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Cor 17:05
“Don Carlo”, debutto a Sassari
Dalla Spagna di Filippo II ai conflitti tra amore, potere e religione: l’incontro “Alla scoperta dell’opera” ha introdotto il pubblico al capolavoro di Verdi, in scena il 30 ottobre e il 1° novembre al Teatro Comunale. Un titolo mai rappresentato in città e assente dalla Sardegna da 25 anni.


SASSARI - Un amore impossibile, il potere, la ragion di Stato e l’Inquisizione nella Spagna di Filippo II. Ma anche una partitura che segna una svolta nel linguaggio musicale di Giuseppe Verdi in cui anche l’orchestra diventa protagonista del dramma. Sono questi alcuni dei temi emersi nel foyer del Teatro Comunale di Sassari durante l’incontro "Alla scoperta dell’opera", dedicato all’opera Don Carlo, in scena il 30 ottobre e 1° novembre all’interno della stagione 2026 dell’Ente de Carolis.

Coordinato dal direttore artistico Alberto Gazale, l’incontro ha guidato un pubblico numeroso e partecipe tra storia, musica e teatro, attraverso gli interventi del presidente Antonello Mattone, del direttore d’orchestra Federico Santi e del regista Ognian Draganov. A dare ancora più fascino alla serata le esibizioni dei cantanti del cast che hanno regalato alcuni "assaggi" facendo crescere l’attesa per il debutto sassarese del capolavoro verdiano.

Mai presentato in città e assente dalla Sardegna da 25 anni, dopo l’ultima produzione al Teatro Lirico di Cagliari, Don Carlo costituisce una delle sfide più impegnative della stagione 2026. A ricostruire il contesto storico e letterario dell’opera è stato Mattone, che si è soffermato sulla figura di Filippo II, tratteggiando il rapporto tra monarchia e religione e le origini del dramma, ispirato alla tragedia di Friedrich Schiller. Al centro della vicenda l’amore impossibile tra l’infante Don Carlo ed Elisabetta di Valois, divenuta per ragioni dinastiche moglie di suo padre, sullo sfondo delle aspirazioni di libertà delle Fiandre e dell’autorità dell’Inquisizione.

«L’edizione del 1884 che proponiamo è caratterizzata da un’atmosfera cupa, segnata dal dolore e da un amore infelice», ha osservato Mattone, richiamando anche il rapporto conflittuale di Verdi con il potere ecclesiastico nel clima risorgimentale in cui lo Stato pontificio ostacolava l’unificazione italiana. «Nel passaggio dal dramma di Schiller al libretto operistico, la vicenda subisce trasformazioni e semplificazioni, ma conserva la forza del conflitto tra coscienza individuale, autorità politica e potere religioso».
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