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Marco Lombardi 11:15
L'opinione di Marco Lombardi
C’era una volta il cameriere fiero del proprio mestiere


C’era una volta il cameriere fiero del proprio mestiere, capace di accogliere i clienti con un sorriso autentico. Oggi quel sorriso è spesso una maschera di stanchezza. Mentre la narrazione corrente continua a ripetere che la carenza di personale sia colpa della pigrizia delle nuove generazioni, la realtà sul campo racconta una storia diversa: il settore è cambiato, le condizioni sono diventate insostenibili e la passione è stata soffocata da ritmi opprimenti. In una città turistica siamo tutti collegati. Aeroporto, trasporti, negozi e ristorazione fanno parte dello stesso ingranaggio. Se crolla la qualità del lavoro in un settore, ne risente inevitabilmente l’intera economia dell’accoglienza.
La scomparsa della "vecchia guardia" e il dramma degli over 40. Il cuore del problema risiede nella radicale trasformazione del lavoro nei ristoranti. Negli anni, le ore richieste sono aumentate a dismisura, superando i limiti contrattuali senza adeguate retribuzioni. A gravare sui dipendenti vi è soprattutto il fenomeno delle "mansioni jolly": si viene assunti per la sala, ma ci si ritrova a fare le pulizie, i lavapiatti o la cassa. Questa flessibilità esasperata ha creato un cortocircuito occupazionale che colpisce duramente i professionisti della "vecchia guardia", i lavoratori over 40. Oggi molti commercianti pretendono ritmi e mansioni totali che sviliscono la professione e il risultato è che i camerieri esperti, coloro che hanno fatto la storia dell’ospitalità e che giustamente pretendono il rispetto dei contratti e della propria dignità, vengono tagliati fuori dal mercato e non trovano più spazio. Giovani mandati allo sbaraglio: serve formazione. Dall’altro lato della bilancia ci sono i giovani stagionali, spesso utilizzati per tappare i buchi d’organico ma privi di qualsiasi tutela o preparazione. I ragazzi vanno tutelati perché assistiamo a situazioni in cui i giovani vengono presi, potremmo dire, direttamente dalla strada e catapultati in sala: "vai e servi", senza alcuna formazione strutturata. Svolgono mansioni che non hanno mai fatto prima, senza una guida. Non è così che si costruisce il futuro del turismo. Il mestiere non è più una scelta dettata dall’amore per l’ospitalità, ma un puro mezzo di sopravvivenza economica che porta rapidamente al burnout. Le proposte: sgravi fiscali, legalità e il supporto della politica locale. Per uscire da questa crisi che penalizza sia i giovani stagionali sia gli over 40, evidenzio la necessità di unire le forze tra l’azione sociale di Mio Italia e il supporto politico della Lega ad Alghero, portando le istanze del comparto direttamente sui tavoli istituzionali. Tra le priorità: corsi di formazione obbligatori e retribuiti per i ragazzi, ma soprattutto un forte incentivo economico per le imprese virtuose. Chiediamo ulteriori modifiche agli sgravi fiscali importanti per le aziende già in uso, con un focus specifico per l’assunzione e il reinserimento degli over 40, per permettere ai ristoratori onesti di usufruire di un personale qualificato senza essere strozzati dai loro contributi conclude. Difendere il turismo ad Alghero significa anche combattere l’abusivismo che fa concorrenza sleale, garantire i collegamenti del nostro aeroporto e proteggere il commercio locale. Se non restituiamo dignità a chi lavora dietro le quinte, perderemo definitivamente la cultura dell’ospitalità sarda.

*Marco Lombardi, referente per la Regione Sardegna di Mio Italia
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