Avevamo pensato di lasciare bianco lo spazio di questo editoriale, con la didascalia:
Spazio riservato a Giorgia Di Stefano. La candidata del movimento di Beppe Grillo ha infatti sviato la richiesta di una intervista sul
Quotidiano di Alghero. Pensiamo che si nasconderà ancora. Ma noi continueremo. È la parte sgradevole che ci dobbiamo assumere. Cercare di dare a chi ci segue tutte le informazioni necessarie per farsi un’opinione. Sono le regole della democrazia. Imperfette ma di migliori ancora non ne sono state inventate. E ci viene da sorridere all’idea di essere paragonati al gioco della politica dei partiti, come se fossimo il
Corriere della Sera oppure
Porta a Porta. Grillo esorta a non partecipare al «teatro della politica». Come aveva fatto già Berlusconi! Per esempio, sarebbe stato molto importante vedere in campo, per smontare il trucco dei referendum, dispiegarsi tutta la forza in rete di Cinque stelle. Se non ce lo vuole dire Giorgia Di Stefano ce lo potrebbe dire meglio Grillo. Grillo, dicono i nuovi politici dell’antipolitica, è il megafono del Movimento Cinque Stelle. Altrimenti chi ci darebbe retta. Così confessando di avere bisogno di una strategia di comunicazione fondata su una personalità carismatica.
E infatti, non sarà una sorpresa, se Grillo dovesse sbarcare ad Alghero profittando della sfasatura del turno elettorale sardo rispetto al turno nazionale. Certo sarebbe stato meglio se fosse arrivato invece per chiudere la campagna sui referendum. Sarebbe davvero un brutto scherzo della politica se il movimento che più parla di referendum per realizzare una nuova forma di democrazia diretta, avesse sottovalutato il referendum sardo. Viene presentato come un referendum contro la casta. Ma è stato politicamente messo in agenda dalla stessa casta. Per cui viene in mente il terribile sospetto che, separando il referendum dalle elezioni, si voglia rendere difficile un quorum che se raggiunto costringerebbe davvero la casta dei politici sardi a perdere molti dei loro ingiustificati privilegi. I quesiti riguardano l’abolizione delle province, la riduzione a 50 del numero dei consiglieri regionali, la abolizione dei consigli di amministrazione degli enti regionali... Ma di questo referendum la politica non sembra volersene occupare. Il quorum richiesto è del 33 per cento, ma non sembri basso perché è in pratica il 50 per cento di quelli che vanno a votare mediamente. E infatti già nel 2008 la Sardegna ha mancato il quorum su tre referendum, fra cui anche uno sull’acqua, proprio per il meccanismo elettorale che in ultima analisi penalizza l’uso dell’istituto referendario sancito dalla Costituzione italiana.
Che figura! Il problema sta tutto nei meccanismi che sovrintendono alla formazione delle opinioni individuali che poi vengono sancite in occasione del voto. La scarsa informazione produce un evidente difetto di decisione. Ecco perché è grave più di altre la defezione di Grillo rispetto alla centralità democratica dei referendum sardi. Ecco un modo per essere davvero contro tutte le caste di destra e di sinistra senza essere qualunquisti, populisti, demagoghi. Altro che inseguire il gioco delle preferenze profittando dell’aria che tira per piazzare in Sardegna qualche consigliere comunale. Ma via! Quei referendum, qualsiasi sia stato il gioco della casta, sono un’occasione per far sentire la voce dei cittadini. Funzionano come un sondaggio deliberativo, capace cioè di far entrare le opinioni e la loro formazione nel gioco delle decisioni democratiche. Cosa si dirà infatti se il quorum non dovesse essere raggiunto? Ecco i sardi non sono contro la casta. Non vogliono l’abolizione delle province. Se ne guardano bene dal voler la dissoluzione dei consigli di amministrazione delle società regionali...
Sarebbe stato un bel successo se la gente di Grillo fosse stata così lungimirante da sventare il tranello ordito dalla casta regionale. E che sollievo per il popolo sardo vedere la sua parte migliore, indipendentemente dalle scelte dei partiti, esprimersi con un volto deciso. Ecco cosa vorremmo chiedere a Grillo quando arriverà ad Alghero. E gli chiederemo anche cosa pensa della campagna, finora di scarso successo, di
Alguer.it che chiede ai candidati di fornire ai cittadini che sono anche elettori, la dichiarazioni dei loro redditi, così come hanno fatto i ministri del governo Monti. Noi confidiamo di trovare, prima della fine dei comizi elettorali per le comunali, una risposta adeguata. Che in attesa della risposta di Grillo siamo pronti ad ospitare la risposta di Giorgia Di Stefano. Intanto pensiamo che tutti dovrebbero convincere tutti ad andare a votare domenica. Più saremo e meglio staremo.
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