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Red 1 febbraio 2021
I prodotti sardi reggono ai dazi americani
Le politiche americane non hanno fermato le esportazioni sarde verso gli Usa. Nel 2020, 118milioni di euro di prodotti venduti, di cui 85 prodotti dalle piccole attività. «Stati Uniti fondamentali per la crescita dei nostri mercati. Auspichiamo che il Presidente Biden torni indietro sui dazi doganali», auspicano Antonio Matzutzi e Daniele Serra, presidente e segretario della Confartigianato imprese Sardegna


CAGLIARI - I dazi, le limitazioni, la burocrazia e le “turbolenze” politiche, che hanno caratterizzato l’ultimo quadriennio americano, non hanno fermato l’export delle imprese della Sardegna verso gli Usa. Nell’anno appena concluso, al netto dei prodotti energetici e petroliferi, i rapporti commerciali con gli Stati Uniti hanno totalizzato 118milioni di euro, in leggero calo del 4,1percento rispetto al positivo 2019, di cui 85milioni di euro realizzati dalle piccole imprese. E’ questo ciò che emerge dal dossier elaborato dall’Ufficio studi di Confartigianato Sardegna su dati Istat, che ha analizzato i flussi commerciali dalla Sardegna verso il Continente americano. Alimentari, prodotti in legno e metallo, pelletteria, abbigliamento e tessile, mobili e ceramiche, ma anche semilavorati lapidei, prodotti chimici, macchinari e attrezzature, per ora, hanno così retto alle politiche economiche “trumpiane” e raggiunto un mercato ricco e sempre attento alle produzioni italiane e sarde. I dati provinciali dicono che il nord Sardegna ha esportato negli Usa 54milioni di euro di prodotti (al netto dei prodotti energetici), di cui 50 realizzati dalle piccole imprese. Segue Cagliari con 32milioni (5 delle piccole imprese), Nuoro con 12milioni esclusivamente dalle piccole imprese, Oristano con 10 anche qui espressione delle piccole realtà e, infine, il Sud Sardegna, con 10 (9 delle Pmi). «Questi dati ci dimostrano come, nonostante le limitazioni dettate dalla politica americana, le nostre imprese abbiano trovato i prodotti e canali giusti per sbarcare sul suolo americano - commentano Antonio Matzutzi e Daniele Serra, presidente e segretario di Confartigianato imprese Sardegna – l’elezione del Presidente Joe Biden, e la sua idea di apertura commerciale al resto del mondo, pone le condizioni per superare i dazi aggiuntivi Usa che hanno colpito anche le nostre esportazioni agroalimentari quali formaggi, salumi, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori». L’agroalimentare è un settore particolarmente sensibile agli scambi commerciali, con un export che in Italia vale oltre 42miliardi di euro nel 2020.

«Per questo - continuano Matzutzi e Serra - auspichiamo che la nuova Amministrazione americana segni un ritorno al dialogo e al multilateralismo. Occorre sorpassare l’incubo dazi doganali e ampliare, invece, le opportunità di creare ricchezza attraverso l’export, prima di tutto quello agroalimentare. Abbiamo bisogno di continuare a lavorare in questo mercato, soprattutto nel food, settore con ampi margini di crescita se teniamo in considerazione che l’export dei prodotti sardi rappresenta solo lo 0,6percento del valore complessivo delle totale delle esportazioni alimentari made in Italy». Per Confartigianato Sardegna, sul piano internazionale occorrerà ora avviare un dialogo costruttivo ed evitare uno scontro dagli scenari inediti e preoccupanti che rischia di determinare un pericoloso effetto valanga sull’economia e sulle relazioni tra Paesi alleati in un momento drammatico per gli effetti della pandemia. C’è la possibilità di rilanciare un dialogo costruttivo sulle relazioni commerciali tra Unione europea e Stati Uniti d’America, superando definitivamente la stagione dei dazi e delle misure di ritorsione. «Di certo, la tutela del Made in Sardegna rimarrà uno dei nostri principali impegni, soprattutto in un momento di difficoltà che colpisce anche i nostri produttori regionali. Ogni iniziativa che possa favorire la salvaguardia le produzioni delle nostre aziende va promossa a livello locale, nazionale e internazionale. Al di la di tutto, come ripetiamo da sempre, per le nostre imprese è necessario, fondamentale e improrogabile guardare fuori i nostri confini per fare affari – concludono dalla Confartigianato – è necessario continuare l’impegno per dare immediato impulso alla crescita, valorizzare le eccellenze del territorio e sostenere gli sforzi imprenditoriali, attraverso un mix di iniziative di incoming ed export e di formazione». Gli Stati Uniti rappresentano un importante mercato di riferimento per le imprese della Sardegna.

Esaminando i dati Istat 2020 relativi al valore delle esportazioni, il mercato statunitense si posiziona terzo tra i primi dieci mercati di sbocco del made in Sardegna, dopo Francia e Spagna, per ammontare delle esportazioni di tutti i prodotti manifatturieri petroliferi compresi (534milioni di euro). Per ammontare dell'export manifatturiero, al netto dei prodotti energetici, gli Stati Uniti rappresentano invece il primo mercato del made in Sardegna, con 118milioni di euro di export. Il mercato statunitense è anche il primo mercato di riferimento per export di prodotti realizzati nei settori a maggior concentrazione di Mpi (alimentare, tessile, abbigliamento, calzature, legno, mobili, prodotti in metallo, gioielleria e altre manifatture), con 85milioni di euro di export pari al 16percento dell'export manifatturiero totale e al 72,4percento dell'export manifatturiero al netto dei prodotti energetici. Esaminando le serie di lungo periodo, del valore dell’export di manufatti al netto di prodotti petroliferi e del valore dell’export di beni dei settori di Mpi, in entrambi i casi si rileva un picco dell'export del made in Sardegna verso gli Stati Uniti nel 2015, che si riduce negli anni a seguire, fino al 2018, che torna a crescere l'anno successivo (2019). A livello settoriale, si osserva che il 70percento del totale delle esportazioni verso gli Stati Uniti dei beni realizzati sull’Isola riguarda i prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio, seguono rappresentando 21,2percento dell’export totale i prodotti alimentari, i macchinari e apparecchiature (2,4percento), i prodotti chimici (1,8), gli altri mezzi di trasporto (1,6), le bevande (1,2) e i prodotti in legno e i prodotti in legno e sughero (esclusi i mobili); articoli in paglia e materiali da intreccio (1,1). Focalizzando l'attenzione sulla dinamica del 2020 dell'export dei soli prodotti dei settori di Mpi, si rileva un crollo delle vendite verso gli USA di articoli in pelle (escluso abbigliamento) e simili (-69,9percento), prodotti tessili (-57,6) e mobili (-45,4) made in Sardegna e, all'opposto, una crescita di prodotti delle altre industrie manifatturiere (+48,6percento) e legno e prodotti in legno e sughero (esclusi i mobili); articoli in paglia e materiali da intreccio (+34,6).
Commenti
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