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Porto Torres 24notiziesardegnaEconomiaCommercio › Saldi in Sardegna: gennaio negativo
Red 12 febbraio 2021
Saldi in Sardegna: gennaio negativo
Il primo mese del 2021 conferma il dato negativo nelle vendite al dettaglio. «Niente affari. Su trentuno giorni, solo sedici in Zona gialla. Rosso e arancione danno un´altra mazzata al commercio», dichiara la Confcommercio


CAGLIARI - Secondo un'indagine di Federmoda–Confcommercio sui saldi invernali, a gennaio il dato delle vendite di abbigliamento, calzature e accessori in Sardegna scende in picchiata rispetto a gennaio 2020 con le vendite al -43,6percento in media (in Italia a -41,1). Il 95percento dei negozi ha infatti dichiarato di aver subito un calo delle vendite rispetto allo stesso periodo del 2020. Solo il 4,2percento ha registrato una stabilità nelle vendite e meno dell’1percento (lo 0,8) un incremento. Il mutato quadro sociale oltre che economico ha inciso anche sul tipo di acquisti. Infatti, l'indagine evidenzia tra i prodotti più venduti: la maglieria e felpe per la parte più corposa delle vendite (29,9percento), intimo (11,8) tute (9,4); giubbotti, cappotti e piumini (8,9), pantaloni (8,3), scarpe donna (14,8), scarpe uomo (9,3), abiti donna (4,8) e accessori (2,8). In sofferenza le vendite di abiti da cerimonia, uomo, giacche e valige I pagamenti preferiti sono quelli con bancomat (62,9percento delle preferenze); seguono quelli con carta di credito (26,4), mentre è residuale l'utilizzo dei contanti (10,7), una scelta utilizzata soprattutto per le spese di importo basso.

«Nessun segnale di miglioramento per le vendite dei negozi del settore moda nel mese di gennaio di quest'anno sullo stesso periodo dell’anno 2020. A differenza del resto del Bel Paese, inoltre, la Sardegna in arancione, dal 24 gennaio, con soli quindici giorni in area gialla, ha registrato ulteriori contrazioni nelle vendite», dichiara il presidente di Confcommercio Sardegna Nando Faedda. Ad aver penalizzato moltissimo queste categorie di esercizi sono stati diversi fattori, alcuni presenti fin dal 2019: i cinque giorni di chiusura obbligata agli inizi di gennaio (dal primo al 6) di tutte le attività della moda, con eccezione, in via veramente residuale, di poche attività relative alla vendita di prodotti di prima necessità e, inoltre, degli esercizi commerciali presenti all'interno dei centri commerciali anche nei giorni prefestivi e festivi; la Zona arancione dal 24 gennaio che, di fatto, ha imposto limitazione alla circolazione delle persone e alle imprese dei pubblici esercizi riducendo fortemente la presenza dei servizi nelle aree dello shopping; il grande utilizzo dello smart working nel pubblico e nel privato; il minor reddito disponibile dei consumatori a causa della casa integrazione; il calo degli occupati con le scadenze dei contratti a termine che non sono stati rinnovati; non ultimo, il venir meno delle occasioni d'incontro di lavoro e nel privato (pranzi, cene, eventi, feste, cerimonie, cinema, teatri, musei, piscine, palestre, ecc).

«A nulla è valso l’impegno a ridurre i costi delle merci in vendita applicando sconti direttamente al 50percento come hanno dichiarato sei imprese su dieci - dichiara il direttore di Confcommercio Sardegna Sara Pintus - le vendite non si riprendono. Il comparto è in forte difficoltà». «E' urgente intervenire a sostegno del comparto con risorse dedicate per favorire l’ammodernamento, la digitalizzazione e l’adeguamento delle competenze al mutato contesto economico e sociale anche per tutelare i livelli occupazionali altrimenti, quando la pandemia sarà superata sarà troppo tardi per le oltre 36mila imprese del commercio al dettaglio», conclude Faedda.
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