Continua la riflessione polemica dello scrittore Marcello Fois sulla politica sarda al momento della fine del berlusconismo. Stavolta sotto critica la destra, soprattutto. Ma senza trascurare un puntata sul ruolo del centro sinistra, compresa Alghero, in quello che definisce il Partito Trasversale Terzo
ALGHERO - Marcello Fois è un grande scrittore. Un grande scrittore nuorese. Un grande scrittore sardo. Un grande scrittore italiano. I suoi libri hanno trovato un pubblico che va al di là dei suoi confini locali e nazionali. Ecco perché le sue opinioni, anche quando si esercitano fuori dalla letteratura, sollevano discusioni, polemiche, ma soprattutto hanno il potere speciale di far pensare. Nel suo ultimo intervento su
Sardegna Democratica riprende il tema del PTT, partito trasversale terzo, che in questi ultimi mesi ha non poco agitato l'opinione pubblica sarda, a cominciare dal dibattito su
Alguer.it, intorno al «Modello Alghero». La riflessione di Marcello Fois coinvolge infatti l'idea stessa di identità politica della Sardegna, in polemica diretta con l'idea di autonomia del presidente della gunta regionale, Ugo Cappellacci.
Scrive Marcello Fois: «La tentazione sarebbe forte, ma chi l'ha detto deve trattenersi dal dire che l'aveva detto. Perciò non dico che l'avevo detto, ma fate come se l'avessi detto: siamo ridotti a tal punto che il Governatore Ugo Cappellacci, con un doppio carpiato misto con salto mortale è passato dal compito di esecutore testamentario di Berlusconi in Sardegna a capopopolo contro quel dittatore di Mario Monti. Perché se non ve ne foste accorti da quando governa Monti la Sardegna, che fino a poco più di un anno fa, sorrideva florida, è vessata come non mai. Non so voi, ma io ho percepito con chiarezza che ci manca lo sguardo benevolo e favorevole di Silvio: d'improvviso le fabbriche chiudono, l'economia traballa, il territorio è in pericolo».
La vicinanza ideale di Marcello Fois con la stagione di Renato Soru è il tratto peculiare delle riflessioni dello scrittore sardo, che ci torna su con amaro sarcasmo: «E sì che dopo la sconfitta dell'orrido Soru era tutto un lavorare, salvaguardare il territorio, arricchirsi. Sorridere. Poi è arrivato Monti, che non ci vuole più bene. E allora il nostro amabile Governatore, con affetto pari alla sua coerenza ci chiama in battaglia. E, badate, non chiama solo i suoi di centrodestra, ma estende la sua generosità anche a noi di centrosinistra. E alcuni di noi, i più disinvolti, ci vanno pure. A far cosa non si capisce: a dirgli che è paradossale che sia proprio lui a promuovere un'azione del genere? A fargli notare che sta governando questa regione da oltre tre anni senza aver raggiunto il minimo risultato? A spiegargli che senza il lavoro della giunta precedente oggi saremo ancora più alla frutta? No. Sono andati lì ad inaugurare il PTT, Partito Terzo Trasversale. A mettere in chiaro che i tempi dell'opposizione sono finiti e che se si vuol passare indenni questa tempesta epocale bisogna sbattersene delle sigle contrapposte e riunirsi in nome dello scranno».
Sugli effetti della congiuntura politica attuale Fois sembra non avere dubbi. In negativo: «Il PTT è una realtà che in Sardegna ha già prodotto crisi istituzionali come la sconfitta di Soru sul Ppr; ha prodotto sindaci come Zedda, Lubrano, Giovannelli; ha prodotto vecchi nuovismi come l'idea che un elettorato valga l'altro. Ma, soprattutto ha prodotto un discorso politico, apparentemente largo, che s'ingorga in un sistema stretto in cui diventa impossibile attribuire a chi governa le responsabilità che gli competono, nel bene e nel male. Così, e siamo al l'avevo detto, può capitare persino che Ugo Cappellacci, senza il minimo pudore, o timore, si metta la berritta in testa e faccia il Masaniello al pecorino. Nella condizione elastica auspicata dai marpioni del PTT che senso avrebbe avere una concezione del mondo? Esprimere un modello? Nessuno, perché tutto fa brodo. Quello che si proclama come nuovo è, di fatto, vecchissimo. Semplicemente è la solita melma italica che si ripresenta a riempire i vuoti di senso».
Continua Fois: «Quello che viene declamato come modello innovativo, in Sardegna l'hanno già fatto, e bisogna riconoscergli la primogenitura, i sardisti con la teoria della politica liquida, o con l'assunto manincheddiano che partecipando a una giunta regionale di centrodestra, si può, contemporaneamente, stare al governo e all'opposizione. Ma sul piano nazionale, se Renzi spiega agli elettori di centrodestra, quelli che fino a ieri hanno votato Berlusconi, che non hanno niente da temere a votare lui, c'è da preoccuparsi o no? Pur sforzandomi non riesco a capire quale punto di un possibile programma del Pd possa contenere un qualche appeal per un elettore che ha le caratteristiche della destra italiana degli ultimi vent'anni: quella del cemento indiscriminato, dell'imprenditore che si sfrega le mani per il terremoto, della limitazione dei diritti femminili, dell'intolleranza tollerata, delle scuole private e confessionali, dei bambini poveri esclusi dalle mense, dell'assistenza sanitaria a chi può permettersela, delle mitragliate sui gommoni, delle olgettine e delle feste con i maiali... Sferzante ed esplicito il finale: «Ma, sono dubbi privi di senso, roba da vetero-progressisti, perché, a Villa Devoto, scaldati dal fuoco patrio e animati dalla intangibile credibilità del Governatore Cappellacci, politici, ufficialmente avversari, hanno trovato una quadra, un traguardo comune: salvarsi il culo».
Nella foto: Marcello Fois e Ugo Cappellacci
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