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M.L.P.C. 11 febbraio 2015
Ratantira carnevale cagliaritano: storica tradizione da recuperare
La lenta agonia del Carnevale cagliaritano e la fine delle sue maschere tipiche che attraversavano la città al ritmo della ratantira. Quel che resta della festa di una comunità che tradizionalmente serviva a seppellire i propri demoni e a far rinascere forze nuove


CAGLIARI - Il Carnevale cagliaritano non è più quello di una volta, anzi praticamente non c’è più. Potrebbe suonare come una frase fatta ma è proprio così: finite le gloriose sfilate dei carri, i costumi tipici casteddai, le vie che risuonavano di tamburi e di cambarà, cambarà e maccioni la canzone per antonomasia della ratantira, che nessun cagliaritano doc potrà mai dimenticare. Cosa se ne è fatto delle associazioni, come la Gioc di Stampace e il Dopolavoro Ferroviario, che organizzavano una festa sentita e vissuta dai cittadini? Ormai i più giovani non conoscono e non hanno mai visto la vera sfilata di Carnevale cagliaritana con le sue maschere tipiche, sa dira, su maccu, su tiaulu, sa gattu, sa panettera, su palliazzu, s’arregatteri, gli uomini vestiti da donna e i carri allegorici.

Dal lontano 1946 Sa ratantira ha animato, ideata da Tonino D’Angelo e Pinuccio Schirra della Gioc, il carnevale stampacino-cagliaritano: altro non è che il nome onomatopeico dato al suono dei tamburi, piatti e grancasse che accompagnavano le maschere in sfilata. Le maschere classiche prima citate, negli anni ’80 vengono accompagnate da altre più attuali ma che a poco a poco diventano anche loro tradizionali come ad esempio Carmen Miranda e le ballerine brasiliane impersonate da uomini baffuti. Il suono della ratantira viene accompagnato adesso dal celebre ritornello cambarà cambarà e maccioni, pisciurrè, sparedda e mummungioni che si conclude solo con il rogo di Re Cancioffali.

Niente di tutto questo si potrà vedere a Cagliari neanche quest’anno. Perché? Perché non si punta invece a dare linfa vitale e energie a chi ancora, e ce ne sono molti, vuole tenere salde le tradizioni? Forse il Carnevale era uno di quei pochi festeggiamenti che la città di Cagliari, che grande non è ma neanche così piccola, aveva di vivo e vissuto.
Era ed è sempre stata una festa popolare o forse sarebbe meglio dire pop che oggi piace di più. Era di tutti, dei cittadini, degli abitanti dei quartieri che si sfidavano a suon di maschere e carri e canzoni irriverenti.

La tradizione è cultura, il Carnevale di Cagliari e la rantantira erano cultura, voce del popolo. E se si cancella il proprio passato non può esserci un futuro che si regge su solide basi ma solo su fondamenta di plastica, la stessa fragile e finta materia della quale è diventato il Carnevale cagliaritano, uguale a tanti altri e senz’anima.

Nella foto il Carnevale di Cagliari (dal sito stampacinidoc)
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