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Porto Torres 24notiziesassariPoliticaSanitàCovid-19: l´allarme dei sindacati
Red 11 gennaio 2021
Covid-19: l´allarme dei sindacati
«L’emergenza epidemiologica e le misure di contrasto richiedono un vero e fattivo coinvolgimento soprattutto delle lavoratrici e lavoratori del sistema sanitario», scrivono le Segreterie territoriali Fp-Cgil, Cisl e Uil-Fpl


SASSARI - Cgil, Cisl e Uil della Funzione pubblica di Sassari manifestano forte preoccupazione su come il sistema politico e i vertici dell’Ares/Ats e l'Aou di Sassari stanno governando l’emergenza epidemiologica. Fin dall’inizio della pandemia, si legge nella lettera inviata al presidente della Regione autonoma della Sardegna Christian Solinas, all'assessore regionale alla Sanità Mario Nieddu e ai commissari straordinari dell'Ats/Ares Massimo Temussi, Assl Flavio Sensi e Aou Sassari Antonio Spano e, per conoscenza, anche al prefetto di Sassari Maria Luisa D'Alessandro, i sindacati hanno cercato in tutti i modi di porsi in un modo collaborativo, indicando e promuovendo fin dall’esordio dell’epidemia misure utili al contenimento della stessa: esami di screening estesi alla popolazione, allestimento strutture ospedaliere dedicate ai pazienti Covid, predisposizione percorsi clinici e assistenziali uniformi ad hoc su tutto il territorio. Le stesse organizzazioni sindacali hanno segnalato, anche pubblicamente, tutte le carenze, spesso croniche, esistenti nel sistema sanitario, che la pandemia ha semplicemente contribuito a far emergere. «Spesso tuttavia, Cgil, Cisl e Uil della funzione pubblica, si sono trovate davanti un muro di gomma che ci eravamo illusi di aver scalfito con l’apertura della procedura di raffreddamento dei conflitti del 25 ottobre dello scorso anno, cui hanno seguito l’incontro col prefetto D’Alessandro e la stesura del verbale di riunione sottoscritto il 4 novembre, in occasione del tavolo tecnico con i commissari straordinari di Ares/Ats ed Aou di Sassari Massimo Temussi e Antonio Spano. Abbiamo purtroppo dovuto constatare con amarezza che, da quel momento in poi, i tanto sbandierati e auspicati incontri “tecnici” tra Aziende ed organizzazioni sindacali, oltre a diradarsi nel tempo si sono rilevati essere inconcludenti e fumosi, riducendosi di pochi minuti sui temi proposti lasciando i nodi cruciali irrisolti nella gran parte dei casi».

La carenza di risorse umane è stato, e continua a essere, «uno dei principali limiti sui quali nulla o poco è stato fatto. Sentire dichiarazioni del tipo “le assunzioni di personale in emergenza sono state di circa 630 unità” fa sorridere poiché, esaminandi il dato, ci accorgiamo che quei numeri non corrispondono alla realtà. Per essere chiari, abbiamo evidenziato che un’elevata percentuale di quelle assunzioni si riferiscono ad una platea di personale già in forza negli ospedali o nelle strutture territoriali con contratti atipici (interinali–co.co.co) e che a loro volta sono stati contrattualizzati attraverso le chiamate dalle graduatorie. Se poi si analizza come le 630 unità risultano spalmate per le dodici aziende sanitarie, possiamo evidenziare che si stratta di una dotazione media di cinquanta unità». I sindacati sottolineano come, «a fronte dei nuovi bisogni di salute legati al Covid e a quelli sempre più pressanti correlati alle altre patologie rischiano di non ricevere le necessarie cure e soprattutto nei tempi dovuti, il tema del reclutamento e la programmazione delle assunzioni deve avere la priorità attraverso l’avvio dei bandi di concorso per tutte le professioni. Invece, la triste realtà con la quale facciamo i conti è che la gestione delle stesse graduatorie appare quantomeno sconclusionata, i cui riflessi hanno penalizzato fortemente la Aou di Sassari, hub di secondo livello e riferimento per tutto il nord Sardegna, compresa la Gallura, costretta a cedere unità di lavoratori interinali che, in considerazione di migliori condizioni di lavoro (tempo determinato o maggiore durata del contratto) hanno optato per altre sedi di lavoro. Eppure va detto che proprio sul reclutamento, nel mese di ottobre e novembre, sembrava avessimo raggiunto un’intesa con i commissari straordinari Ares/Ats ed Aou di Sassari, secondo la quale si sarebbe dovuto procedere a bandire nuove selezioni per ridurre al minimo il famigerato ricorso ai rapporti interinali, utilizzando nel frattempo le graduatorie esistenti sulla base di una giusta ripartizione delle risorse professionali per ciascuna azienda, garantendo così il buon funzionamento degli ospedali e dei servizi territoriali in attesa dei citati concorsi a tempo indeterminato».

«Di tutto questo poco o nulla è stato fatto, con il rischio che professionisti soprattutto giovani continuino ad emigrare verso centri che offrono contratti di lavoro dignitosi e migliori condizioni economiche. Tant’è che le cronache di questi giorni testimoniano come la carenza di personale continua ad essere il vero ed unico problema della lentezza e delle disfunzioni del sistema. A questo proposito – sottolineano i sindacalisti - grida vendetta la precaria condizione organizzativa e assistenziale all’interno delle unità operative di medicina della Aou, situazione peraltro non nuova dove “l’assembramento” di pazienti parcheggiati in barella o appoggiati in altre unità operative è oramai consuetudine. Con ventotto posti letto distribuiti su quindici stanze, nove barelle e tredici appoggi ci chiediamo e soprattutto vi chiediamo, se questo è il modello di sanità che intendiamo offrire ai cittadini. Operare in contesti simili per un medico, un infermiere e un oss rappresenta non solo un impegno oltremodo gravoso, ma espone questo personale a rischi professionali che si riflettono anche sulla salute e sicurezza dei posti di lavoro. Non da meno, le degenze Covid richiedono circa il 30percento in più del personale attualmente assegnato, questo per la ragione legata alla tipologia di paziente da assistere e soprattutto al contesto lavorativo che impone un equipaggiamento di Dpi che grava sui carichi di lavoro, ancorché sull’esposizione al rischio biologico, fisico e/o stress correlato».

«Sempre il verbale del 4 novembre impegnava i commissari sul potenziamento della medicina del territorio, sulla sicurezza attraverso l’intensificazione degli screening sul personale sanitario e la revisione ed intensificazione delle procedure di sanificazione e pulizia degli ambienti. Il piano vaccinazioni, la cui programmazione e organizzazione, che pure dovrebbe essere manifesta non appare certo chiara come del resto le cronache di questi giorni testimoniano. A tal riguardo, ci domandiamo con quali criteri siano state attribuite nelle varie Assl i quantitativi delle dosi vaccinali considerato che Sassari, Nuoro ed Oristano, i centri più colpiti dall’epidemia, risultano quelli con minor numero di dosi di vaccino a disposizione, con modalità di erogazione con tempi di attesa anche tre volte più lunghi rispetto ad altre zone della Sardegna. Avviandoci alle conclusioni, pur ammettendo che qualche passo avanti è stato fatto, ma comunque lo riteniamo insufficiente, non possiamo non rimarcare ancora una volta la mancanza di una cabina di regia in grado di assumere decisioni e renderle operative, con soluzioni pratiche ed efficaci nella battaglia al Covid, cominciando dal contrasto alla diffusione dei contagi attraverso un sistema di protezione e prevenzione del rischio negli ambienti di lavoro, piano vaccinale trasparente meglio e per l’assistenza la cura di tutte le patologie no-Covid attraverso un'organizzazione e una programmazione per le cure territoriali e ospedaliere coerenti e rispondenti ai veri bisogni di salute. Per concludere, nel premettere che nel mese di ottobre scorso è stato proclamato lo stato di agitazione del personale del comparto sanità ed è stata aperta la procedura di raffreddamento dei conflitti propedeutica allo sciopero, poi sospesa a seguito del positivo intervento del prefetto, le segreterie chiedono la convocazione urgente del tavolo tecnico con i commissari delle aziende sanitarie Ares/Ats, Assl e Aou di Sassari. Nel frattempo, ci riserviamo di adottare tutte le azioni di mobilitazione ritenute necessarie e propedeutiche alla riapertura della procedura di sciopero», concludono dalle sedi sindacali.
Commenti
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