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Red 3 dicembre 2020
Energie rinnovabili: procedure più semplici
«Una mappa aggiornata delle aree non idonee, prospettive più chiare e rispetto dei territori» è la “ricetta” annunciata dall´assessore regionale dell´Industria Anita Pili


CAGLIARI - La Regione autonoma della Sardegna ha tracciato la ridefinizione delle aree non idonee alla realizzazione degli impianti alimentati da Fer (fonti solare, eolica, da bioenergie, geotermia e idraulica) e possibilità di revamping e repowering delle strutture già esistenti, per permettere alle aziende del settore dell’energia di programmare nuovi interventi nel pieno rispetto delle indicazioni regionali sulla salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio, con una mappa chiara e immediata della possibilità di intervento. La Giunta ha approvato la nuova proposta organica per le aree non idonee all’installazione di impianti energetici alimentati da Fer, connessa alla Valutazione di impatto ambientale. «Diamo il via ad un percorso di semplificazione per individuare le aree non idonee e quelle che presentano maggiori difficoltà all’installazione di impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili», ha spiegato l’assessore regionale dell’Industria Anita Pili, che ha presentato la proposta di modifica del Dm del 10 settembre 2010 riguardante le “Linee guida per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili”, con gli Assessorati della Difesa dell’ambiente e degli Enti locali, finanze e urbanistica.

«La mappa dei poli energetici della Regione deve essere calibrata sulle esigenze e sulle peculiarità dei territori: la sua ridefinizione ci consente di conciliare le politiche di tutela dell’ambiente e del paesaggio, dei territori rurali e di quelli adibiti alle produzioni agroalimentari, con l’aggiornamento della normativa sulla localizzazione degli impianti. La valorizzazione delle fonti di energia rinnovabile è fondamentale per la nostra Regione – prosegue Pili - Attraverso un lavoro di analisi e fotointerpretazione di immagini aree è stato anche possibile individuare le zone preferenziali per la realizzazione degli impianti, quali ad esempio aree industriali dimesse e opportunamente bonificate, denominate aree “brownfield”». Tra le aree ritenute non idonee all’installazione di impianti Fer ci sono le aree naturali protette tra cui quelle di particolare pregio naturalistico o scientifico, le aree interessate da produzioni agricolo-alimentari di qualità, le zone rientranti nel Piano regionale di qualità dell’aria e le aree interessate da situazioni di dissesto o rischio idrogeologico; escluse anche aree di particolare pregio artistico-culturale e gli insediamenti storici, monumentali, architettonici o i siti archeologici (tra essi, il complesso nuragico di Barumini della rete Unesco).

Non sono poi ascrivibili ad aree idonee i parchi, le riserve e annessi territori di protezione esterna, e i beni paesaggistici quali isole, dune, spiagge, aree rocciose, grotte e caverne, monumenti naturali, laghi naturali, dighe o invasi. «Vogliamo favorire investimenti di revamping e repowering dell’eolico esistente con macchine più evolute ed efficienti, sfruttando la buona ventosità di siti già conosciuti e utilizzati: questo consentirà anche di limitare l'impatto sul consumo del suolo, essenziale in una duplice ottica di sostenibilità ambientale e di ottimizzazione delle risorse esistenti», ha concluso l’esponente della Giunta Solinas. Le aree e i siti non idonei saranno rappresentati sul portale tematico SardegnaGeoportale. Il provvedimento riguarderà tutti i procedimenti avviati successivamente alla data della sua pubblicazione sul sito internet istituzionale della Regione Sardegna.

Nella foto: l'assessore regionale Anita Pili
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