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Red 22 aprile 2012
EDITORIALE | La lunga sfida finale
L´editoriale di Alguer.it


Che figuraccia! Con le cronache di Alguer.it abbiamo già seguito la sequenza delle notizie che di peggio in peggio hanno portato al più grande pasticcio prima delle elezioni: cioè riuscire a rinviarle. Non si può allora non essere d’accordo con Mario Bruno, vicepresidente del consiglio regionale per l’opposizione, il consigliere di Alghero impegnato con tutte le sue risorse politiche ed elettorali a sostenere il candidato del Pd scelto dal centro sinistra con le primarie per riconquistare il municipio: «La verità è che paghiamo una impressionante serie di pressapochismi, iniziati con la scelta sbagliata di spostare le elezioni amministrative, già previste in tutta Italia per il 6 maggio, e di non accorpare i referendum. In nome della specialità, ancora una volta mal interpretata, la Giunta ha fatto un pasticcio dietro l’altro e si è infine resa conto di non essere all’altezza di organizzare neppure le elezioni in 65 comuni sardi: dovrebbero andare a casa».

Ci permettiamo per completezza dell’informazione di ricordare non senza malizia che se le colpe di Cappellacci sono conclamate, anche le opposizioni e segnatamente il Pd, spinto da conflitti interni che da sempre lo agitano, ha di fatto contribuito a scansare la «giornata elettorale» che avrebbe consentito di sovrapporre comunali e referendum con un significativo risparmio di denaro pubblico. Lasciare tutto solo il voto referendario significa rischiare di sottrarlo al giudizio popolare, minando il raggiungimento del quorum. Influire con decisioni tecniche, peraltro costose e prive di ogni plausibilità politica, sulle regole e i tempi elettorali configura un uso scorretto della democrazia rappresentativa. E si capisce perché; fra gli otto referendum regionali, quattro abrogativi e quattro consultivi, a cui saremo chiamati a rispondere, due sono i punti qualificanti: in primo luogo la necessità di arrestare la proliferazione delle province destinate ad aumentare se non si comincerà a chiuderle, e in secondo la riduzione a 50 dei consiglieri regionali.

Determinare il fallimento del referendum, considerando l’astensione una terza opzione fra la democrazia del si e del no, significa lasciare alla «casta» un potere arbitrario nella regolamentazione della democrazia.
Purtroppo sfugge alla classe dirigente della politica sarda, che senza forti decisioni, la crisi della democrazia dei partiti potrebbe risultare irreversibile. Più volte abbiamo cercato di capire il gioco politico di Alghero confrontandolo con l’aria del tempo della nazione intera, come spesso abbiamo cercato viceversa di interpretare la crisi nazionale con gli occhi della politica locale. Perciò non ci sembra sbagliato sostenere che anche ad Alghero, soprattutto alla luce della esplosione della lega, delle magagne di Formigoni e via via tornando indietro alle ruberie di Lusi e ai teoremi di Penati, per fermarci alla storia della corruzione presente, sono necessari gesti simbolici che restituiscano alla politica la dignità perduta.

Non siamo fra coloro che spiegano i travagli della cronaca italiana ricorrendo alla teoria del complotto. Ma questo non ci impedisce di constatare che il pasticcio sfornato da Cappellacci, ad Alghero finisce per dare una mano allo schieramento del centro destra. Prendiamolo come un errore arbitrale. Come il gol di Muntari che, anche se era dentro, non può più cambiare la realtà della classifica del campionato. Ma dopo tanti contorcimenti, se finalmente il centrodestra riuscirà a dare corpo e forma alla sua coalizione, avrà molti giorni in più per presentare ai cittadini il proprio programma. Alcuni, malfidati però, sono al contrario convinti che il tempo in più invece per fare la pace e dare nuova compattezza all’alleanza potrebbe di nuovo essere usato per riprendere a litigare. In effetti il dissolvimento della lista Tedde e la campagna acquisti dell’Udc non sembrano indicare la giusta via per quell’unità indispensabile per una campagna elettorale così lunga e complessa.

Se Stefano Lubrano saprà imporre la sua agenda elettorale, come finora ha potuto fare in assenza del suo avversario principale, non è detto che il rinvio danneggi la strategia del centro sinistra. Una cosa cambia di sicuro: da oggi gli elettori di Alghero debbono cominciare a chiedere ai candidati di mettere a confronto con trasparenza i propri programmi. Un modo per capire. Un modo per decidere. Post Scriptum. Segnaliamo a voi lettori, che siete anche elettori, come nessuno dei candidati, ma nemmeno l'ex sindaco, assessori e consiglieri, abbia dato corso alla nostra proposta di rendere pubblici i loro redditi, così come hanno fatto i ministri, volontariamente, e i parlamentari, per legge.
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