Il Giudice per le indagini preliminari ha rinviato a giudizio il sindaco e la presidente della Provincia di Sassari insieme ad altri 22 amministratori delle giunte passate. Tra loro l´attuale presidente Secal ad Alghero, allora assessore al lavoro a palazzo Sciuti
SASSARI - La presidente della Provincia Alessandra Giudici e il sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau, questa mattina (martedì) sono stati rinviati a giudizio dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sassari, dott. Antonello Spanu, con l'accusa di abuso d'ufficio (per gli amministratori della Provincia anche falso ideologico in atto pubblico) formulata dal pubblico ministero, dott. Giovanni Porcheddu. Prima udienza del processo è stata fissata per l'8 maggio 2013 presso il Tribunale di via Roma. Con loro anche i 21 componenti delle due Giunte che i due amministratori guidavano (dal 2005 al 2010).
Si tratta dell'allora vicepresidente della Provincia Francesco Borghetto, degli ex assessori provinciali Marco Di Gangi, Salvatore Marino (oggi nominato dal sindaco Stefano Lubrano presidente della Secal ad Alghero, la società che gestisce i tributi nel comune catalano), Sergio Mundula, Piero Nurchis, Giuseppe Ortu, Laura Paoni, Bastianino Sanna, Giovanni Serra, Pinuccio Vacca, oltre al direttore del Personale Giovani Solinas e quello generale, Ezio Schintu. Per l'esecutivo comunale, invece, rinviati a giudizio Stefano Perrone, Paolo Scanu, Raffaele Tetti, Valerio Meloni, Luciano Chessa, Antonietta Duce, Michele Malanga, Angela Mameli, Paolo Panu, e il responsabile del personale Mario Mura. Secondo l'accusa del Pubblico ministero, gli amministratori avrebbero favorito due dirigenti, assunti nel 2007 e scambiati tra i due enti in base ad una convenzione, senza però tenere conto di chi vi aspirava perché già in mobilità.
Alessandra Giudici. «Desidero ribadire la convinzione che si sia agito nel pieno rispetto delle leggi. Altresì si è convinti della bontà del percorso amministrativo seguito. Per queste ragioni non posso che esprimere piena fiducia nei confronti della giustizia e attendere con la massima serenità che nel corso del dibattimento venga dimostrata l’assoluta regolarità degli atti, compiuti come sempre in buona fede, e l’infondatezza delle accuse rivolteci».
Foto d'archivio
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