che a seguire riapriranno. Nell’edilizia, nell’impiantistica, nella produzione di beni e manufatti, in alcuni servizi alla persona, a solo titolo di esempio, questo è già possibile e occorre farlo e farlo presto».

Nella foto: Antonio Matzutzi
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