Manifestazione popolare del 24 novembre per convincere la Regione che la stagione dell’attesa è finita ed evitare tentativi di estremizzare le lotte
CAGLIARI - «Diversamente da altre volte, sabato 24 novembre 2012, si scenderà in piazza per gridare che non è più possibile galleggiare nella crisi e che bisogna cambiare. Aspettare che possa soffiare un vento diverso, rispetto al confronto con lo Stato e a nuove politiche dello sviluppo e del lavoro, è ornai una pura illusione». Così Mario Medde, segretario della Cisl sarda annuncia la manifestazione in programma a fine mese.
«Il sindacato sardo - prosegue - aveva già detto basta sia con lo sciopero generale dell’11 novembre 2011 sia con quello dei settori pro-duttivi e dei servizi a rete del 13 marzo scorso. Ma nessuna risposta utile a invertire la crisi è arrivata da Stato e Regione». Una situazione che è peggiorata, e sono i numeri a dirlo: sono aumentati i cassintegrati sino a raggiungere una cifra vicina alle 20 mila unità; i disoccupati a quota 15%; la povertà dilaga e coinvolge quasi il 50% della popolazione; la Regione è bloccata nella spesa dal patto di stabilità; le imprese vengono strozzate dalla crisi finanziaria ed economica e da un credito che chiede solo garanzie; le famiglie sarde hanno ormai attinto a tutte le loro riserve per sostenere i propri disoccupati e pre-cari; 50 mila giovani si trovano senza uno strumento di integrazione del reddito.
L’obiettivo della manifestazione di sabato prossimo è: «evitare che la resa alla crisi» e «chiedere alla Regione e alla politica sarda, in primo luogo al governo regionale, di prendere atto che la stagione dell’attesa è finita». «Migliaia di lavoratori e pensionati - conclude il dirigente del sindacato - provenienti da tutte le aree dell’isola, parteciperanno di sabato a Cagliari, a una manifestazione di popolo per dire che la disoccupazione e l’assistenza devono finire e deve iniziare la stagione del lavoro e dei diritti di cittadinanza».
Nella foto: Mario Medde
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