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Red 24 novembre 2020
Sardi meno suscettibili al Covid: studio di UniCa
«I sardi sono meno suscettibili ad infettarsi col virus Sars-Cov-2? Uno studio eseguito in collaborazione tra l’Università degli studi di Cagliari, l’Azienda tutela salute Sardegna e la associazione Aart-odv, si propone di rispondere al quesito


CAGLIARI - Il bollettino Covid-19 di domenica, per la Sardegna, parla di 18.089 persone infettate, 379 morti, 504 ricoverati e settanta pazienti in terapia intensiva. Quello che salta subito all’occhio è la bassa mortalità che si attesta sul 2percento, ovvero la metà rispetto alla media nazionale e un indice Rt tra i più bassi di Italia. Anche la positività agli anticorpi anti-Sars-CoV-2 nella popolazione sarda, pari allo 0,3percento, secondo i dati Istat del 3 agosto, poneva la Sardegna agli ultimi posti in Italia come popolazione entrata in contatto con il virus. Questi dati potrebbero essere collegati alla chiusura repentina dei porti e degli aeroporti dal 9 aprile al 15 giugno, alle misure di distanziamento sociale, all’uso delle mascherine e a tutte le altre strategie messe in atto, ma forse non solo. Infatti, ci si può chiedere se esistano anche fattori biologici, che possano determinare una riduzione dei contagi e di conseguenza della trasmissione del virus, dato che è dimostrato che la popolazione sarda, a seguito dell’insularità, presenta caratteristiche genetiche omogenee e peculiari.

Sulla base di queste considerazioni, è nato uno studio per ricercare quei fattori clinici e immunogenetici che potrebbero spiegare la bassa incidenza di infezione di Sars-CoV-2 e di quadri clinici gravi e mortali del Covid-19 in Sardegna. Il progetto di ricerca “Corimun” è stato coordinato dall'immunogenetista Roberto Littera, dal docente di Medicina del lavoro Marcello Campagna, dal docente di Patologia generale Andrea Perra e dal docente di Medicina interna Luchino Chessa, afferenti all’Università degli studi di Cagliari, con l’importante contributo di Silvia Deidda e Goffredo Angioni, rispettivamente pneumologa e infettivologo dell’Ospedale Santissima Trinità di Cagliari. Lo studio, pubblicato sulla rivista “Frontiers in immunology”, ha preso in considerazione persone infettate dal Sars-CoV-2, di cui oltre il 20percento con malattia polmonare medio-severa e il restante asintomatico o pauci-sintomatico. Il gruppo dei pazienti è stato confrontato con un gruppo di controllo di individui sani. Gli studi di immunogenetica si sono concentrati sull’analisi del Sistema “Hla-Human leukocite antigen”, alla base della produzione di molecole fondamentali nella regolazione del sistema immunitario verso le infezioni e i tumori.

Dal lavoro è emerso un dato molto interessante, che concorre a giustificare la scarsa circolazione del virus: nella popolazione degli individui infettati è assente un particolare assetto genetico caratteristico della popolazione sarda, una sequenza ancestrale di geni denominata aplotipo esteso Hla-A*02, B*58, C*07, DR*03, che risulta quindi protettivo nei confronti dell’infezione. In altre parole, le persone che presentano “l’aplotipo esteso” caratteristico della popolazione sarda sembrerebbero non ammalarsi di Covid-19. Tra le altre caratteristiche studiate, è risultato avere un effetto protettivo il fatto di essere portatori di beta-talassemia (gene mutato che determina la talassemia o anemia mediterranea) e aver effettuato la vaccinazione influenzale nella passata stagione.

Ma lo studio ha anche evidenziato una serie di fattori importanti nel caratterizzare una malattia più severa nei pazienti infettati da Sars-CoV-2, quali: la presenza di un allele Hla, denominato Hla-Drb1*08, la carenza dell’enzima G6Pdh, che determina il favismo, e come conseguenza di quanto detto sopra, non essere portatori di beta-talassemia e non aver effettuato la vaccinazione influenzale nella passata stagione. Il lavoro, in collaborazione con l’Associazione per l’Avanzamento della ricerca sui trapianti Aart-odv e con il contributo della Fondazione di Sardegna, è solo all’inizio, ma mette in luce alcuni aspetti importantissimi per le scelte future di politica sanitaria, quali l’importanza della vaccinazione anti-influenzale, che si dimostra essere un’arma nella lotta contro il nuovo Coronavirus e di conseguenza deve essere fortemente raccomandata. Naturalmente, questo non ci deve esimere dal dover adottare le precauzioni utili a evitare il contagio, quali l’uso della mascherina, il distanziamento sociale e il lavaggio delle mani, per proteggere se stessi e soprattutto le persone più fragili.

Nella foto: Marcello Campagna e Luchino Chessa
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