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Red 30 luglio 2020
«Qualcuno a Cagliari ci sta preparando il pacco»
«Ad analizzare tutti gli elementi in nostro possesso con perizia investigativa, documenti, dichiarazioni, prese di posizione, nella loro successione temporale, l’unica ipotesi plausibile sembra essere questa», dichiarano i medici Pasqualina Bardino, Paola Correddu e Laura Giorico


ALGHERO - «Ad analizzare tutti gli elementi in nostro possesso con perizia investigativa, documenti, dichiarazioni, prese di posizione, nella loro successione temporale, l’unica ipotesi plausibile sembra essere questa, che a Cagliari qualcuno ce la stia mettendo tutta per prepararci il pacco. Altro che rilancio della sanità algherese». A dirlo sono i medici del territorio Pasqualina Bardino e Paola Correddu e il medico ospedaliero Laura Giorico, che sottolineano come, dal 2018, il presidio unico Alghero-Ozieri attenda di diventare Dea di primo livello, «come previsto dal Documento di riforma della rete ospedaliera, approvato in Consiglio regionale in data 25 ottobre 2017 e tutt’ora in vigore. Era già inspiegabile che questo passaggio fosse legato imprescindibilmente all’accorpamento tra due ospedali così distanti con distribuzione delle specialità a più larga diffusione tra le due strutture».

«Ed ancor più era insopportabile – insistono i tre medici algheresi - che fosse l’unico presidio di primo livello da sottoporre ad “attento monitoraggio in relazione alle esigenze epidemiologiche e demografiche con particolare riguardo alle patologie tempo dipendenti” a differenza, ad esempio di quello di San Gavino Monreale , piccolo centro di 8mila anime, distante 40’ da Cagliari, premiato con un ospedale nuovo di zecca da oltre 200 posti letto, negato ad Alghero, che ha ottenuto il primo livello senza accorpamenti e/o monitoraggi. Nonostante la città di Alghero avesse accettato di contare meno di un piccolo paese e si fosse impegnata ad accorpare le specialità di Ortopedia e Traumatologia presso l’Ospedale Civile e ad attrezzare, sin dal 2017, il Reparto di Terapia intensiva, nonostante proclami, promesse, visite in pompa magna di onorevoli ed assessori, il Dea di primo livello è rimasto, ad oggi, un impegno disatteso, di cui si parla con un fil di voce quasi a far sospettare che non ci sia alcuna volontà politica di attivarlo, almeno per quanto riguarda la nostra città. Succede infatti che, ad ottobre dello scorso anno, Ozieri manifesti la sua contrarietà al presidio unico per l’impraticabilità dal punto di vista organizzativo, visti i chilometri di distanza fra i due centri e di ciò prenda atto il presidente della Commissione Sanità della Regione, onorevole Gallus. Succede ancora che Ozieri, riesca dotarsi a tempo di record, durante l’emergenza Covid, di un Reparto di Terapia intensiva, non previsto dalla riforma, grazie a donazioni e a raccolte fondi e ad una incisiva azione politica dei rappresentanti politici del territorio».

«Se a questo aggiungiamo la recente proposta, fatta in Commissione Sanità, con un emendamento poi ritirato, ma che potrebbe essere ripresentato direttamente nella discussione in aula, di scorporare l’Ospedale Marino dall’Ats per accorparlo all’Aou, comportando di fatto la sottrazione dei reparti di Ortopedia e Traumatologia al Civile (non è infatti pensabile che in città ci sia un servizio ortopedico universitario ed uno ospedaliero come ritroviamo a Sassari), si può facilmente comprendere come l’Ospedale “Segni” di Ozieri abbia rispetto al Civile di Alghero tutte le carte in regola per diventare, da solo, Dea di primo livello. Ecco il pacco che ci stanno preparando. Alghero rimarrà al palo con una sanità ospedaliera declassata, con tutto ciò che ne consegue in termini di salute pubblica ed economici. Si tratta di scelte politiche, del peso che ha il nostro territorio e chi lo rappresenta. Non si tratta di una questioni tecniche. Dunque, o noi non contiamo niente o, come Gesù, siamo stati venduti per trenta denari», concludono amaramente Bardino, Correddu e Giorico.
Commenti
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