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Il Quotidiano di Alghero 8 aprile 2012
Editoriale: Ora responsabilità, su via!
L´editoriale di Alguer.it


Si chiama «etica della responsabilità». È qualcosa di più di un principio morale, molto più impegnativa di una filosofia dell’onestà: per gli studiosi di politologia è la caratteristica su cui misurare l’efficacia di un politico di qualità. Perciò, anche se ci sembra di sprecare parole e aggettivi con relativi verbi e avverbi, non disperando sulla forza della virtù anche in politica, siamo costretti a sollecitare ancora una volta i candidati alla poltrona di sindaco e anche i candidati al consiglio comunale, di decidere in totale automomia di rendere pubblici i loro patrimoni, condividere i loro 740. Sarebbe una boccata di ossigeno per i cittadini di Alghero soffocati dalla politica degli scandali infiniti, degli arricchimenti truffaldini, dalla corruzione endemica, a livello nazionale.

Finora, se si esclude la falsa partenza sul voto a Cappellacci, Stefano Lubrano è riuscito a interpretare con molta responsabilità la sua campagna elettorale. Questo non toglie che prima o poi dovrà trovare un sistema per rendere trasparente e quindi responsabile anche il suo conflitto di interessi. Che colpo di teatro. A quel punto anche il migliore degli avversari sarebbe costretto a rincorrerlo! Per fare un esempio: troviamo giusta la richiesta al Commissario straordinario di non imporre la tassa di soggiorno. Sarebbe un autogol per Alghero. Ma se il candidato è anche un albergatore, purtroppo quella richiesta suona interessata. Anche se non lo fosse!

Perché dal momento che si è scoperto anche Bossi intento a rubacchiare, per comprare macchine al primo figlio e titoli di studio al secondo, l’ultimo baluardo della politica come passione ideale sembra miseramente crollato. Le colpe di Bossi infatti rischiano di ricadere su tutti i partiti. A voglia il povero Bersani di esibire il suo moderato stile di vita! Anche lui si deve difendere dai guai combinati da Filippo Penati in Lombardia, dalle «cozze pelose» di Emiliano sindaco di Bari, di Lusi truffaldino amministratore della Margherita in comproprietà con Rutelli… Il risultato è il crollo della fiducia nella politica dei cittadini. Basta vedere i sondaggi di Ballarò, ogni settimana, per capire che si è superato il punto di non ritorno.

E c’è poco da ridere! Perché anche se Bossi ha fatto sempre ridere, quel riso era un riconoscimento della sua astuzia e della complessità della sua azione politica. Sì, faceva ridere tutta la mitologia simbolica sul Po, sulla Padania, sul Carroccio, sul Matrimonio celtico e sulla camicia verde, ma alla fine anche i suoi più acerrimi denigratori non potevano far a meno di riconoscere che Bossi è stato l’unico politico dell’Età berlusconiana a porre un limite al potere di Berlusconi. Sia quando lo trattava da nemico, come quando se ne faceva complice. Insomma sembrava, anche ai più sofistici, che Bossi potesse rappresentare un modo, seppure barbaro, di fare politica seguendo una sua genuina «etica della responsabilità».

Ora invece tutta quella misteriosofia politica, massima teorica del cerchio magico, (consigliamo di leggere l’articolo di Filippo Ceccarelli sulla Repubblica di sabato 7 aprile) coltivata dalla moglie siciliana, corroborata da indebite appropriazioni al finanziamento pubblico delle spese politiche, lascia un tono amaro nel cuore e nella mente. Perché anche se Bossi sembrava da sempre una macchietta meridionale, a dispetto della sua ideologia settentrionale, il Federalismo è sempre stato una cosa seria. Certo, che potesse venire fuori dalle menti allucinate di Borghezio e Calderoli sono in molti ad averlo dubitato. Ma possiamo dire, senza vergogna, che guardandoli dal Nord della Sardegna un po’ li abbiamo invidiati. Una volta il federalismo, l’indipendentismo, la battaglia delle autonomie locali, rappresentavano la nervatura del dibattito politico in Sardegna. Ed era di sinistra la battaglia per l’autonomia. Da Lussu a Simon e anche a Mario Melis. E non era molto meglio di Bossi un estremista dell’indipendenza della Sardegna come Michele Columbu? Ricordate la marcia a piedi per attraversarla tutta, seguito dall’interesse di tutta la stampa nazionale. Quello di Bossi fu uno scippo. Andrebbe punito però chi si è lasciato derubare.

Anche la classe politica che ha governato da quasi vent’anni Alghero non è riuscita a fare della bandiera identitaria un valore culturale, uno strumento per allargare i propri orizzonti aprendosi agli altri ma anche imponendo la propria immagine storica culturale e politica. Il sogno di una Catalogna sarda crediamo sia perduto, e forse non è mai stato all’ordine del giorno. Ma Alghero può vantare risorse di grande valore. Sprecarle ancora sarebbe delittuoso. Ecco perché la sceneggiata messa che sta recitando senza copione il centrodestra, combattuto fra passato presente e futuro, incapace di trovare una via di uscita politica alla crisi di potere che ne vanifica le idee, quando mai riescono a manifestarsi, rischia di riverberare negativamente anche sul centrosinistra. La polemica sulla lista di Mario Bruno, si faccia o non si faccia, non illumina il percorso ancora accidentato che bisogna fare per arrivare a Sant’Anna.
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