In una fase decisiva per il proseguo della legislatura, con l'ennesimo rimpasto all'orizzonte, ecco l'intervista al politico algherese che più di tutti svolge un ruolo di primo piano a Cagliari, Mario Bruno
ALGHERO - Segnali evidenti di crisi nella Sardegna estiva. In tutti i campi, dall'economia al turismo, passando per la politica, mai così litigiosa e spesso inadeguata. Presidente di Regione auto-sospeso dal partito di appartenenza, giunta regionale azzerata dal tribunale amministrativo regionale perché incostituzionale, Cipe che riconosce all'Isola la metà dei fondi già stanziati nel 2008 e successivamente sottratti dopo le elezioni regionali. Insomma, ce n'è per tutti. Tra i più critici proprio il politico che, più di tutti, gioca un ruolo fondamentale a Cagliari, capogruppo del Partito democratico, in questi tempi davvero critico con il governo Berlusconi e il Governatore Cappellacci.
La Sardegna mostra sempre più i segni di una vera crisi economica e politica. Cappellacci si rivolge ad Angelino Alfano dopo aver incassato duri colpi da Tremonti, Matteoli e lo stesso Berlusconi. Che succede Mario Bruno?
«Cappellacci è al capolinea insieme alla sua Giunta. Ha fallito politicamente su tutti i fronti, soprattutto nel rapporto con lo Stato. Essersi identificato fin dalla campagna elettorale con Berlusconi, aver delegato a lui ogni azione per i sardi, le promesse fatte all'isola, G8, la Sassari-Olbia, vertenze entrate, patto di stabilità, Tirrenia, continuità territoriale, fondi Fas, la manovra di Tremonti, che uccide la nostra specialità, lo smantellamento della chimica, la Vinyls, insomma un fallimento dopo l'altro. Oggi il Presidente cerca un rilancio mediatico, cerca di porsi a capo di una rivolta contro quel Governo di cui è stato succube, servile e subalterno per due anni e mezzo. E non è credibile. Mentre il Consiglio all'unanimità censurava Tremoniti, lui gli chiedeva scusa. Ora è andato da Alfano, il segretario del partito da cui si è auto sospeso, uno sport di moda ormai da Alghero a Cagliari. E il Cipe che delibera un miliardo per la Sardegna, contro i due che ci spettano, peraltro già deliberati dal 2008 come anticipazione Fas e poi revocate dopo le elezioni regionali. Insomma, Cappellacci è complice del Governo e del suo atteggiamento ostile, deve dimettersi non restituire tessere».
Il Pdl perde pezzi e in molti territori tanti amministratori cercano di riposizionarsi. Non sarà il preludio alla campagna elettorale? Il Centrosinistra non sembra pronto.
«Succede quando la nave affonda e le elezioni nazionali e regionali, oltre che quelle algheresi, sembrano ormai vicine. Il centrosinistra ha un progetto, ha un'idea di Sardegna e un'idea anche per la città di Alghero ed è quindi pronto all'alternativa, a Cagliari, come ad Alghero, come a Roma».
Anche ad Alghero c'è una situazione anomala.
«Ad Alghero possiamo dire che la minoranza oggi è al governo della città. Considero ormai l'esperienza Tedde alla fine, è un'era che si conclude. Non ci hanno certo trattato bene nemmeno con i fondi Cipe. Il programma attuattivo dei Fas, voluto da Soru, prevedeva 94 milioni (80 per il nuovo ospedale e 14 per l'aeroporto), ne abbiamo avuto solo quattordici. Sono certamente essenziali per lo sviluppo del territorio e dell'infrastruttura, ma non bastano».
Il sindaco Marco Tedde bussa in casa Udc e Fli e tra pochi mesi si adrà a votare. Una città che non vive il suo periodo migliore, il Pd che fa?
«Occorre innanzitutto concludere definitivamente l'era Tedde. Dieci anni di politica dell'apparenza. Bisogna farlo anche anticipatamente. E nel frattempo il Pd deve avviare da subito, un confronto programmatico per un'allenza forte e coesa. Che parta dal nocciolo duro del centrosinistra, occorre però un dialogo e un confronto più ampio che coinvolga il programma per la città del futuro. E poi arrivare alle primarie con un regolamento condiviso, non solo nel Pd ma in tutti gli altri partiti che formano e formeranno l'alleanza. Alleanza che si deve formare sul confronto programmatico».
E poi?
«E poi, dobbiamo dedicare i mesi di settembre, ottobre e novemebre al confronto, anche con il cuore pulsante della società civile, con i movimenti e le associazioni. E poi arrivare a dicembre alle primarie di coalizione, con un regolamento certo e condiviso. Primarie che devono essere una vera manifestazione democratica di popolo. Noi riteniamo che il Centrosinostra, il Partito democratico, e perchè no, anche con una coalizione allargata se ci sono le condizioni, possa ritornare al governo della città. E ritengo che sia anche quello che noi dobbiamo ai cittadini algheresi ed elettori algheresi».
Nella foto: Mario Bruno
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