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A.B. 7 marzo 2011
Scuola di Polizia a Burgos: Interviene Cocco
«Basta con le parate, lo Stato rispetti le promesse e crei posti di lavoro», ha dichiarato l’esponente dell’Italia dei Valori


BURGOS - «Sarebbe dovuto essere un giorno di grande festa per le popolazioni di Burgos e dell’intero territorio del Goceano per un sogno che finalmente si avvera dopo le battaglie di nove lunghi anni. Purtroppo non è stato così: solo pochi intimi erano a conoscenza dell’evento». Lo afferma il consigliere regionale dell'Italia dei Valori Daniele Secondo Cocco, a proposito dell'inaugurazione della Scuola interforze di Polizia a cavallo nella Foresta di Burgos.

«Sconcerta il fatto che i sindaci del Goceano, il presidente della comunità montana e rappresentanti istituzionali provinciali e regionali non siano stati invitati, come se quel compendio territoriale di grandissimo pregio ambientale sia diventato colonia dello Stato che non vuole condividere con le popolazioni locali, uniche vere proprietarie, le aree messe disposizione per realizzarne una struttura che finalmente dia risposte occupazionali a un territorio in agonia da sempre. Si era parlato di un piano di rinascita per Burgos e per l’intero Goceano – prosegue l'esponente dell'Idv - ma non si parla più di quei posti di lavoro. Artieri ippici, manutentori e operai generici, che avevano ricevuto precise garanzie sulla loro assunzione nella scuola, non sono più disponibili ad aspettare».

«Quello di oggi rappresenta un gravissimo sgarbo non solo contro le istituzioni del territorio ma soprattutto contro le popolazioni che tanto si aspettavano sia dalla scuola che dal riverbero positivo che questa avrebbe creato all’interno della comunità. Purtroppo l'atteggiamento del ministero dimostra ancora una volta la scarsissima considerazione per gli abitanti dei piccoli territori e per i rappresentanti delle istituzioni locali: la tanto agognata integrazione tra Stato e comunità non è certamente agevolata da atti come questo. A Roma si sappia che il Goceano e Burgos non hanno bisogno di parate e di propaganda ma di atti concreti. E in questo momento gli atti concreti possono essere rappresentati soltanto dalla risposta alle aspettative occupazionali dei nostri disoccupati».
Commenti
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