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S.A. 16 febbraio 2011
Sardegna "high cost", l´italiano scappa
I turisti affezionati ad Alghero e alla Sardegna rinunciano per i prezzi troppo elevati dei trasporti marittimi e aerei per la prossima stagione estiva. La dura critica del Presidente del Consorzio Turistico Riviera del Corallo


ALGHERO - Le temperature fredde non ispirano pensieri estivi ma la voglia e soprattutto l'esigenza di preventivare una vacanza obbliga a muoversi d'anticipo. Gli amanti della Riviera del Corallo e della Sardegna in generale, la sognano durante i mesi invernali ma in molti non possono permettersela in alta stagione.

«Ho la fortuna di venire ad Alghero – scrive un lettore - anche fuori stagione turistica ed utilizzo l'aereo per questi spostamenti, però, per le vacanze estive ho bisogno di avere l'auto e quindi uso il traghetto. Quest'anno facendo i preventivi con le varie compagnie di navigazione ho trovato i prezzi quasi triplicati». Nella ricerca del signore, riferita allo stesso periodo di luglio, per 4 persone con cabina e auto (andata e ritorno), «i prezzi variano da 700/900 euro a seconda della compagnia e della tratta, rispetto ai circa 300/350 euro degli anni passati».

Ampliando l'indagine ad un arco temporale più ampio (ma sempre in alta stagione) e basandosi sulla collaborazione delle agenzie di viaggi, emerge un aumento indiscusso, praticamente raddoppiato, ma riscontrabile già dall’estate 2009. «A chi dobbiamo questa politica tariffaria dei trasporti marittimi? – si chiede il turista -. Allo Stato? Alla Regione Sardegna? Alle compagnie di navigazione? Forse è stato tagliato il contributo per la continuità territoriale? A chi spetta fare politiche incentivanti del turismo? Chi ci guadagna o quali interessi ci sono a mantenere il prezzo così alto?». La prima risposta (delle agenzie) è che il regime tariffario di continuità negli spostamenti in mare praticamente sparisce durante il periodo estivo.

Altre considerazioni attinenti all'argomento le fornisce chi nel settore turistico vive (o vorrebbe farlo) tutto l'anno: Stefano Visconti, albergatore e presidente del Consorzio Turistico Riviera del Corallo. «Un braccio di mare - dice - ad appannaggio di due compagnie navali che, orfane dell’azione calmieratrice della Tirrenia, operano in un regime pressochè privo di concorrenza. Il risultato è che il prodotto turistico sardo perde di competitività , nonostante da tempo si cerchi di puntare su tipicità e qualità». Stavolta è lui a domandare: «per quale motivo un consumatore dovrebbe orientarsi sulla scelta di un prodotto, quello nostrano, tipico e di qualità quanto si voglia, ma pesantemente gravato alla voce costo del trasporto?». La risposta alla politica che le scelte le dovrebbe fare prima degli altri.

Spostando, invece, l’attenzione sul trasporto aereo, Visconti si dice soddisfatto che, «attraverso la compagnia low-cost leader in Europa, Ryan Air, a seconda dei periodi dell’anno e dell’indice di occupazione degli aeromobili, è possibile atterrare al Riviera del Corallo a prezzi davvero interessanti». Tuttavia, sottolinea che «le note dolenti che arrivano dall’inevitabile paragone con l’altro scalo, obbligatoriamente limitato alla sola compagnia irlandese: Cagliari. Mentre l’aeroporto catalano registra, 2011 su 2010, l’incremento di una tratta interna e un numero maggiore di frequenze sulle tratte esistenti, quello cagliaritano può vantare una crescita consistente sia di rotte interne che estere».

«Tutto ciò considerato - aggiunge - non possiamo ritenere confortante l’ipotesi che, per effetto di collegamenti low-cost internazionali e a causa dei costi esagerati degli altri collegamenti col resto d’Italia, la nostra isola sia destinata ad essere ad appannaggio principalmente di utenze straniere, che peraltro ancora non hanno legami forti con la nostra destinazione e alle quali comunque il comparto turistico dedica attenzione massima. Al contrario, è noto che l’italiano indica la nostra terra meravigliosa come la meta n°1 desiderata per le vacanze e che questa convinzione sia radicata e forte».

D’altronde gli scenari della continuità territoriale sono a dir poco vaghi e incerti e le conseguenze sono tutte a discapito del traffico interno nell’isola. Lo ricorda Visconti: «trascurare volutamente il mercato nazionale significa chiudere le porte in faccia a ospiti interessati che avrebbero maggiori caratteristiche di fedeltà senza troppi investimenti in pubblicità».

Nella foto: Stefano Visconti
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