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D.C. 23 febbraio 2015
Lingua Blu: Arru «si dimetta»
Sette consiglieri regionali di maggioranza incalzano contro l’assessore alla Sanità Luigi Arru e ne chiedono le dimissioni perché giudicato incapace di gestire le politiche agropastorali


CAGLIARI - «L’assessore alla Sanità scarica la propria inadempienza sui pastori, punendo chi si oppone ai vaccini per la lingua blu. Forse è meglio che liberi il posto». Questo in sintesi ciò che chiedono con un’interrogazione al Governatore Francesco Pigliaru, sette consiglieri regionali di maggioranza (Gaetano Ledda, Daniele Cocco, Alessandro Unali, Piermario Manca, Efisio Arbau, Michele Azara e Raimondo Perra), rimasti basiti per il comportamento del responsabile alla Sanità Luigi Arru che «non avendo rispettato gli impegni assunti – spiega Efisio Arbau – poiché la vaccinazione sarebbe dovuta partire la scorsa primavera e invece è cominciata solo a settembre, costringe i pastori a vaccinare le pecore a febbraio, proprio nei mesi cioè di maggior lattazione e in cui si produce il maggior reddito dell’intera stagione produttiva».

L’assessore infatti aveva firmato a settembre scorso un decreto denominato “Profilassi vaccinale obbligatoria contro la febbre catarrale degli ovini. Adempimenti periodo 2014- 2015”, con il quale si imponeva a tutti la profilassi indipendentemente dalla stagione e stabilendo pesanti sanzioni per chi intendesse sottrarsi: perdita degli indennizzi e sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di 258,23 euro ad un massimo 1.291,14 euro. Prevedendo inoltre che il sindaco di ogni Comune, in qualità di autorità sanitaria locale, dovesse emanare un’ordinanza per l’effettuazione coattiva della profilassi vaccinale.

«Abbiamo diversi casi di pastori che si sono opposti alla vaccinazione coattiva coscienti della perdita degli indennizzi – spiega Arbau – non per capriccio, ma per tutelare il proprio gregge; hanno paura degli effetti collaterali perchè la profilassi si sarebbe dovuta effettuare quando le pecore erano gravide o appena partorito». Ed aggiunge poi in seguito: «in questi giorni i servizi veterinari - gestiti dagli stessi responsabili che nel 2013 hanno consentito il dilagarsi della patologia - stanno chiedendo ai sindaci di emanare ordinanze che obbligano alla vaccinazione. Misura di dubbia utilità perché la patologia si diffonde con la puntura di un insetto e la mancata vaccinazione espone la sola azienda coinvolta, senza creare danno ad alcuno».

Nella interrogazione si legge poi una critica ed un consiglio: “Il mondo agropastorale non può essere costretto a subire passivamente decisioni prese nella splendida solitudine dei bunker assessoriali, ma deve essere protagonista attivo e responsabile delle scelte di politica agricola e sanitaria che lo riguardano”. In questo modo i sette consiglieri imputano all’assessore di aver gestito in modo «meramente burocratico il decreto 22» e per questo chiedono l’intervento del presidente Pigliaru «per la revoca, o quantomeno la sospensione del provvedimento». E sempre al capo della Giunta chiedono se non sia forse il caso «di procedere alla revoca immediata dell’assessore della Sanità, vista la sua inerzia verso la gravissima situazione di caos e malcontento diffusi nel mondo agropastorale, e non solo, e le la sordità dimostrata verso le reiterate richieste di intervento sollecitate dai rappresentanti della maggioranza che governa la Regione».

Nella foto: Luigi Arru
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19:51
In particolare, è previsto un indennizzo forfettario giornaliero di 5,45 euro a capo per i bovini di età compresa tra 6 e 20 mesi, mentre nei soli allevamenti da latte, per i bovini di età compresa tra 2 e 4 mesi, l’importo è pari a 2 euro a capo.
23/1/2026
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