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Red 15 maggio 2009
Sassari, il documento di crisi
Di seguito il documento integrale sullo stato di crisi della Sardegna Nord Ovest, che il presidente della Provincia di Sassari, Alessandra Giudici, ha illustrato nel corso degli Stati Generali


SASSARI - Stati Generali del Nord Sardegna a raccolta in Provincia. Di seguito il documento integrale sullo stato di crisi della Sardegna Nord Ovest, che il presidente della Provincia di Sassari, Alessandra Giudici, ha illustrato nel corso degli Stati Generali di questa mattina, alla presenza del presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci.

La Provincia di Sassari affronta una situazione di crisi senza precedenti. I segnali d’allarme si moltiplicano col passare dei giorni, indicando una situazione ormai al collasso e destinata – se non si porrà un freno all’emorragia occupazionale e produttiva – a degenerare anche dal punto di vista sociale. Conosciamo tutti i mali endemici di un sistema economico locale che vive in stato di affanno già da alcuni anni, ma non ci stancheremo mai di ribadirli, elencarli e sottoporli all’attenzione di chi – a livello regionale e nazionale – ha il dovere di ascoltarci e di fare quanto possibile per arginare la difficoltà e promuovere il rilancio di un territorio che ritiene di avere comunque uomini e mezzi per puntare a uno sviluppo duraturo, che consenta alla Provincia di Sassari di riacquistare una condizione di stabilità economica e sociale oggi fortemente in discussione. L’origine della crisi che stiamo vivendo non è poi così recente. Lo stato di coma della nostra economia è stato conclamato già nel 2007, quando l’eccezionalità della situazione ha imposto a tutti gli attori istituzionali, sociali, politici, economici e culturali di quest’area di mettere da parte le questioni di cuore e di appartenenza politica per chiedere a Cagliari un intervento straordinario che mettesse riparo a un disagio sempre più diffuso. È del 19 aprile del 2007, infatti, la sottoscrizione dell’intesa istituzionale tra Regione e territorio in cui si diceva a chiare lettere che doveva diventare obiettivo comune – e strategico per il bene di tutta la Sardegna – la creazione di un sistema territoriale coeso e solidale che favorisse lo sviluppo delle attività produttive coerente con le vocazioni del territorio e dell’ambiente della Provincia, la creazione di un moderno sistema di infrastrutture materiali e immateriali, il rispetto della sostenibilità ambientale nell’attuazione degli interventi e nell’utilizzo delle risorse naturali, lo sviluppo dell’economia anche col sostegno alle imprese che investono su ricerca e innovazione industriale, le iniziative per lo sviluppo locale, perseguendo l’integrazione fra il comparto del turismo e le attività produttive del territorio, specie nel settore agroalimentare e artigianale, la tutela e la valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici. In quell’intesa, di cui oggi chiediamo a gran voce il rispetto e la realizzazione, erano indicati anche alcuni interventi che ancora adesso – a distanza di due anni – restano lettera morta. Si parla di infrastrutture: dalla realizzazione della Alghero – Sassari – Olbia all’ammodernamento della 131, dall’implementazione del sistema viario dell’interno ai collegamenti tra quelle stesse aree e la costa. Si parla della realizzazione dell’accordo di programma per la chimica, dello sviluppo dell’accordo di programma Prokemia. Si parla della riduzione dei prezzi dell’energia per l’industria chimica e della necessità di imporre ai proprietari di Fiume Santo, qualunque sia il loro nome, di confermare gli impegni assunti a suo tempo da Endesa: dalla realizzazione della centrale a ciclo ipercritico da 410 MW e futura conversione a metano per una produzione equivalente a quella di un gruppo a carbone alla dismissione dei gruppi 1 e 2 a olio combustibile. Si parla di trasporti: dal sostegno per lo sviluppo dell’aeroporto di Alghero e la realizzazione di un sistema aeroportuale regionale integrato alla continuità territoriale per il collegamenti tra Porto Torres e l’Asinara. E si parla ancora di ricerca, cultura, istruzione, ambiente, turismo, sanità, politiche sociali e politiche per la casa. È quell’intesa la prova più lampante del fatto che il territorio della Provincia di Sassari e i suoi attori istituzionali, politici, sociali, economici e culturali conoscono bene i problemi e sanno quali sono le cure di cui il sistema economico locale ha urgente necessità. Eppure da allora poco o niente è cambiato. Anzi, nel giro di questi ultimi mesi abbiamo assistito al tentativo – cui ci opporremo fino all’ultimo – di smantellare la chimica. È l’unica, vera realtà industriale esistente nel nostro territorio, e vogliono privarcene – dopo avercela imposta per sessant’anni – senza darci una valida alternativa o una prospettiva di riconversione delle aree sfruttate sino a oggi. La levata di scudi degli ultimi mesi ha significato che al territorio non è sfuggita la portata drammaticamente storica di ciò che sta avvenendo sulle nostre teste. Sulle teste dei lavoratori, anzitutto, che sono i primi a pagare per le decisioni prese altrove, a nostra insaputa. Sono le lavoratrici e i lavoratori che oggi rischiano seriamente il proprio posto di lavoro, il primo motivo per cui oggi siamo qui, pronti a portare avanti questa battaglia fino in fondo. Lo dobbiamo dire senza tentennamenti: il Nord Ovest Sardegna non vuole la fine del petrolchimico. Sarebbe un vero disastro. Ma vogliamo anche che cessino gli atteggiamenti pirateschi di un’industria che da questo territorio ha avuto tutto e oggi se ne vuole andare senza pagare il conto. Non lo permetteremo. Non esiste risarcimento per chi ha accolto l’industria come un miraggio, come la prospettiva di una crescita economica e occupazionale che oggi, di colpo, rischia di essere azzerata. Ecco perché noi non chiediamo il conto ma chiediamo, e lo facciamo con tutte le nostre forze, che la chimica vada avanti. Tra l’altro, quello di Porto Torres è un polo d’eccellenza, sia per l’adeguatezza degli impianti che per la professionalità e la serietà dei nostri lavoratori. C’è il petrolchimico, ha segnato profondamente la nostra terra, la nostra economia, il nostro tessuto sociale. Appartiene alla nostra cultura economica e ne paghiamo anche i danni dal punto di vista sanitario. In cambio, c’è chi pensa di poter andare e tornare a piacimento. Non lo permetteremo. Oggi il territorio è compatto, solidale. Abbiamo ritrovato la giusta compattezza sull’onda del sentimento di rabbia prodotto dal modo in cui ci siamo sentiti trattati e di preoccupazione di non sapere più cosa sarà di noi. Soprattutto, di non sapere più chi sta decidendo il nostro futuro e perché ritiene di poterlo fare senza neanche chiedercelo. Da qualche mese viviamo in apprensione per le sorti della chimica, senza sapere più nulla sullo stato di attuazione delle intese, degli accordi e degli impegni assunti nei nostri confronti. E come se non bastasse, nel giro di poche settimane abbiamo dovuto subire nuovi attacchi, vere e proprie minacce a ogni chance di sopravvivenza di questo territorio. Dal trasferimento del G8 a L’Aquila alla mancata realizzazione della Sassari-Olbia, dalla promessa non mantenuta di cambiare la legge elettorale per le elezioni europee alla situazione di Tirrenia. Senza dimenticare l’incredibile numero di aziende – imprese di grandi, medie e piccole dimensioni – che rischiano di chiudere e lasciare a casa i propri dipendenti. Gli Stati Generali della Provincia di Sassari si sono riuniti anche una settimana fa, a seguito del precipitare della situazione in cui versa la Sardegna Nord Ovest sul piano occupazionale, economico e sociale. Il tessuto produttivo e l’economia locale sono oggi gravemente compromessi. I diversi episodi cui si è fatto esplicito riferimento ha concorso in queste ultime settimane a far innalzare pericolosamente il livello di esasperazione dei lavoratori e di chi li rappresenta nei sindacati, nelle associazioni di categoria e nelle istituzioni. Dal dibattito, proseguito anche nei giorni successivi a quell’incontro, è emerso chiaramente che non c’è più tempo per analisi o impegni generici. Servono risposte urgenti e chiare. Chiediamo che la Regione faccia la propria parte, confermando il rispetto degli impegni assunti in passato e stando al fianco di questo territorio per sostenere le ragioni che a Roma non vengono ascoltate. Serve che la Regione si assuma piena responsabilità di quanto è nelle proprie competenze, ma non solo. Serve che sia la Regione, e chi la governa, a guidare una protesta civile ma molto determinata nei confronti di Roma e del governo nazionale. Noi tutti, senza guardare ad appartenenze politiche che di fronte agli interessi di questo territorio passano decisamente in secondo piano, annunciamo sin da ora di essere pronti ad aderire a qualsiasi forma di sciopero o mobilitazione che le organizzazioni sindacali hanno già annunciato di voler intraprendere.
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19:05
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