Dati preoccupanti per la Sardegna quelli sulla povertà e l´incidenza nelle famiglie: l´allarme del sindacato sardo
CAGLIARI - Critiche dalla Cisl Sardegna al Governo Monti per cui «le prime preoccupazioni sono lo spread dei Btp e le difficoltà delle banche» è la prima preoccupazione del Governo Monti, e non «la lotta alla povertà e i problemi delle famiglie». Nel Nord l’incidenza della povertà nelle famiglie è del 4,9%, nel Centro del 6,4%, nel Mezzogiorno del 23,3%, in Italia dell’11,1%.
In Sardegna, però, dal 2010 al 2011, si è registrato il maggiore incremento rispetto a tutte le altre regioni del Paese, «a testimoniare - dice il segretario regionale Mario Medde - un’evoluzione drammatica della crisi produttiva e delle difficoltà delle famiglie a governare un processo di impoverimento che la vede del tutto sola rispetto a un ruolo primario che lo Stato dovrebbe invece assolvere». Per questo secondo il sindacato è «indispensabile monitorare periodicamente sia i casi più eclatanti della povertà e dell’assenza di lavoro, attraverso un osservatorio» oltre a «predisporre con priorità assoluta un programma pluriennale di lotta alla povertà assoluta e relativa che si integri con un Piano straordinario per il lavoro, e con una rivisitazione del sistema regionale di welfare per rafforzarlo alla luce della legislazione nazionale di settore».
La Cisl sarda tiene a sottolineare che «anche i dati
Istat non registrano l’entità reale del fenomeno povertà in Sardegna». E sarebbero «ancora più preoccupanti se sommiamo il disagio dei pensionati al di sotto della soglia della povertà relativa (1.011,03 per una famiglia di 2 componenti), quanti percepiscono le integrazioni al reddito (disoccupati, cassintegrati e lavoratori in mobilità) e giovani inoccupati senza alcuna tutela». «Un dato spaventoso - conclude Medda - che si aggira intorno alla 700 mila unità e sulle quali non si può attendere la ripresa economica per vederli ridurre di numero o ritenere che la priorità spetti ai tagli della spesa pubblica sulla quale incide la speculazione finanziaria e le rendite di posizione della politica e dei ceti più privilegiati».
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