Antonello Usai, purosangue della politica scalpita e sogna il ritorno al centro
Nell´intervista Usai fa un analisi dell´attuale situazione politica e amministrativa: elogia il fermento dei lavori pubblici che la giunta Tedde ha saputo innescare. Critica la mancanza di dialogo con le opposizioni: «Sulla Piazza dei Mercati è mancata la mediazione»
ALGHERO - Dalla Democrazia Cristiana all’Udc, passando per il CCD, di cui è stato commissario regionale e cittadino. Antonello Usai, ex assessore regionale all’Agricoltura nella giunta Floris, ex direttore generale dell’assessorato regionale alla Sanità nella giunta Pili, ex assessore all’Edilizia Privata nel comune di Alghero fino allo scorso anno, di ex incarichi importanti ne ha collezionato tanti altri. Ma dopo la sua uscita di scena un anno fa, ora è pronto al riscatto.
Dopo un anno di assenza dal teatro della politica, vuole nuovamente ricoprire un ruolo di primo piano?
«Dentro di me è tanta la voglia di tornare alla politica attiva. Però la politica si fa con una prospettiva rivolta al futuro. Negli ultimi mesi invece ho vissuto con una prospettiva limitata al presente a causa delle mie condizioni di salute».
Nelle elezioni comunali di Alghero del 2002 si era messo da parte per lasciare il posto alla guida della coalizione di centro destra a Marco Tedde, poi divenuto sindaco. In vista delle consultazioni 2007 vuole riprendersi quel posto, rivendicando una candidatura a sindaco?
«Non si guarda mai indietro. Il mio maestro Angelo Roich mi diceva sempre che in politica non c’è mai l’ultimo giorno. Si deve pensare ai problemi dell’attualità. Non ho velleità di fare il sindaco, ma certamente vorrei fare politica come non è stata fatta negli ultimi anni».
Cosa significa?
«La politica da questo sistema elettorale che privilegia una parte, ha mortificato i partiti. Ma all’interno di un sistema seppur sbagliato, ognuno ha le sue colpe. Un esempio arriva dall´attuale consiglio regionale; ma anche l’assemblea civica algherese non è da meno: i partiti non emergono e dove prima c’era un fiorire di proposte, ora c’è un appiattimento. Il rinvio costante ai nuovi congressi sta generando un effetto tutto bianco o tutto nero che equivale alla negazione della politica, e quindi della democrazia».
All’interno del suo partito, l’Udc, è innegabile che esiste un’evidente spaccatura.
«Quale partito non ne ha?»
Ma nel caso dell’Udc, a livello cittadino, ha portato all’alternarsi in giunta di diversi assessori. Lei stesso ha dovuto restituire le sue deleghe.
«Era una situazione non rispondente alla democrazia. Non è possibile far fuori, chi è stato legittimato dai numeri per governare con i consensi popolari. Dopo le mie dimissioni, la diatriba doveva ricomporsi. Invece dopo 23 giorni, è stato fatto fuori dalla giunta anche Giuseppe Fois che aveva preso il mio posto. Non ho condiviso questa azione in quanto Fois era stato eletto dal popolo e aveva lasciato il suo posto di consigliere comunale. La democrazia deve tener conto dei numeri. Mentre sono diventati assessori giovani di belle speranze, imposti per questioni contingenti più che per meriti riconosciuti dal voto».
La frattura con l’altra anima dello scudo crociato algherese, è quindi insanabile?
«No, non è insanabile, se si pensa a che cosa rappresenta l’Udc, un partito con un riferimento forte verso i cattolici democratici. L’Udc, nasce come mediazione costante e si pone al centro. Non è affatto automaticamente collegato agli altri partiti. Dobbiamo prendere atto che la Casa delle Libertà non esiste più, esistono solo dei collegamenti».
Propone quindi un partito più libero dal legame con An e Forza Italia?
«Ritengo che si debba mandare avanti una linea centrista e dare un’impostazione delle esigenze con la logica della mediazione, moderatismo, che qualche risultato aveva ottenuto. Ma si possono fare programmi con An e Forza Italia».
Luci e ombre dell’attuale governo alla guida di Alghero.
«In quanto alle luci credo che sia sotto gli occhi di tutto la grande attività legata al settore Opere Pubbliche. Sono state realizzati lavori che la città attendeva da vent’anni. Non solo. Credo che l’attuale giunta abbia dimostrato una grande umiltà nel non aver interrotto i progetti avviati dalle altre amministrazioni. Altro aspetto positivo della gestione Tedde è l’essere riusciti a concentrare importanti risorse economiche anche approfittando delle condizioni favorevoli a livello nazionale e regionale».
Cosa invece a suo parere non ha funzionato?
«Anche le cose che non vanno bene sono sotto gli occhi di tutti e derivano da una carente programmazione sui lavori pubblici che sottopongono a dura prova la pazienza dei cittadini. E poi ci sono le grandi incompiute. Tomba di questa amministrazione la Piazza dei Mercati, o meglio la Piazza della Vergogna. Premesso che è una patata bollente che questo governo si è ritrovata, non si può negare che la situazione risente della condizione di parentela, di rapporti professionali, politici, nei confronti della ditta che si è aggiudicata l’appalto. Oggi quell’opera dimostra l’inefficienza della pubblica amministrazione».
Se è una situazione ereditata qual è stata la colpa dell’attuale amministrazione?
«Non riuscire a trovare una mediazione con le opposizioni. E anche i gruppi di centro sinistra, la devono smettere di fare politica nei palazzi di giustizia. Le denunce alla Procura non fanno parte del bagaglio di un buon politico».
Lei che soluzione avrebbe caldeggiato?
«Trasformare l’intervento totalmente in opera pubblica, realizzare una piazza, cercando la disponibilità dell’impresa per raggiungere un accordo che prevedesse un equo indennizzo».
La lente della Procura però rende ogni decisione più difficile e rischiosa.
«Il ricorso alla magistratura, sta diventando un alibi sia per maggioranza che opposizione. Nel frattempo assistiamo ad una serie di dirigenti che zompano per aria. Il fallimento nella scelta di alcuni dirigenti da parte del sindaco è sotto gli occhi di tutti».
Quali sono le altre note dolenti?
«Il mancato decollo delle aree artigianali. Quando era tutto pronto, un dirigente si accorge che manca il Piano per l’Adeguamento Idrico. Per quanto l’impegno avesse finalmente permesso la strutturazione della zona artigianale, la volontà della politica è stata mortificata dalla gestione tecnico-amministrativa. Altra ombra è la politica socio-assistenziale. Assistiamo ad una società che invecchia. I finanziamenti del 2001-2002 destinati ad un centro per anziani ad Alghero che potesse accogliere 150 unità, non hanno consentito l’aumento nemmeno di un posto letto. Mentre sono sorti eleganti uffici per il settore Cultura e Programmazione. E tutto questo con il silenzio assoluto di maggioranza e opposizione».
E il suo partito cos’ha fatto?
«Nell’ultimo anno ho visto il mio partito supino sulle posizioni assunte dall’amministrazione preferendo la lealtà allo schieramento all’attività di stimolo ala realizzazione dei programmi concordati o al contrasto di errori che sono all’ordine del giorno».
Cosa pensa invece del problema occupazione?
«Avevamo avviato due progetti: uno, per lo Sportello per le Attività Produttive, un punto di riferimento che potesse dare risposte a chi vuole fare impresa. L’altro per agevolare la riscossione dei condoni edilizie e Bucalossi che avrebbe permesso di recuperare ingenti risorse finanziarie che mettessero a tacere il pianto biblico dell’assessore Caria».
Alcune sue considerazioni in vista del prossimo congresso Udc.
«Se ci sarà, ritengo che bisognerà verificare se vi sono le condizioni per attuare una fase che privilegi la crescita di un centro che oggi viene spesso maltrattato, sia a destra che a sinistra. Non è scontata nessuna alleanza su schemi politici a livello nazionale. Anche se si deve tenere la barra puntata verso l’adozione di un programma comune dove trovino riscontro problematiche sociali, in una società sempre più mortificata dalla piaga della disoccupazione che investe non solo la parte giovanile, ma una disoccupazione che avvilisce fasce di età che è difficile recuperare per nuove attività produttive. Non si può prescindere dal principio della famiglia. E’ un problema collegato alla redazione del Piano Urbanistico Comunale che deve dare una prospettiva di crescita e vivibilità. Il Comune, anziché fare trullallà che passa per cultura, mettiamoci in testa che se vuole investire in famiglia, deve favorire le giovani coppie a trovare casa».
Di recente sono state discusse in consiglio comunale le linee guida.
«Siamo pragmatici: le linee guida sono tutto e niente. Qual è la proposta? Quanto sono larghe le strade? Quanto spazio è stato destinato al verde, alle scuole, abitazioni etc? La verità è che su questo Puc ha fallito l’attuale amministrazione come hanno fallito le precedenti. Un piano urbanistico non deve essere il risultato finale di una mediazione tra partiti, ma frutto di una condivisione tra cittadini. Va presentato un piano articolato dove il consenso non sia usurpato, ma reale».
nella foto Antonello Usai con il segretario regionale Udc Giorgio Oppi
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