All´indomani della pubblicazione del rapporto Istat sulle previsioni regionali della popolazione residente dal 2011 al 2065, il sindacato interviene sul futuro demografico della Sardegna, specchio della crisi e del mancato sviluppo
ALGHERO - «Il futuro demografico della Sardegna è purtroppo in linea con la drammatica crisi economica e sociale che pesa sulle condizioni di vita e di lavoro dell’Isola». All'indomani della pubblicazione del rapporto
Istat sulle previsioni regionali della popolazione residente dal 2011 al 2065, il sindacato Cisl interviene per descrivere «una situazione dell’Isola proiettata nel futuro del tutto preoccupante».
Ecco alcuni numeri: la popolazione dell’Isola, a fine anno 2011, è di 1.677.619 abitanti, con un tasso di natalità per 1.000 abitanti dell’8,0%, mentre il tasso di mortalità è pari all’8,8%, con un tasso di crescita naturale negativo (-0,8%). Il dato che va inoltre sottolineato è il progressivo invecchiamento della popolazione con un indice di vecchiaia al 2011 del 158,6%, che aumenterà progressivamente fino a diventare nel 2065 del 345,6%. La popolazione dell’isola aumenterà leggermente dal 2011 (1.677.619) al 2015 (1.681.302) grazie agli immigrati, ma dal 2016 sino al 2065 è destinata a ridursi per arrivare a quella data a 1.325.019 abitanti. Un aspetto positivo riguarda la speranza di vita che aumenterà per le femmine da 85,2 nel 2011 a 91,0 nel 2065, mentre per i maschi, attualmente 79,1, salirà a 85,4 nel 2065.
«I dati forniti dall’Istat - dice il segretario Mario Medde - riguardanti le previsioni della popolazione forniscono dunque un ulteriore elemento di riflessione per la politica, le rappresentanze sociali e le istituzioni sarde». «Si tratta - è l'invito del sindacato - di avviare da subito, già a partire dalla prossima finanziaria regionale, una serie di interventi mirati in favore della famiglia e della disoccupazione giovanile, che si inseriscano in sinergia con i provvedimenti nazionali all’interno di un più generale processo di riforma dello stato sociale».
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