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Stefano Idili 6 luglio 2005
La Lega Nord a Strasburgo: l’abiezione politica "padana" va in onda anche in Europa
«L’aggressione a Carlo Azeglio Ciampi da parte dei parlamentari della Lega è un atto inqualificabile che offende tutta l´Italia»


ALGHERO – Ma cosa possono fare tre esponenti della Lega a Strasburgo? L’ennesimo becero spettacolo. E’ vergognoso ciò che accaduto nel Parlamento Europeo. Tutto il mondo ha potuto assistere al sconcio messo in atto da Speroni, Borghezio e Salvini nell’aula di Strasburgo: mentre il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, affrontava un discorso ufficiale sull’importanza dell’Unione Europea, economica e sociale. I tre rappresentanti “padani” in Europa hanno dato vita ad uno degli spettacoli più orrendi a cui si possa assistere: cori contro l’euro, accuse al capo dello stato, inni alla libertà della “padania”, bandiere al vento, striscioni da stadio. Le facce allibite degli altri Parlamentari europei sono forse il segnale più idoneo per capire l’indegno rappresentanza dell’Italia che questi signori hanno offerto. Unanime è stata la condanna da parte di tutto l’arco istituzionale italiano a partire proprio dal più fedele alleato Berlusconi: «Condanniamo nella forma e nella sostanza la dimostrazione di cui è stato oggetto il Capo dello Stato». Mentre Prodi a immediatamente chiesto le dimissioni dei leghisti dal Governo, andando a proferire accuse e slogan da partito d’opposizione: «L’aggressione a Carlo Azeglio Ciampi da parte dei parlamentari della Lega è un atto inqualificabile che offende tutta l´Italia». Effettivamente il partito di Bossi appare chiaro che sta al Governo ma gioca, per squallidi motivi elettorali, a fare l’opposizione. Sicuro così di raccattare qualche voto in più dal bacino di “nordisti” annoiati che, tra uno Studio Aperto e una soap opera, si recano alle urne e li votano (sempre in numero minore stando ai dati). Ma ciò che forse sarebbe utile sottolineare è che proprio il loro mentore di Forza Italia Giulio Tremonti (se si fa caso scomparso dalle tv dopo la batosta delle regionali), con la sua finanza creativa è uno dei colpevoli della deriva economica che sta attraversando il nostro paese. E non si dica che questo dipende dall’Euro e dalla congiuntura internazionale: perché allora paesi come la Spagna sono in netta crescita democratica ed economica, così come L’Irlanda. O anche la Germania che sta accennando i primi forti segnali di risveglio dopo alcuni anni di crisi e che dire della Grecia oramai non più cenerentola d’Europa. Triste primato che oramai sembra destinato ad occupare l’Italia, nostro malgrado. «Siamo contro l’euro, non contro Ciampi», così si difendono Maroni & C, ovviamente nascondendo al loro elettorato, così attento, che il passaggio dalla Lira alla moneta unica è stato condotto in modo pessimo proprio dal loro Ministro Giulio Tremonti. Il quale con la sua finanza creativa ha lasciato al suo successore, Siniscalco, una situazione disastrosa. Un esempio su tutti: ancora oggi in Spagna in tutti gli esercizi commerciali vengono indicati i prezzi in Euro e Peseta. Il nostro Governo non ha ritenuto utile attuare questa semplice azione preventiva al fine di evitare che si creasse disorientamento tra i consumatori e, come è facile intuire, far schizzare alle stelle l’inflazione. Del resto, tra interessi privati, ignoranza diffusa, qualunquismo, la Lega è un partito che oramai da qualche anno cavalca il moto di “ribellione d’accatto” di pochissimi residenti nel Nord Italia. Senza dimenticare che quest’elettorato è in larga parte costituito da emigrati meridionali imborghesitisi al Settentrione e che oggi si sentono minacciati da fantasmi alimentati dai palinsesti televisivi e da politici “padani”. Un partito exenofobo, razzista, anti-meridionalista, che però nonostante tutta il suo finto spirito di ribellione sta al Governo. Sta a Roma. Siede in Parlamento, al Senato. E, nonostante i pochi voti che raccoglie, siede al Governo. Forse per una volta bisognerebbe rivolgersi a questi Signori come di solito usano loro fare: «Ma andate a lavorare!».


Nella foto: Umbero Bossi
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