A Porto Torres Clemente Mastella apre il primo congresso provinciale UDEUR-Popolari
PORTO TORRES – La visita di Clemente Mastella in tour nel sassarese, catalizza l’attenzione dell’agone politico regionale. Reduce dalle recenti fibrillazioni nella GAD nazionale che ha richiesto un intervento dedicato dell’ex Presidente della C.E. R.Prodi, leader dell’Alleanza di centrosinistra, Mastella ha raccolto a se gli stati generali dell’UDEUR Sardegna, mai come in questi giorni sull’onda della ribalta mediatica. L’occasione è data dall’apertura del primo congresso provinciale UDEUR-Popolari, celebratosi a Porto Torres, presso l’hotel Libyssonis domenica sedici gennaio. Per nulla affaticato dalla fitta agenda pre elettorale e dalla querelle innescata, il leader, prima delle vele spiegate, poi dell’attuale campanile, simboli accompagnati nell’anima, dall’onnipresente scudo crociato, appare uno e trino nella sua smagliante forma polifunzionale.Segretario leader indiscusso del partito, vice presidente della Camera dei deputati (autosospesosi nel solo giorno della lapidazione verbale scagliatagli dai suoi “amici” di coalizione), nonché sindaco di Ceppaloni, suo paese natale.
Il saluto d’Antonio Satta, responsabile nazionale ee.ll. del partito, apre ufficialmente i lavori del congresso con una scaletta d’interventi scompaginata dal forte ritardo rispetto l’ora prevista. Non capita tutti i giorni un’assise a questi livelli, soprattutto in un momento d’espansione della piccola quanto animosa forza di centro. E’ proprio il centro, zona discussa agognata da tutti gli schieramenti in campo, terra di conquista dove si decidono gli equilibri e calamitano gli aghi di delicate bilance politiche. In un parterre affollato oltre modo, più d’ogni altra rosea previsione per gli organizzatori, sono due i momenti politicamente forti. Riscaldano i congressisti ed i presenti, moltissimi rimasti in piedi, per oltre due ore di dibattito. Un emozionato quanto determinato Enrico Piras, presidente provinciale UDEUR, nella relazione introduttiva ripercorre l’itinerario politico personale e del territorio che con alterne vicende, l’ha condotto a quest’importante appuntamento politico.
La sua appassionata prolusione parte dal 1978, simbolico debutto della personale carriera politica incoraggiata dalla tragica scomparsa d’Aldo Moro, supremo testimone d´acume politico istituzionale. La sua eredità unita a quella dei padri cattolici popolari, De Gasperi, Dossetti, Sturzo, La Pira, è disinvoltamente rivendicata da tutti i relatori alternatisi al palco. Probabilmente consci che sino ad oggi, per buona pace di tutti, nessun veggente possa riprodurre una loro attuale opinione a viva voce.
Nel saluto ufficiale della città dal Presidente del Consiglio Comunale ("...almeno per ora..."- sottolinea- Piras), un chiaro riferimento alla crisi istituzionale in cui annaspa l´attuale giunta municipale locale. Prevede addirittura lo scioglimento consiliare, sicuro d’elezione amministrative anticipate anche per il comune turritano.
Nella desolante analisi sociale del territorio rivendica quella vocazione industriale, fiore all´occhiello della manifattura sarda anni ´70. Invocato uno sforzo d´intenti per ripristinare quell´economia da dodicimila stipendi che nel petrolchimico di Rovelli, era tutta l´economia sassarese. Un punto fermo recepito anche dall´On. Nuvoli, ultimo rinforzo di peso, nelle file uduerrine, che replicherà dopo la conclusione del segretario nazionale. La platea infiamma in ovazione quando dell´amarcord identitario di un partito (quello popolare) negatosi all´evoluzione maggioritaria bipolare, resta con orgoglio quello dei democristiani.
La conclusione di Mastella è anticipata da una serie d´interventi della nomenklatura centrista locale. Fra questi F.Piretta Psdaz, Pino Giorico ex sindaco d´Alghero, consigliere regionale UDEUR, Tore Cossetto esponente Margherita. Replicando a quest´ultimo, Mastella sciorina nell´avvolgente dialettica di cui dispone, la consegna al neo parlamentino popolare che nascerà nel pomeriggio, quando è già in volo per Roma.
Uniti nella diversità, difendendo a spada tratta il centro tratteggiato dallla sinistra e resistendo ad ogni tentazione egemonica. Una politica ripensata per la gente impoverita culturalmente, ma soprattutto economicamente. Una summa di buone intenzioni condite da richiami evangelici, cui il buon Clemente attinge a larga spanna.
L´orgoglio d´essere democristiani, tolleranti ma esigenti nella propria identità, a costo di competere da soli. Lo stesso concetto che ripeterà nei reiterati confronti nazionali e periferici con gli alleati di turno nei prossimi giorni. "Insieme alla gente al servizio della politica". Così almeno recita l´antifona esposta.
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