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Porto Torres 24notizieportotorresCulturaCronaca › Piera Aiello, testimone di giustizia. «Pronta a rifare questa scelta»
Mariangela Pala 7 marzo 2014
Piera Aiello, testimone di giustizia
«Pronta a rifare questa scelta»
Piera Aiello, la prima testimone di giustizia donna d’Italia, racconta la sua storia davanti agli studenti delle scuole e ai cittadini, presenti numerosi nell’auditorium del Liceo Scientifico di Porto Torres


PORTO TORRES - Piera Aiello, la prima testimone di giustizia donna d’Italia, racconta la sua storia davanti agli studenti delle scuole medie e superiori e ai cittadini, che numerosi nell’auditorium del Liceo Scientifico di Porto Torres, hanno voluto ascoltare la sua testimonianza di vita. Un incontro intenso ed emozionante, un racconto di un percorso che l’ha portata a diventare quel che è oggi e quello che ha comportato la scelta di denunciare la mafia: arriva dalla Sicilia dove a 18 anni sposa Nicola Atria figlio di un boss mafioso, Vito Atria. In seguito al matrimonio e il suocero viene ucciso e dopo pochi anni, stessa sorte spetta al marito, ucciso sotto i suoi occhi. E’ il 1991 e Piera decide che non vuole fare la vedova di mafia, decide di ribellarsi e si rivolge ai magistrati diventando testimone di giustizia. Allora il magistrato a cui si rivolse era Paolo Borsellino. Inizia così a vivere lontano dalla sua terra e dalla sua famiglia, cambiando identità. Nel 1997 rinuncia spontaneamente al programma di protezione. Ora vive in una località protetta e in parte si è “riappropriata” della sua vita.

Paolo Borsellino per Piera e sua figlia rappresentava il loro angelo custode, “zio Paolo” così lo chiamavano, un punto di riferimento importante anche per la cognata di Piera, Rita Atria (sorella di Nicola Atria) che si suicidò a soli 17 anni, dopo la morte di Borsellino, avvenuta nell’ attentato del 1992 in Via d’Amelio, morte che determinò un cambiamento per tutti i testimoni di giustizia. Racconta anche il suo impegno come presidente dell’associazione antimafie “Rita Atria”, nel libro “Maledetta Mafia”, scritto con il giornalista Umberto Lucentini. Il suo racconto ammutolisce la sala, la sua è una scelta difficile, spiega Piera Aiello, sin dal primo momento, perché considerando l’altissimo livello di collusione mafiosa, la difficoltà nell’individuare all’interno delle stesse forze dell’ordine la persona di cui potersi fidare ciecamente, senza rischiare di svelare le proprie intenzioni alla stessa mafia e pagarne per tanto le conseguenze. La persona di fiducia fu il Maresciallo Custode. Un altro aspetto importante che ha reso ancor più difficile fare la scelta di campo per la legalità fu determinato dal fatto che, pur non appartenendo ad una famiglia di cultura mafiosa, sposò un mafioso e per tanto le prime persone che denunciò furono proprio il marito e la sua famiglia.

«Da quel momento, - descrive la Aiello - , la vita per come la si conosceva fino a quel momento finisce e ne inizia da zero una completamente nuova, di cui non sapevo nulla». Si cambia identità, residenza, abitudini e rapporti personali. Descrive poi come la disciplina dei testimoni di giustizia è in continua evoluzione e che la politica spesso non riesce ad interpretare bene le necessità di chi vive quella situazione sottolineando che «solo chi sta nella pentola sa quanto e come si bolle». Tante persone le sono state vicino, Luigi Ciotti, Rita Borsellino, i suoi familiari ma afferma orgogliosa «in questi anni ho ricevuto protezione soprattutto da me stessa, ho dovuto contare sulle mie forze, ma rifarei la stessa scelta».

Della sua esperienza con Borsellino precisa come lo stesso giudice tenesse a prender le distanze da una certa politica tanto quanto le prendesse dalla mafia. Dopo la narrazione, son poi seguiti i saluti e il ringraziamento da parte dell’amministrazione comunale, portati dall’Assessore alla cultura Peloso, e le domande dei ragazzi presenti in sala. Alla domanda, apparentemente semplice, «cos’è la mafia?», Piera Aiello ha risposto che non è solo un organizzazione criminale ma è proprio un certo modo di essere e che si sconfigge partendo da noi stessi, dalla mafia che è dentro di noi intesa come indifferenza nei confronti di chi è vicino a noi e che si trova in difficoltà. Il momento di confronto si conclude con un filmato degli Scout Cngei con messaggi e significati sulla legalità, e un brano musicale intonato a ritmo di rap dagli studenti della scuola Brunelleschi. L’iniziativa promossa da Libera Sardegna con il presidio Falcone e Borsellino di Porto Torres, è nata in collaborazione con il Centro servizi volontariato Sardegna Solidale.
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