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Christian Mulas 15 gennaio 2026
L'opinione di Christian Mulas
Liberiamoci del Palazzo dei Congressi


Dopo oltre 45 anni di sostanziale abbandono, appare ormai evidente a chiunque che il Palazzo dei Congressi non rappresenta più un’infrastruttura strategica né funzionale per il nostro territorio. Continuare a difenderlo oggi significa difendere un’idea fallita: un progetto che non ha mai prodotto risultati concreti né benefici reali per la comunità. Costato oltre 25 miliardi delle vecchie lire di denaro pubblico, il Palazzo dei Congressi è stato per decenni oggetto di annunci, promesse, studi preliminari e dichiarazioni di intenti, senza che si sia mai arrivati a un piano serio e operativo di rilancio. Nessun investimento strutturale, nessuna visione credibile, nessuna reale assunzione di responsabilità politica. Nel frattempo, la realtà è sotto gli occhi di tutti: una grande struttura in cemento armato che, dopo 45 anni, mostra evidenti segni di degrado e di mancata manutenzione. Il cemento armato non è eterno e, senza interventi costanti, diventa un problema di sicurezza, sostenibilità e costi crescenti. Oggi non siamo più di fronte a una semplice incompiuta, ma a un manufatto che rischia di trasformarsi in un fardello strutturale, economico e ambientale.
Il Palazzo dei Congressi è ormai una vera e propria cattedrale nel deserto: un corpo estraneo che deturpa il paesaggio e grava sulle finanze pubbliche senza produrre alcun ritorno economico, sociale o culturale. Continuare a considerarlo un “potenziale” significa ignorare deliberatamente quarantacinque anni di fallimenti. È necessario avere il coraggio di dire la verità: questo progetto è stato superato dalla storia, dai bisogni reali del territorio e dalle condizioni strutturali dell’edificio stesso. Ogni ulteriore rinvio, ogni difesa ideologica di questa struttura, rappresenta soltanto un nuovo spreco di tempo e risorse. Il dibattito non può più essere se “salvare” il Palazzo dei Congressi, ma come liberare il territorio da un’eredità pesante, figlia di scelte sbagliate e di decenni di immobilismo. La Regione ha grandi responsabilità: per anni non ha fatto nulla per rendere operativa questa struttura. Il cantiere è stato segnato da problemi continui e oggi ci troviamo di fronte a un edificio dai costi di gestione insostenibili, tanto che nessun soggetto privato si è mai fatto avanti per assumerne la gestione. Servono decisioni nette, basate su dati reali e sull’interesse collettivo, non sull’illusione di un rilancio che, nei fatti, non è mai esistito.

*consigliere comunale e presidente della Commissione consiliare Ambiente
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