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Red 23 giugno 2005
In Sardegna vengono esplose l’80% delle bombe per esercitazioni militari
Si trova in Sardegna 60% del territorio italiano coperto da basi militari ed in Sardegna vengono esplose l’80% delle bombe per esercitazioni in Italia in tempo di pace


CAGLIARI - “Si trova in Sardegna 60% del territorio italiano coperto da basi militari ed in Sardegna vengono esplose l’80% delle bombe per esercitazioni in Italia in tempo di pace”: lo ha ricordato ancora una volta il consigliere regionale di Progetto Sardegna Chicco Porcu a margine della discussione, in Consiglio Regionale, della mozione riguardante le servitù militari.
«Per giustificare il peso di questa presenza militare, da parte di esponenti del governo di centro destra, si continuano a citare i vantaggi economici della presenza militare in termini di buste paga. Circa 10,000 secondo qualche fonte».
Ma questo, ha ricordato l’esponente PS, «E’ un ragionamento monco dal punto di vista culturale, sociale ed economico», perchè «l’80% di queste buste paga sono buste paga militari: non riguardano un’economia che si sviluppa accanto alla presenza militare, che sia sostenibile nel tempo. Le poche buste paga effettive sono legate alle solite attività di manovalanza: pulizia, edilizia, manutenzione».
Va capovolta la prospettiva: «Perché non chiedersi quante sono le buste paga perse a causa della presenza militare?», si chiede Chicco Porcu. «Qual è il costo dello sviluppo turistico, agricolo, economico che non si è realizzato per la presenza militare a Teulada, La Maddalena, Villaputzu? Qual è l’incidenza sull’insorgere di patologie tumorali legato ai materiali presenti negli esplosivi?».
La conclusione è una sola, per il consigliere regionale di Progetto Sardegna: «Se non ritenessimo che il beneficio ottenibile da un utilizzo alternativo dei beni soggetti oggi a vincolo militare fosse enormemente più alto di qualche centinaio di buste paga civili, di qualche indennizzo per blocco di attività lavorative, non solo non avrebbe alcun senso chiedere lo smantellamento delle basi militari, ma dovremmo rassegnarci a continuare a consumare il territorio, vivere da guardiani, manutentori, estrattori di risorse, o riciclatori di rifiuti che altri non vogliono».
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