Secondo una recente sentenza della Comunità europea avrebbe utilizzato un finanziamento pubblico nel rispetto della legge regionale ma alterando gli scambi comunitari
ALGHERO - La città di Alghero ed il territorio del Nord Ovest della Sardegna potrebbe perdere ulteriori 24 posti di lavoro, con gravi ripercussioni anche per altrettanti lavoratori non direttamente ed immediatamente coinvolti nella "vertenza Navisarda". Il riferimento è ai lavoratori che, da oltre venti anni, precisamente dal 1981, ovvero da quando la ditta Navisarda srl esercisce il servizio di traghettamento marittimo, svolgono il servizio di collegamento tra il porto di Alghero e la grotta di Nettuno. L'allarme lo lancia Arnaldo Boeddu, segretario regionale della Filt-Cgil.
La vertenza. La vicenda risale al lontano 1991, quando a Navisarda decise di acquistare una motonave, la Delfinus, grazie ai finanziamenti europei a tasso agevolato per la costruzione e successiva acquisizione di imbarcazioni destinate a traffico locale. Il tutto, si realizzò nei tempi e nei modi previsti dalla normativa, precisamente la ex legge regionale n. 20 del 1951, e la ditta Navisarda onorò non solo il debito contratto con la stipula del finanziamento pari a 595.000.000 milioni di lire, attuali euro 306.775,40 ma, anche gli interessi calcolati al tasso agevolato previsto allora e pattuito, ovvero per i soli primi tre anni di preammortamento.
Un fulmine a ciel sereno: Pare che la Comunità Economica Europea abbia sentenziato che, i prestiti richiesti e rilasciati nel rispetto della legge regionale sopracitata (L.R. n. 20 del 15-05-1951) alterino gli scambi comunitari e di conseguenza le ditte fruitrici del finanziamento debbono corrispondere le differenze di interessi oltre alla sanzione ed alle penali per infrazione. Per il momento il provvedimento momentaneamente e temporaneamente congelato per la richiesta di sospensiva da parte della Navisarda ma, qualora non intervengano fatti nuovi, la tragedia occupazionale si consumerà irrevocabilmente entro la fine di questa stagione estiva.
Arnaldo Boeddu chiede che le istituzioni locali, sindaco di Alghero e presidente della Provincia e soprattutto la Regione, facciano chiarezza e si attivino per evitare che 24 lavoratori e le rispettive famiglie perdano il posto di lavoro per la cancellazione di una realtà che produce risultati positivi da oltre trent'anni. «Vi sono ancora margini per poter ricorrere alla Commissione Europea che, dal canto suo, non ha rispettato essa stessa la sentenza dell'anno 2000 della Corte di Giustizia Europea ma, al fine di evitare un altro dramma occupazionale del territorio del Nord Ovest, le aziende non andrebbero lasciate da sole a far valere le proprie ragioni nei confronti di normative comunitarie peraltro in contrasto tra loro», conclude il segretario Filt-Cgil Boeddu.
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