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Mons. Mauro Maria Morfino 17 gennaio 2013
L'opinione di Mons. Mauro Maria Morfino
Ero malato e mi avete visitato


Il riassetto organizzativo del Presidio sanitario di Alghero non mi lascia indifferente con quanti portano il peso della sofferenza. Mi inserisco nel lungo e vivace dibattito sulla sanità algherese con lo stile di chi intende far crescere nella comunità cristiana quella sensibilità per la quale «se un membro soffre, tutte le altre membra soffrono con lui» (1Cor 12,26).

Il mio intervento a sostegno del potenziamento dei servizi sanitari ospedalieri e territoriali è confortato dalla certezza di sapere che sia stata già individuata un’area come sede per la costruzione di una nuova e moderna struttura ospedaliera, capace di garantire standard elevati di accoglienza e di qualità per il benessere di ogni persona. Non entro nel merito delle condizioni strutturali, impiantistico-tecnologico e logistiche, delle due strutture del Marino e del Civile, le cui condizioni sono state ampiamente descritte dai mezzi di comunicazione e riconosciute da quanti, per un motivo o per un altro, sono stati accolti o vi lavorano.

Credo, però, di interpretare il desiderio di quanti trovandosi in condizioni di sofferenza e di fragilità, auspicano un rafforzamento della presenza di strutture, servizi e personale disponibili ad accompagnarli, a proteggerli, nel decorso del proprio disagio. La realizzazione di un nuovo e funzionale ospedale non esclude un percorso di studio della salute dove territorio e ospedale si inseriscono in un contesto di corresponsabilità e solidarietà per sostenere tutte quelle forme di assistenza domiciliare e di attenzione alla vita nel contesto familiare.

Sono convinto che la costruzione di un nuovo ospedale, la riqualificazione e il potenziamento dei servizi attualmente presenti, umanizzino la qualità della nostra vita nel rispetto di una cultura che riconosce il valore irrinunciabile della centralità della persona umana. Comprendo benissimo la necessità di razionalizzare i servizi, ma questo processo deve trovare riscontro nella salvaguardia della dignità di ogni persona, la quale non deve essere sradicata, condannata a vivere la propria sofferenza nella solitudine, lontano dal proprio nucleo familiare, consumando i giorni di prova nella disperazione e nell’abbandono. È quanto mai opportuno, piuttosto, alimentare continuamente la prospettiva del prendersi cura di tutta la persona, a partire dalla valorizzazione del suo vissuto personale e familiare, fino ad essere accolta, laddove necessario, in strutture adeguate.

Sono certo che il rispetto della dignità personale in questa situazione debba seguire la strada di una riorganizzazione dei servizi sanitari a partire dai suggerimenti di quanti, con competenza e professionalità, operano nella rete dei servizi ospedalieri e sanitari del territorio. Mi unisco a quel coro unanime per condividere e incoraggiare il potenziamento di alcune reparti che hanno fatto l’eccellenza della sanità algherese nell’ultimo quarantennio ma anche della Divisione di Medicina, sempre di più segnata dal sovraffollamento.

In una Regione come la nostra, poco densamente popolata ma con distanze notevoli e viabilità problematica, domandare per Alghero e territorio, per esempio, il mantenimento e potenziamento di servizi indispensabili come quello di Cardiologia e Diabetologia non parrebbe una richiesta smodata. La nostra Chiesa locale cammina insieme a tutta l'umanità e vicino a tutti coloro che si stanno impegnando per garantire ad Alghero un presidio sanitario che favorisca le cure e l’assistenza necessaria lungo tutte le stagioni della vita. Per la Chiesa di Alghero-Bosa, la parola del Signore, anche in questo delicato frangente, è illuminante: «Ero malato e mi avete visitato». (Mt 25,36) L’esperienza della reale presenza di Gesù in chi patisce sofferenza, non ci può certo lasciare indifferenti e ci spinge ad essere vigili, attivi e vicini a quelle sorelle e a quei fratelli nei quali il Maestro e Signore si identifica.

*Vescovo della Diocesi di Alghero-Bosa
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