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Adn 3 gennaio 2013
Italiani alcolisti, l'1% è under 19
Tendenza ad anticipare l´età in cui si beve il primo bicchiere: il rapporto dell´Osservatorio nazionale alcol Cnesps


ROMA - Hanno meno di 19 anni eppure sono già dipendenti dall'alcol. E' la triste realtà che riguarda "l'1% delle persone che vengono prese in carico dai servizi assistenziali dedicati. Un migliaio di italiani circa che, per arrivare a meno di 20 anni già alcol-dipendenti, hanno alle spalle almeno 10 anni" di abuso di drink. A tracciare il preoccupante quadro è Emanuele Scafato, responsabile dell'Osservatorio nazionale alcol Cnesps dell'Istituto superiore di sanità.

Il problema, fra l'altro, è sottostimato: «Le statistiche ufficiali - fa notare l'esperto all'Adnkronos Salute - partono dagli 11 anni. Ma secondo alcuni studi, soprattutto regionali, la tendenza ad anticipare l'età in cui si beve il primo bicchiere è una realtà: in Italia il consumo di alcol è sempre più precoce. E lo dimostra anche il fatto che il 13% dei casi di intossicazioni da alcol che giungono negli ospedali italiani riguarda ragazzini al di sotto dei 14 anni», conferma l'esperto. Per quanto riguarda invece i dati ufficiali, fra gli 11 e i 15 anni ci sono 400 mila baby-italiani considerati consumatori a rischio. Nella fascia d'età 11-21 anni, «sono invece 1 milione e 100 mila - evidenzia Scafato - i consumatori a rischio. Per quanto riguarda il binge drinking, dunque il bere con il fine unico di ubriacarsi consumando 6 o più unità alcoliche in un'unica occasione, non è una prerogativa solo dei giovani, anzi, sono anche e soprattutto gli adulti ad avere questa abitudine. In tutto sono 4 milioni e 400 mila gli italiani binge drinkers».

E se in Italia si tratta di un comportamento meno diffuso rispetto agli altri Paesi europei, tuttavia coloro che lo praticano lo fanno con una buona frequenza: il 30% si 'ubriaca spot' da una a più volte a settimana, con una percentuale superiore alla media europea (29%). Per l'esperto, la situazione legislativa in Italia per quanto riguarda il consumo di alcol in giovane età è migliorata, con il decreto Balduzzi che ha innalzato a 18 anni il divieto di vendita di bevande di questo tipo. Un altro intervento da applicare «è porre un limite al volume e alle ore di pubblicità sugli alcolici che oggi sono consentiti. In Italia si spendono oggi 300 milioni di euro l'anno per questo tipo di promozione, contro i 170 milioni di tre anni fa. Certo, l'industria deve promuovere i propri prodotti, ma con norme restrittive per non sforare in messaggi fuorvianti. Questo in Italia viene regolarmente infranto e segnalato, ma non cambia nulla».
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