Gianfranco Ganau e il nuovo drettore della casa circondariale San Sebastiano, Francesco D´anselmo hanno sottoscritto un Protocollo d´Intesa per lo svolgimento di attività di mediazione linguistico - culturale a favore delle detenute e dei detenuti stranieri
SASSARI - L'obiettivo che mi sono prefisso, una volta visitate le celle è quello di creare all'interno di questo carcere un germoglio di umanità». É quanto dichiarato questa mattina dal nuovo Direttore della Casa circondariale di San Sebastiano, Francesco D'Anselmo nel corso dell'incontro a Palazzo Ducale con il Sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau. Venerdì mattina, Comune e Direzione del carcere di Sassari hanno sottoscritto un protocollo d'intesa per lo svolgimento di attività di mediazione linguistico - culturale a favore delle detenute e dei detenuti stranieri.
Un risultato importante, frutto del lavoro svolto all'interno della casa circondariale dal Garante dei detenuti, Cecilia Sechi presente questa mattina all'incontro insieme all'Assessore alle Politiche sociali, Michele Poddighe, alla responsabile dell'Area trattamentale, Maria Paola Soru e al vice Comandante della Polizia Penitenziaria, Pier Maria Basile.
«A fronte di una totale inadeguatezza della struttura carceraria - ha dichiarato il Sindaco di Sassari - fortunatamente le detenute e i detenuti possono contare su risorse umane preziosissime e altamente professionali».
«La firma di questo protocollo - ha aggiunto il primo cittadino - ben si inserisce all'interno di quel percorso di condivisione che da tempo abbiamo avviato insieme alla direzione del carcere, che noi consideriamo parte integrante della città». Il servizio di mediazione linguistico - culturale sarà attivo all'interno del carcere nelle prossime settimane grazie ad un operatore o operatrice dello Sportello degli Extracomunitari del Comune che per due ore alla settimana, ogni giovedì pomeriggio, presterà servizio all'interno della Casa circondariale.
L'amministrazione penitenziaria avrà il compito di agevolare l'attività degli operatori e di supervisionare lo svolgimento del servizio che nasce con un unico obiettivo: agevolare tutti coloro che operano dentro il carcere affinché possano comprendere al meglio le esigenze espresse dai detenuti stranieri, in particolare quelli privi di rapporti familiari, amicali o con le comunità stranieri di riferimento presenti in città.
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