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A.B. 20 marzo 2008
Calvia non confluisce nel Pd, ma non è un addio
Il consigliere comunale di Opposizione, al contrario dei suoi compagni di partito, ha preferito non sottoscrivere il documento del nuovo gruppo politico in Consiglio Comunale. «Nessuna particolare urgenza imponeva la formalizzazione in Consiglio Comunale della costituzione del gruppo dei democratici»


ALGHERO – Durante la penultima seduta del Consiglio Comunale, il capogruppo di Opposizione Vittorio Curedda, aveva annunciato la formazione del gruppo consiliare del Partito Democratico, un gruppo che, almeno nelle intenzioni, sarebbe dovuto essere composto dai sei consiglieri comunali eletti nelle liste dell’Unione. Ma così, non è stato. Infatti, il consigliere comunale Franco Calvia, non ha firmato il documento congiunto. «Per evitare maliziose interpretazioni, o peggio, volgari strumentalizzazioni, ritengo necessario formalizzare pubblicamente le ragioni “politiche” che stanno alla base della mia decisione di non sottoscrivere il documento che, nel pubblicizzare la costituzione del Gruppo Consiliare dei Democratici, prevede contestualmente la riconferma nel ruolo di capogruppo del Consigliere Curedda». Qualcuno aveva letto nella scelta di Calvia la volontà di smarcarsi dal Pd, ma così non è. «La mancata sottoscrizione del documento – spiega - non intende, forse come qualcuno sperava, porre minimamente in discussione la mia adesione al Partito Democratico di cui sono uno dei fondatori e condivido valori, ideali e progettualità, interpretando quindi in maniera coerente la storia politica mia e della mia famiglia. Niente di personale, ma solo l’esigenza che nell’agenda politica cittadina siano inserite le seguenti problematiche riguardanti i percorsi partecipativi da garantire prima di assumere decisioni nell’ambito del Consiglio Comunale; come recuperare il ruolo ai diversi livelli (partito ed istituzioni) dell’area laica e riformista, oggi per scelta dell’attuale gruppo dirigente locale, marginalizzata a prescindere; la riprova di ciò è costituita dalla scelta fatta da un ristrettissimo gruppo dirigente (lo stesso che ha deciso per l’elezione comunale) nell’individuare nel prossimo un candidato segretario cittadino con una forte connotazione cattolica». Punti chiari, che mostrano l’esigenza di chiarezza. La concezione politica di Franco Calvia, vorrebbe che nel Pd operassero aree politiche di diversa estrazione, con dirigenti individuati esclusivamente in base alla loro capacità e competenza piuttosto che in ragione del loro credo religioso. Un altro appunto negativo sollevato da Calvia riguarda poi la partecipazione all’assemblea provinciale, per le proposte dei candidati alle politiche, come riprova dell’inconsistenza dell’omogeneità del gruppo dirigente (tre interventi tre diverse candidature) senza un preventivo coinvolgimento dell’intero gruppo «finalizzato ad esprimere, con orgoglio e determinazione, una candidatura che garantisse la continuità della presenza in parlamento di un nostro rappresentante. Perché non intendiamo assolvere al semplice ruolo di serbatoio elettorale». Franco Calvia spiega chiaramente che «per queste ragioni, peraltro totalmente condivise dal consigliere Ansini, e altre, che per esigenze di spazio non richiamo, ho proposto che una verifica a trecentosessanta gradi avvenisse dopo le primarie, con l’obiettivo di impegnare il partito nella sua interezza e il gruppo consiliare in uno sforzo teso a dare una svolta nel modo di fare politica nella nostra città, i cui limiti, certo non per responsabilità individuali, sono comunque facilmente riscontrabili. Peraltro nessuna particolare urgenza imponeva la formalizzazione in Consiglio Comunale della costituzione del gruppo dei democratici (vedi ad esempio il Comune di Sassari e la Provincia, solo per citare due importanti realtà istituzionali, che non hanno ancora formalizzato il gruppo). Mi chiedo quindi quali finalità politiche si è voluto perseguire, da parte della maggioranza del gruppo, nel far emergere una divisione che potrebbe intaccare la campagna elettorale cui invece dobbiamo operare con grinta e determinazione per recuperare consensi che cancellino la vergogna del risultato delle passate comunali, vergogna, rimossa troppo rapidamente e senza gli approfondimenti necessari».

Nella foto: Il consigliere comunale Franco Calvia
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