SASSARI - «In questo Paese a corto di memoria c’è chi vuole riscrivere i libri di storia e chi tenta di proporre un’impossibile parificazione tra la storia della Resistenza e dei suoi protagonisti e altre storie, a iniziare da quella di chi avversò la Liberazione». E' il primo commento della presidente della provincia di sassari Alessandra Giudici in merito alle celebrazioni per la Festa della Liberazione. «Ebbene, a questo Paese cui qualcuno vorrebbe cancellare il passato ora c’è anche chi vorrebbe negargli una colonna sonora. Possibile che non se ne venga fuori - continua la Giudici - che a più di sessant'anni dalla fine della seconda guerra mondiale e dalla conclusione della guerra civile, l’Italia continui a dividersi fra eredi dell’antifascismo e eredi del passato fascista? Non è pensabile. E non è pensabile che si tenti di obliare gli eventi attraverso la negazione e una lettura distorta di un testo popolare che, col passare dei decenni, ha valicato i confini delle montagne emiliane ed è diventata l’inno ufficiale della Resistenza». «La storia di “Bella ciao” ci può aiutare a capire qualcosa sulla nostra storia recente. Sul modo in cui, a quasi vent’anni dalla conclusione della guerra, quella canzone sia stata definitivamente adottata dai primi governi di centro-sinistra, come racconta Cesare Bermani in uno studio pionieristico sul canto sociale in Italia; sul modo in cui “Bella ciao”, col suo riferimento all’invasor di memoria risorgimentale, mise d’accordo il Partito socialista, appena approdato al governo, con la Democrazia cristiana e persino con le Forze armate; sul modo in cui le associazioni partigiane, protese nel massimo sforzo di ricerca di strumenti di unificazione, aderirono a questa definitiva conciliazione tra le varie anime della Resistenza, che trovò il proprio inno in “Bella ciao”, sul modo in cui, infine, “Bella ciao” contribuì a fare della Resistenza il fondamento della Repubblica». «In Italia, pur in presenza di un movimento partigiano tra i più estesi d’Europa, è stato particolarmente difficile avere un unico “inno” della Resistenza antinazista e antifascista. In Italia, patria del fascismo, fu difficile sintetizzare in una sola canzone un momento storico che racchiudeva in sé una guerra di liberazione, ma anche una guerra civile e una guerra di classe. In Italia una canzone particolarmente mite come “Bella ciao” ha continuato a lungo ad apparire come “di parte”. Tanto proterva è stata l’avversione a riconoscere il merito storico di quei ribelli che tra le macerie di una guerra perduta si sono battuti per restituire al Paese la propria di dignità. È la canzone più unitaria della nostra Resistenza. E la Resistenza, tanto per essere chiari, è e deve essere di tutti». «La Resistenza è l’evento fondativo della Repubblica italiana. Il 25 aprile 1945 è la data che ricorda a tutti il bisogno di rinnovamento civile e sociale che attraversò il Paese e che portò all’affermazione di quella classe dirigente, nata dalle ragioni dell’antifascismo - conclude la Giudici - cui dobbiamo la Costituzione e le istituzioni repubblicane. Celebrare la Resistenza significa difendere la storia dai vuoti di memoria. E alla memoria di un Paese serve anche una colonna sonora».
Nella foto Conoci e la Giudici
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