L'imprenditore algherese sottolinea con favore la decisione dell’artista di non firmare le divise per il summit autunnale. «Orgoglioso per un’icona vivente del popolo sardo»
ALGHERO – Proseguono le polemiche nate attorno alla decisione di spostare il G8, in programma luglio, da La Maddalena a L’Aquila, con il conseguente spostamento del summit autunnale sull’ambiente nell’isola sarda. Come noto, lo stilista algherese Antonio Marras ha
deciso di non firmare le divise per le hostess e per gli stewarts della manifestazione ed il primo plauso alla sua scelta arriva da Enrico Daga, noto imprenditore e consigliere comunale catalano.
In un Primo Maggio considerato dal rappresentante dell’Opposizione cittadina come «triste per i sardi, per gli italiani e per la comunità internazionale», la spinta a scrivere una lettera aperta a Marras è arrivata dall’aver letto su Alguer.it la sua rinuncia. «Mentre rileggo sul nostro quotidiano telematico la notizia della tua rinuncia a firmare le divise per il summit sull’ambiente d’autunno alla Maddalena, decido di scriverti queste poche righe, di getto, accompagnate da un sospiro di sollievo. In questi ultimi giorni si sono “sprecati” fiumi di inchiostro, ed altri in futuro ne verranno versati per gridare allo scandalo. In molti, giornalisti, politici, opinionisti, gente comune, cercheranno di descrivere lo stato d’animo di un popolo che si sente mortificato, annichilito, umiliato, per le ferite che in questi ultimi giorni lo Stato patrigno ha inflitto ai suoi figli sardi. Lo spostamento del G8, è una di queste. Il baratto tra un'emergenza superiore ed un'altra meno importante (chi ne stabilisce il grado!?)».
Tutto questo, secondo Daga viene descritto come meglio non si potrebbe, col gesto di Antonio Marras. «Il tuo passo indietro, restituisce e riassume l’orgoglio, la storia, la forza e la dignità di un popolo. Sono felice che un’artista conosciuto come tu sei, in un’epoca dove gli interessi personali, la notorietà, e le occasioni per rendere servigio al potente di turno non vengono mai sprecate, abbia trovato la forza (e credo la spontaneità) di dire no. Quando si è grandi, veramente, non si ha paura di dire no. E’ un no fiero – prosegue Enrico Daga - educativo, schietto, salvifico. E’ un no che fa gonfiare il petto di noi tutti. Ci fa sperare, ci ricolloca in una dimensione di popolo vero. Soprattutto ora che la classe dirigente sarda tentenna al cospetto dei propri “superiori”».
La chiusura della missiva è un grazie allo stilista algherese. «Ti ringrazio Antonio Marras, certo che non sarò il solo a farlo, da oggi non sarò “solamente” orgoglioso di te in quanto concittadino di un grande del Made in Italy, ma di un’icona vivente del popolo sardo».
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