Un solo boccone della compagnia di navigazione. Regione Sardegna al palo, apprende dall'Ansa della cessione. Durissimo l´intervento di Giacomo Sanna. La Compagnia Italiana di Navigazione compra ufficilmente Tirrenia. Certo il ricorso alla Corte Costituzionale
ALGHERO - E' ufficiale. La Compagnia Italiana di Navigazione (Cin), acronimo che sa molto di Cai (ricordate l'affaire Alitalia), ha firmato il contratto di acquisizione del ramo d'azienda di Tirrenia (380 milioni). I soci di Cin, Marinvest, Grimaldi Group e il gruppo Moby, hanno deciso di procedere con l'acquisto della compagnia statale salvaguardando per il futuro la continuità territoriale e i livelli occupazionali. Lo rende noto un comunicato della nuova compagnia di navigazione italiana.
Il contratto sarebbe stato firmato dal commissario straordinario di Tirrenia, Giancarlo D'Andrea, e dall'amministratore delegato di Cin Ettore Morace e prevede l'acquisto del marchio Tirrenia, di 18 navi e delle linee attraverso la convenzione che verrà stipulata con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Esclusi dall'acquisizione rimarrebbero la Siremar, i fast ferries, le proprietà immobiliari e le opere d'arte.
Regione Sardegna al palo. In giornata la Regione aveva fatto sapere di voler entrare nel Consiglio di amministrazione della nuova Tirrenia, con pari dignità rispetto agli altri soci (almeno il 25%) e con diritti amministrativi speciali. Tutto rinviato. «Oggi - aveva detto l'assessore Solinas - la Regione siede da protagonista sul tavolo della contrattazione col Governo, con la Tirrenia e con gli armatori privati, come mai prima d’ora era accaduto. E ci presentiamo con l’idea di stabilire un nuovo punto di equilibrio tra pubblico e privato nel cabotaggio marittimo sulle rotte da e per la Sardegna, restituendo ai sardi il governo dei propri mari». Tutto da rifare per Cappellacci e Solinas.
Durissimo Giacomo Sanna (Psd'Az). «Oggi il Governo nazionale dà un altro schiaffo ai Sardi ed alla Sardegna - dice - regalando agli armatori privati la Tirrenia e cercando di mettere ai sardi le catene, rendendoli succubi di un cartello oligopolistico che di fatto metterà in ginocchio il sistema socio economico della Sardegna. A questo affronto è necessario rispondere con fermezza, portando lo scontro sino alle estreme conseguenze, percorrendo tutte le strade, prima fra tutte il ricorso alla Corte Costituzionale per il rispetto dell’articolo 14 comma 2 dello statuto».
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