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Red 30 aprile 2020
Dopo il CoronaVirus: il vademecum di Mariani
L’instant book di Mariano Mariani offre idee e spunti di riflessione per delineare, con parole semplici ed esempi concreti anche per “non addetti ai lavori”, una prospettiva strutturale di rinascita economica dei territori italiani dopo il Covid-19. Delle vere e proprie linee guida per l’attuazione di un nuovo modello dello sviluppo e della crescita sostenibile per uscire dal baratro economico e produttivo generato dalla pandemia ha colpito il mondo


ALGHERO - Come possono i territori del Paese reagire in positivo alle conseguenze devastanti sui loro sistemi produttivi determinate dalla pandemia del CoronaVirus? È questa la domanda che Mariano Mariani, economista ed esperto di programmazione territoriale e sviluppo locale, nonché direttore del Parco di Porto conte, si è posto nel momento in cui ha deciso di iniziare l’elaborazione dell'instant book “Dopo il CoronaVirus. Vademecum per la rinascita economica dei territori”. Per la costruzione di un nuovo modello che permetta all'’Italia di riprendersi dalla pandemia e dalle sue conseguenze economico-sociali, è necessario un nuovo “patto città-campagna” finalizzato, tra le altre cose, alla restituzione al contesto “extra-urbano di prossimità” del ruolo fondamentale di luogo ideale della produzione primaria (agricoltura, pastorizia, allevamento, pesca e selvicoltura). Questo per riconquistare una sovranità alimentare bio-regionale, allontanandosi dalle logiche deterritorializzanti della globalizzazione. Da un punto di vista economico e produttivo, elemento centrale è il recupero di un sistema articolato di filiere corte per il mercato locale. In Sardegna, ad esempio, dove lo sbilancio agro-alimentare è quantificabile in circa 250milioni di euro annui, applicare la sovranità alimentare porterebbe un'’iniezione di risorse aggiuntive più i collegati effetti moltiplicativi su reddito ed occupazione, oltre che permetterebbe di monitorare la tracciabilità dei prodotti “da dove proviene ogni pasto”. Il nuovo modello di sviluppo, teorizza Mariani, si deve stringere intorno alla campagna rigenerata, che abbraccia cioè la città, indirizza le sue produzioni e soddisfa le esigenze del mercato urbano a chilometro zero.

Oltre alla sovranità alimentare, è importante puntare e realizzare una sovranità energetica che preveda investimenti per la produzione di energia green da fonti rinnovabili ribaltando l’'attuale dipendenza da fonti fossili, inquinanti e climalteranti. Le Regioni dovrebbero indirizzarsi verso un “nuovo modello energetico locale” incentrato su un mix di uso di fonti rinnovabili appropriato alle caratteristiche dei territori stessi. La regola prevalente dovrà essere quella della produzione nei luoghi di consumo: cittadini ed imprese produrrebbero quello di cui realmente hanno bisogno, divenendo “prosumers” (“producers and consumers”). In questa “rivoluzione,” la “blue economy” diventa centrale. Ad oggi, in Europa, la produzione di energia da moto ondoso soddisfa appena lo 0,02percento della domanda, ma le previsioni stimano di arrivare a coprire entro il 2050 il 10percento del fabbisogno energetico con lo sfruttamento combinato anche delle maree. La Sardegna, ad esempio, secondo uno studio dell’'Enea è il giacimento potenziale di energia rinnovabile più grande del Mediterraneo, ancora tutto da sfruttare. Il potenziale di produzione di energia dal mare della Sardegna è di 13kw per un metro di costa (un miniparco marino da 3mw di potenza, al largo di Alghero, potrebbe soddisfare il bisogno di energia elettrica di più di 2mila famiglie). Superata la fase acuta della pandemia, i territori dovrebbero ripartire da azioni di marketing territoriale capaci di attrarre imprese e capitali, tutto in stretto accordo con un tessuto imprenditoriale locale consapevole. In Sardegna, ad esempio, si potrebbe affiancare al turismo tradizionale, un’'offerta rinnovata rispondendo alle nuove dinamiche residenziali dei cittadini del mondo sempre alla ricerca di luoghi ideali per vivere e lavorare (nelle nuove professioni del terziario avanzato o meglio ancora del quartenario). Oltre ai frequentatori” stabili per periodi medio-lunghi, la Sardegna, così come le altre regioni, deve puntare su un turismo ecosostenibile: la specificità naturalistica di gran parte dell’'Italia potrebbe diventare il vero punto di forza di questa nuova visione strategica progettando ex novo i territori in maniera funzionale al turismo naturalistico seguendo criteri rigorosi di sviluppo sostenibile.

Elemento a supporto e sostegno dei sistemi produttivi potrebbe essere la moneta complementare, uno strumento per accompagnare le imprese ad uscire dalla lenta transizione del dopo pandemia. La Sardegna, anche in questo caso, può essere d’'esempio con il Sardex, divenuto caso di eccellenza a livello mondiale. Dal 2009, oltre 10mila imprese per un giro di affari che si aggira intorno al mezzo miliardo di euro utilizzano questa valuta complementare. Sardex potrebbe essere essenziale in questo momento, perché rappresenta una modalità snella di intervento per sostenere l'’industria turistica attraverso un’'emissione straordinaria di crediti Sardex. Non sarà un percorso semplice, ma tutti questi spunti rappresentano un modello di revisione completa e in parte stravolgente della vita di tutti, che l’'autore definisce come “rivoluzione futurizzante”. «Scelgo un paradosso per sintetizzare il messaggio principale di questo libro. Mentre la scienza medica fa del distanziamento fisico e sociale la ricetta per sconfiggere il virus, la scienza economica propone l'’esatto contrario: serve rafforzare i legami fra le imprese, servono fitte e articolate relazioni di collaborazione inter-aziendale che diano vita a filiere corte per il mercato locale, serve un patto forte di riavvicinamento fra la città e la campagna. È indispensabile che un turismo consapevole e sostenibile, in sinergia con i gestori delle Aree protette, svolga un ruolo trainante di molti altri settori dell'’economia locale. In questi concetti è racchiusa la chiave interpretativa del libro: l’'unica strada per combattere gli aspetti negativi e degenerativi della globalizzazione, le vere cause della pandemia, sia quella di riportare al centro il protagonismo delle comunità locali, il loro radicamento territoriale, il loro protagonismo consapevole”», conclude Mariano Mariani.

Nella foto: Mariano Mariani
Commenti
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Mercoledì sera, il giardino del Museo del corallo, in Via XX settembre 8, ospiterà la presentazione del volume “La Grande guerra (1915-1918). Alghero. Un’intera città dentro il più atroce conflitto di ogni tempo”, di Antonio Budruni, recentemente pubblicato da “Edicions de l’Alguer”


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