Nella storia elettorale dell'Italia c'è una tradizione di elezioni locali che passano alla storia per il loro riverbero sulla politica nazionale. La campagna elettorale di Francesco De Santis, alle elezioni che diedero a Salvemini il destro per scrivere il «Ministro della malavita» contro Giovanni Giolitti, e nel dopoguerra «La campagna elettorale» di Enzo Bettiza che raccontava come facevano i comunisti a prendere voti nell'Italia del dopoguerra. Ora, diciamoci la verità, non sappiamo se la vittoria di Stefano Lubrano passerà alla storia della politica nazionale, certo è però, per qualche giorno i dati della Sardegna, c'è anche Oristano, influenzeranno il dibattito politico in Italia. Le risposta di Massimo D'Alema alla puntuale domanda di Sara Alivesi, per esempio, racconta e svela un lavorio politico in atto che va al di là delle sue parole.
Come l'Italia di Prandelli, ad Alghero il centrosinistra ha vinto andando all'attacco. Partendo da un pronostico sfavorevole, visto il risultato di Marco Tedde al primo turno delle precedenti comunali, considerato il radicamento del modello Berlusconi nel governo della città, data la forza egemonica dell'economia del mattone riconducibile al centrodestra, Alghero ha saputo trovare il giusto schema politico per esprimere un giudizio inappellabile contro il blocco di potere che per dieci anni ha governato la città. Male! Per capirsi: ad Alghero il Pd ha vinto con un'alleanza tutta a sinistra, con la sinistra radicale, senza bisogno del partito di Casini, forte di un cospicuo consenso. Se Lubrano fosse stato socialista, nel senso francese della parola, avremo potuto trovare un significativo paragone con l'elezione presidenziale di Hollande. Perché pur venendo da destra è riuscito a trovare le giuste alchimie per rappresentare un consenso tutto di sinistra.
Mario Bruno, nel momento della vittoria non si arroga primogeniture. Ma è stato lui l'alchimista che ha saputo confezionare la ricetta per legittimare Lubrano in tutto lo schieramento progressista senza dubbi e tentennamenti, nemmeno quando dopo il primo turno il tarlo della demoralizzazione, sempre in agguato nell'animus radicale della sinistra, sembrava aver corroso ogni certezza di vittoria. Una vittoria che ora peserà con tutta la forza della concretezza dei numeri nelle variabili geometrie dello scenario politico regionale. Alghero ha saputo dimostrare che la fine del berlusconismo è stata percepita anche dall'elettorato locale. Così come ne aveva subito il fascino. Un elettorato in sintonia con i segnali di rinnovamento che circolano in Italia. Ha saputo dimostrare che il voto di protesta, il voto per 5 Stelle al primo turno non appartiene all'antipolitica, ma ha funzionato come un antidoto vero alla malapoitica. Molti benepensanti di sinistra, interpreti della demoralizzazione cosmica del paese, diffondevano pessimismo cedendo al sospetto che il governo uscente avrebbe usato tutti i metodi, anche i più riprovevoli, per non perdere.
Chi di noi non ha sentito parlare di voto venduto e di voto comprato. Niente di tutto questo invece è successo. A prova di una maturità democratica e civile dell'elettorato algherese da qualcuno messa in dubbio, spesso senza nessun fondamento. La sconfitta di Marco Tedde è quindi tutta politica. Senza attenuanti. Avremo modo di tornare sulle ragioni di questo capovolgimento elettorale, cercando di capirne le ragioni più profonde, partendo dall'idea che chi ha perso ha torto. Siamo ai fondamentali della democrazia. Ma questo non vuol dire che chi vince ha sempre ragione. Perché è proprio questo che adesso deve dimostrare Stefano Lubrano. Le ragioni per e quali ha vinto. Ragioni che si concretizzano in una agenda di priorità da far tremare le vene ai polsi. Già: Calich e Puc, Maria Pia e Maristella, degrado urbano e turismo... Ci fermiamo qui. Per poco però. Già da domani pubblicheremo l'elenco dei progetti di Lubrano, le sue promesse elettorali che hanno ottenuto la fiducia della città.
Come ha detto Elias Vacca, chi ha vinto conta sul fatto che Lubrano ha tutte le caratteristiche per dialogare in prima persona non solo con i suoi alleati ma anche con l'opposizione. Da oggi perciò
Alguer.it seguirà il sindaco con lo stesso impegno con cui ha seguito il suo predecessore. Noi ogni giorno subiamo il giudizio dell'opinione pubblica di cui misuriamo il consenso con i dati di lettura del nostro giornale e i riscontri di ascolto di
Tva. La voce incrinata di Carlo Sechi ci sembra il segnale più autentico che davvero Alghero ha cambiato il suo destino politico. Stefano Lubrano non ha bisogno dei nostri auguri, nel rispetto dei ruoli. Ma questo con ci può impedire di fare gli auguri alla città. Grazie Alghero!
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